Cerchioni

Son dei fiori quelle ruote
con più o meno petali
di lamiera d’acciaio
ferro
o tecnomagnesio.

E, se dal denaro non nasce niente,
sul cemento
nascon cerchioni.

Tango

Mamma, ci avresti mai creduto che avrei 

ballato?

Tu che raccontavi sempre 

di quando avevi provato con papà, 

e ti avevano restituito i soldi

perché per la danza

non avevi speranza.

Io che ti somiglio sempre e così tanto 

te ne vorrei parlare.

Chissà se ora anche tu,

hai  il tempo 

per ballare. 

 

F.L

Fiammetta

Un sabato sera di mezza estate come gli altri, mi intrattengo leggendo stralci da “Il Piacere” di D’Annunzio allo Yachting Club Alassio, quando entra lei.
La riconosco immediatamente. È esattamente come la figuravo, bellissima. Una grazia sottolineata da una mise da marina in stile vintage, una blusa con scollo a barchetta e pantaloni beige allacciati da un cordino tipico dei ricchi possidenti di uno yacht in mogano anni ‘50. 

Una collana semplice affidata ad un sottile canapo, il cui gioiello è un tronco di corallo di alcuni centimetri, sicuramente pescato da un giovane amante che per lei ha rischiato di morire nel golfo degli Aranci. 

Si accompagna ad una amica irreale, vestita di un blu Positano e completamente concentrata su di lei, unico modo di reagire alla forza della sua presenza.

Sorseggia un cocktail anni ‘70 che sembra venire da quel periodo in cui gli occhi si riempivano di colori caldi contrapposti alle fantasie optical così indistinguibili. 

Quell’arancione vivo richiama accostamenti con l’architettura materica degli interni di quegli anni. Due cannucce: una da cui assapora, l’altra che tiene lontana col dito come in un moto di egoismo verso il mondo circostante col quale non vuole dividere quel piacere. O dal quale non vuole farsi guardare mentre lo prova.

Ordina dei croque: i sandwich, una delle sue passioni. 

Agli uomini che ho amato ho sempre cucinato panini. In quel cibo, preparato ad arte c’è l’essenza dell’amore. Un piacere leggero, digeribile e da aggredire a morsi. Un panino ti lascia sempre un’insoddisfazione che va poi colmata in altro modo. Almeno con la fantasia. 

Quando si alzano è ancora presto per cenare. L’amica va a pagare. Mi alzo, la raggiungo. Attiro la sua attenzione chiamandola per nome e subito dopo la ringrazio. Per cosa, mi chiede, per avermi insegnato cosa sia il lusso, rispondo. “Mi spieghi”dice.Sono troppo emozionata, bofonchio qualcosa sulla cervella:“Una donna come lei sa anche mangiare la cervella, per me il lusso è quello”. Il suo sguardo su di me risulta sublime, anche se non sono stata affatto convincente.

Astro Narrante, Minavagante

La Minavagante rinasce.

E si trasforma finalmente in fattucchiera, maga, maliarda e strega. 

Ma, come piace a lei, solo se si parla di stile. 

Questa volta lo fa segno dopo segno, archetipo dopo archetipo. 

Tra perfezionisti e programmatori, nomadi e guerriere, sovrani e regine, diplomatici e avvocati, trasformisti e suocere, mogli e amanti, icone di stile e sognatori, migliori amiche e principi azzurri, hipster e cugine simpatiche….

veste e riveste l’umanità tutta: reale e astrale.

Per finta, ma come fosse davvero. 

In più l’Astro Narrante si avvale di abili esperti in molte altre nobili arti. Per ogni segno ci saranno consigli grafologici, psicologici, musicali, cineletterari, enogastonomici e di home decor.

Tutto grazie al prezioso e delirante editing di Silvia Casini che ringrazio insieme alla Fanucci editore.

 L’Astro Narrante, completo dei 12 segni,  sarà diponibile in libreria e Ebook dal 2 di maggio!

Le ultime cose

L’ultima volta che sono andata a farmi i colpi di sole tu c’eri ancora

e ti son piaciuti:

“Non risparmiare mai sul parrucchiere”

mi dicevi.

L’ultima passeggiata davanti al mare l’ho fatta  tenendoti a braccetto, lentamente, chiacchierando. 

L’ultima pizza che ho mangiato te l’ho raccontata, 

era al tartufo e mi sentivo già il culo più grosso.

Non so se ne mangerò un’altra dato che non posso più lamentarmi di aver preso da te,

che a tavola parevi un uccellino

per rimanere magra.

L’ultimo raffreddore,

avevo paura di attaccartelo,

ma tu non avevi paura di prendertelo.

Sono ancora tante le cose fatte quando tu c’eri. 

Ma presto le supereranno le altre. 

L’ultimo caffè, l’ultima volta che ho fatto l’amore, l’ultimo vestito comprato.

Infatti, non c’eri già più.

