La spunta grigia


10 milioni di
Ti odierò per sempre.
400 milioni di
Io comunque ti amo.
800 milioni di
Ti meriti quella puttana.

Son ultimi pensieri,
rabbie,
sintesi,
anatemi.

Rimangono sul cellulare di chi li ha spediti.
Ma se questa è solo una prova che sono partiti,
spunta sola e grigia,
la certezza che non sono arrivati.
Ma se lui o lei ti han bloccati,
I tuoi messaggi dove sono andati?

Se le spunte blu son cielo e mare,
quella grigia sa di fine
e le parole, quando rimangano bloccate,
come quelle mai dette ai morti,
van perdute.

Sulla Rinascente 2

Lo so che è già il secondo blog relativo alla chiusura della Rinascente.
E mi scuso con voi.
Ma ormai aspetto solo le pause tra scuola e vita per andare in quello strano luogo di confine tra vita e morte.
Mi fa un effetto simile allo psicologo.
Ma gratis.

La Rinascente

A Genova la Rinascente aprì nel 1920.
A Genova la Rinascente chiuderà nell’ottobre 2018.
Gabriele D’Annunzio ne ideò il nome.
Il grande magazzino nacque con l’intento di permettere un approccio democratico al lusso.
La versione italiana della Gallery Lafayette a Parigi o il Kaufhaus des Westens a Berlino.
Ma, data l’imminente chiusura, da meno di un mese, bicchieri di cristallo, posate di design, scarpe di marca, complementi d’arredo ed abiti griffatissimi, giacciono abbandonati sui tavoli.
Attaccato rimane solo il prezzo iniziale.
Una spaventosa cifra piena di zeri sovrastata da una percentuale.
Quasi tutti gli articoli sono scontati all’ottanta per cento.
Questi oggetti, che hanno passato la vita ad essere solo guardati perché irraggiungibili, ora sembrano per la prima volta terrorizzati di passare inosservati dalla folla di avventori.
Le persone si accalcano, non capiscono le offerte, fanno le percentuali con la calcolatrice.
In via Vernazza c’è un mondo di meraviglie che, il più delle volte, non servono a nulla.
D’altronde la natura del lusso è quella di essere qualcosa di inutile.
Condizione che in un fallimento spicca ancora di più.
Ma, quando gli oggetti chiamano, io non volto le spalle.
E vi esorto a fare lo stesso.
Andate a prendervi un pezzo di Rinascente ed ospitatelo nella vostra casa.
Ve ne sarà per sempre riconoscente e in un qualche modo la farà rinascere.
Donando nuova linfa al vostro arredamento, ritornerà della sua bellezza originaria.
Sono disponibili le cose più curiose e qualcosa certamente risponderà al vostro gusto.
L’importante è non lasciare morire di abbandono quei manufatti.
Di giorno in giorno, ammucchiata in quello che è diventato un grande mercato al chiuso, la materia soffre e sembra perdere la sua esclusività.
Nel mio caso, per esempio, ho potuto dar finalmente sfogo alla passione nascosta per la corrispondenza epistolare.
Ho comprato un set di sigillo e cera lacca con timbro personalizzato con il Duomo di Milano.
Userò il simbolo dello storico magazzino per dare un tocco di milanesità alle mie missive più importanti.
Ho completato con l’acquisto di biglietti raffinatissimi.
Raffigurano modelle che indossano abiti originali degli anni ’40.
Non avrei potuto chiedere qualcosa di più rappresentativo del mio gusto.
Li userò per ringraziare per le gentilezze a me rivolte e per quei pensieri che spesso mi giungono inaspettati.
Pregustando la gioia di chi li riceverà, li imbusterò e sigillerò con la mia cattedrale di cera, rossa e sontuosa.
Ora tocca a voi.
Buona Rinascente a tutti.

Sulle panchine

Giornali vecchi,
guanti,
bibite gassate,
e scontrini
nei parchi dei bambini.

Baci prenatali,
liste della spesa,
preghiere di rossetti
al belvedere.

Bottiglie rotte,
carte di gelati,
biglietti del tram
e preservativi usati
fuori dai bar.

Ma solo a Saint-Tropez
un tovagliolo, la flûte
e lo champagne,
sono quel che rimane
davanti a me.

L’acqua nell’orecchio

Mi è bastato un tuffo.
Io che la testa non la infilo mai nell’acqua.
Perchè mi rovino la piega.
Ho ceduto alle lusinghe dell’azzurro di cielo e mare di fine agosto.
Appena uscita ho sentito quella sensazione nell’orecchio destro.

Agosto 3

    Foto Henri Cartier-Bresson. Canzone Perfect day, Lou Reed

15 agosto, Mercoledì

Quando suona il campanello, sto dormendo ancora profondamente.
La bocca impastata dal vino di ieri.
Butto un occhio all’ora e sono le otto e mezza.
Mi trascino alla porta.
Mi fa lo stesso effetto tutte le volte che la vedo.