1007793E’ davanti a Giletti ed ai playback dei cantanti di Sanremo che scrivo questo articolo.
Il giorno dopo il festival è come quello che segue una notte di passione occasionale: amarezza, sonno, immagini, ricordi e soprattutto i postumi di una sbornia.
Tutti gli anni rivedo l’Arena di Domenica In: l’Ariston che è magicamente più piccolo della sera prima, Mario Luzzato Fegiz che li massacra tutti, Parietti che è l’amica dei cantanti ed Iva a cui mi vien voglia di cantare sempre Cento, cento, cento come si faceva ad Ok il prezzo è giusto. Per me il day after Sanremo è analogo al concerto di Capodanno, vederlo è sempre di buon auspicio.
Quello del 2015 è stato il festival del vecchiume, della malattia e dell’austerity. Dimenticando le canzoni che sono da bruttine ad orribili, partiamo dalle presentatrici che sembrano l’offerta tre per uno al super, da cui ne esce vincente solo Rocío Muñoz Morales che ha interpretato bene il ruolo della bella e dolce straniera. Le altre due sinceramente erano un po’ imbarazzanti, per fortuna che Carlo Conti è molto bravo. Poi non c’è stata la serata dei duetti a cui io tengo particolarmente. I vestiti di Arisa ed Emma sembravano comprati all’ultimo saldo, i truccatori sono risultati incapaci e gli ospiti un po’ riciclati e più adatti per le buste del sabato sera di C’è posta per te di Maria De Filippi che per la kermesse in Eurovisione.
Anziano e cagionevole il Festival: il povero Raf visibilmente k.o, Irene Grandi che sembra tanto più vecchia e pure un po’ in lutto, la Zilli che pare ancora sotto, causa storia d’amore sbagliata, i Sogni infranti di Grignani, i comici che non fanno ridere o ci riescono solo con un pezzo sulla morte, Arisa e gli anestetici, la Rocìo che piange, Emma che appena si molla con uno, quello trova la donna della sua vita…vedi Stefano de Martino e Belen e Marco Bocci con Laura Chiatti.
Dall’altra parte quello del 2015 è stato anche il festival della rinascita e dell’umanità: pensiamo ad Albano e Romina che si baciano, alle famiglie italiane che figliano malgrado la crisi, alle coppie che invecchiano e continuano ad amarsi, alla semplicità di Carlo Conti…pensiamo al testo cantato da Mauro Coruzzi e Grazia Di Michele che affronta in modo poetico le difficoltà di una identità sessuale diversa. Pensiamo al mio favorito: Masini. Marco canta un bel pezzo autobiografico, raccontandoci la sua uscita dal tunnel del fuori-successo, del Masini porta sfiga, tra individui così cinici da non gli fargli sentire il “gusto del sole a Ferragosto”. Gli auguro una rinascita artistica e auguro al festival, per la prossima edizione, di raddrizzare la rotta musicale e ritrovare il suo volo. Quello vero. Citando il brano di un altro che mi è piaciuto, vincitore tra i giovani, Giovanni Caccamo, sono certa che, caro Festival di Sanremo, Ritornerai da me. Ma purtroppo, ora, devo aspettare un anno.

 

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