Come un gabbiano in mezzo a Via Venti

Come un gabbiano in mezzo a via Venti

sto ferma,

in attesa di qualcuno che mi lanci 

del pesce azzurro.

Un salmone keta,

Del tonno rosso,

Una trota iridea.

Tra le corsie

della strada

nessuna macchina,

mi investe solo 

Quel che resta del

sabato sera.

Unica, sul raggio della terra

a non guardare la partita,

mi rendo conto

che da quando ti conosco 

Non faccio altro 

Che

Digrignare.

I miei denti 

Che non si muovono di notte,

Ma di giorno. 

Il viaggio del Punteruolo Rosso

Il punteruolo rosso è originario dell’Asia sudorientale e della Melanesia.

Da lì ha fatto un lunghissimo viaggio per venire verso le coste italiane.
Ho provato ad immaginare il suo percorso nello specifico, tappa per tappa.

Partenza, gli Emirati Arabi.

Il punteruolo inizia a colpire in questo luogo attirato dalle splendide palme negli incredibili centri commerciali di Dubai.
Così lontano dalla sua Melanesia, fa partire la sua conquista da lì.

Seconda tappa, il Medio Oriente.

L’insetto si perde in un qualche bazar e inseguendo i profumi delle spezie, i loro colori, le grida dei venditori, la musica trascinante ed ipnotica colpisce sicuramente una delle palme che si vedono dai tempi davanti al mare.

La Crociera nel Mediterraneo.

Il viaggio tra storia e leggenda sia nel Mediterraneo Occidentale sia in quello Orientale per il punteruolo rosso è una meraviglia che proviene dalla storia, una sorpresa, un sogno.

Ama la Spagna sanguigna e orgogliosa, e le sue meravigliose isole: Baleari e Canarie ricchissime di palme. Lo appassiona che il telo del torero, il sangue della bestia e la sangria macchino con il suo colore.

Poi passa, prima in Corsica, e poi in Francia con il suo sfarzo, i delicati paesaggi e le promenade.
Tra un bicchiere di champagne e un croissant continua a distruggere tutti i palmizi di questi due due splendidi paesi.

In Italia parte in Toscana, proprio come fanno tanti importanti e famosi personaggi pubblici.
Proprio come quelli che possiedono enormi ville nelle campagne fiorentine trasformate in tenute, anche l’insetto si occupa  di vegetazione.

Parte da Pistoia per poi passare prima alla Sicilia  e poi alla Campania dove sicuramente apprezza i doni della costiera amalfitana. Mette a morte centinaia di palme secolari in parchi pubblici, quali lo storico lungomare di Salerno. Per non parlare di come concia i giardini privati.

Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sardegna sono le tappe successive del suo volo fatale.

Per poi arrivare a Varazze, ultima fermata almeno per me, il mio giardino sul mare.

Addio vecchia palma, ricordo che quando ti ho visto per la prima volta ero una bimba e mi sembravi gigantesca.

Voglio ricordarti così, verde e rigogliosa.

 

Radici

La luce della luna

Evidenzia le radici
Sotto al marciapiede
Di Corso Podestà.
O forse sono solamente
Gli Abbaglianti
Ad illuminarle.
Quelle spingono
Sotto al cemento,
Combattono
Una guerra già persa,
non lamentano mai
la fatica.
Con la dignità
Di chi si nasconde nel buio.
Sanno inciampare,
Certe radici,
ma non si possono
Estirpare mai.

Intermittenze


A volte è qualcosa di esterno a dirci cosa dobbiamo o non dobbiamo fare.

L’altra sera ero molto indecisa se laciarmi trasportare od oppormi, se cedere o continuare, se fidarmi delle mie convinzioni o abbandonarle.

Da quando vivo a Genova l’elettricità è saltata in via XX solo una volta. Il 10 ottobre del 2014 la città è stata invasa da un’onda d’acqua terribile ed è rimasta senza corrente. Sono successe cose spaventose.

L’altra sera nel culmine della mia decisione/ indecisione la luce si è spenta, lasciandomi al buio.

Un lunghissimo minuto di silenzio. Senza frigoriferi che frusciano, orologi che ticchettano e spazzolini che illuminano. Senza cellulari che caricano, lavatrici che girano e luminarie che ronzano.

Poi tutto ha ricominciato a funzionare. Anche la mia testa, la mia volontà, la mia scelta e la mia determinazione erano più forti di prima.

Solo la lampadina del bagno si è bruciata. L’ho cambiata con una che avevo lì e che era vecchia e consumata.

Quando sono andata a dormire pensavo fosse tutto spento. Ho aperto gli occhi, l’ultima volta prima di cadere nel sonno, e quel fioco lume era rimasto acceso.

Era così basso che non me ne ero accorta. Sembrava voler confermare la mia scelta. Perché mi confortasse non l’ho spento per tutta la notte, come quando ero bambina.