pallonciniStasera vorrei passare una serata tranquilla. Domani stare in spiaggia tutto il giorno: lettino, bibita, libro. Come quelle vere sciure de Milan. Pare che sia bello, speriamo. Ultimamente i metereologi sembrano ubriachi. E sembra di essere in Scozia. Senza i castelli. Almeno bagna il giardino.
In paese c’è un concerto swing all’Osteria prendo la macchina e vado, sarebbe un peccato perderlo. Il gruppo che suona è ingaggiato da due locali quindi invece che girarsi o da uno o dall’altro, suona nel mezzo. Verso una porta di ferro chiusa. Mah. Dall’altro locale, quello che non ha partecipato parte una musica tunz a manetta. Tutti si lamentano, “Incivili”, gridano. Sincera, a me piace di più la musica tunz. Un pensiero mi attraversa. Mi viene da piangere. Decido d far due passi. Il paese di mare è al suo climax, ballerini di tango si esibiscono in ogni dove. Mi viene sempre più da piangere. Non ho mai saputo ballare il tango, sarei più portata per la polka, per la mazurka. Una volta in questo paese c’era la festa dell’Unità sul molo e ballavano quei balli lì. E io guardavo sognante le coppie che avevano atteso per tutto l’inverno che arrivasse la festa dell’Unità. Si erano esercitati ogni giorno con dedizione proprio come nelle loro relazioni fatte di serate a casa, di film in prima visione alla tv, di racconti quotidiani. Ci avevano messo dell’impegno ed erano migliorati.
Mentre i ballerini si lanciano in passi sinuosissimi incontro un ragazzino, vede che piango e mi parla.
E’ simpatico, è di passaggio, non c’è su facebook.”Mi dice so io cosa ti ci vuole” e mi porta da un suo amico pizzaiolo. È egiziano e si chiama Pasquale. Ma non era egiziano? Si, ma il nome vero non se lo ricorda nessuno.  Pasquale ci cucina una cotoletta. Io son di Milano e volevo mangiare una pizza, ma sbagliavo perché la cotoletta è meravigliosa. Al tavolo c’è una psicologa che si diletta di canto, sta facendo un’audizione alla figlia della proprietaria. Dice che la voce non è abbastanza in testa, mi sembra che centri Jung.
La cotoletta piace anche al ragazzino, forse anche la psicologa piace al ragazzino.
È sposato, dimostra vent’anni e gli piacciono i Beatles.
L’amico della figlia della proprietaria ha tredici anni e una pistola giocattolo. Parte un colpo. Forse non è giocattolo. Io grido, la psicologa se ne va. Saluto tutti, ma Pasquale mi dona un etilometro portatile, anche detto “il palloncino”. Mi dice: “Non si sa mai” Andando verso la macchina trovo un tipo sporco di sangue che mi chiede se ho visto una ragazza sporca di sangue, del suo sangue, sottolinea. Scappo, ma vorrei chiedergli cosa c’è che non va. Vicino alla macchina trovo dei palloncini rossi rimasti dall’esibizione di tango. Li prendo, li metto nel retro della macchina, insieme a quello che indaga la gradazione alcolica. Parto. Inizia a piovere fortissimo. È il meno, penso. Una bomba d’acqua.
Domani doveva essere bello, dovevo andare al mare. Doveva essere una serata tranquilla..

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