“Imlovinit” in vestaglia di velluto.

20150324_102557“Un pigiama così merita un premio. Anzi 24” Chi si presenterà in pigiama in un McDonald’s che partecipi al’iniziativa il giorno martedì 24 marzo 2015 avrà la colazione gratis per 24 giorni.
Io, che il cornetto non lo mangio perché ha troppe calorie, in questo modo avrei una scusa fantastica, che poi magari c’è integrale, che da Mc oltretutto non lo mangerà nessuno, ma tutti al minimo con la crema e al massimo al gusto Mc Bacon.
Poi è tempo che vorrei indossare quella vestaglia blu elettrico che ho comprato tempo fa. Una volta volevo andare vestita così al Cardamomo caffè, di notte però, non in orario colazione.
Dunque martedì scorso alle 10 del mattino percorro via Venti Settembre con la vestaglia blu elettrico sopra ad un pigiama chiaro in cotone. Mi sento una dandy di altri tempi mentre paro gli sguardi, con occhiaia annessa, dei tanti avvocati e commercialisti nascosti dagli occhiali da sole e impeccabili nei loro completi.
Entrata da McD una sorta di pigiama party mi attende: tanti universitari vestiti di renne e cuoricini chiaccherano davanti alle brioches e ai cappuccini fumanti. Qualcuno studia. C’è anche qualche mio coetaneo e qualcuno più grande di me…tutti così coraggiosi da presentarsi vestiti da notte. Non mancano i giornalisti delle tv locali a caccia del pezzo di colore da mettere nel tg.
Ma se vi immaginate la puzza di fritto, la confusione e la solitudine di chi mangia da solo a volte nei fast food, vi giuro che è differente. La sensazione è quella di una colazione in hotel, magari non un cinque stelle, ma sicuramente almeno tre, dove gli ospiti hanno deciso di prendersela con calma e scendere ancora mezzi addormentati, quasi per dimostrare e condividere con la sala il fatto che sono in vacanza.
Un’altra cosa che mi colpisce è la gentilezza e la professionalità di coloro che lavorano: c’è un clima di famiglia. Io ho chiesto subito favori sull’orario al responsabile: “Sa, forse potrei arrivare un po’ più tardi…” E lui gentilissimo: “Ci ricorderemo di lei”
Che dato il mio abbigliamento non so se sia un complimento o no.
Osservo questo ragazzo e vedo che riconosce molti dei clienti abituali, li saluta e scambia anche qualche battuta. E’ allegro e positivo coi colleghi. Mi viene in mente il team building nelle grandi aziende per unire dirigenti e impiegati….E’ possibile? Sembrerebbe. Mi dico, forse è lui, accento albanese, ad essere particolarmente carismatico. No, devo dire che anche quando non è il suo turno, tutti sono gentili ed in armonia.
In questo modo, almeno per me, McD si è meritato alla grande di essere tra gli sponsor dell’Expo 2015. Non voglio entrare nel merito di cosa si mangi nei fast food, a riguardo vi rimando all’ottimo documentario Super size me di Morgan Spurlock, ma personalmente penso che questo tipo di atteggiamento, sopratutto in una città solitamente “accogliente” come Genova, non sia poco.E poi ammetto di avere una certa attrazione per il clown Ronald. L’ho sempre pensato un qualcosa che sta tra Krusty dei Simpson, il protagonista di It di Steven King ed un personaggio del circo Orfei. Imlovinit in pigiama, anzi in vestaglia di velluto.

 


E ora come farò la domenica sera senza C’è posta per te?

sakiWeek end. Sabato sera western d’autore mentre “La” registro. Domenica, quando tutti ordinano le pizze d’asporto e guardano i risultati sportivi aggrappati alle ultime ore di vacanza, io stringo il telecomando che mi permette di mandare avanti i molti spazi pubblicitari e di vedere a doppia velocità le storie dei regali come li chiama Lei o dei famosi come li chiamo io, che non ce la faccio a velocità normale, piango troppo. Così anche io do un senso a quello che resta della mia domenica.
Il mondo si divide in chi la ama e chi la odia, qualcuno l’ha chiamata addirittura il principio del male, ma per me è la Veronica Ciccone della tv italiana e non è un caso che si chiami Maria. Ammetto di avere un debole in generale per le sue trasmissioni. Uomini e donne over per esempio, che vedo nella settimanale notturna, è geniale e dimostra che non c’è età per essere tronisti.
Ma ciò che rende C’è posta per te superiore a tutti gli altri suoi programmi è proprio l’abilità di Maria
Lo studio: due divanetti azzurri ed in mezzo una busta gigante con degli schermi. Ma non è la scenografia che divide gli ospiti. Quello che realmente li separa è un odio più forte di quello tra pistoleri e sceriffi: la rivalità tra fratelli e sorelle, tra padri e figli, tra fidanzato e fidanzata. Da tragedia greca, da mitologia, da western contemporaneo.
Per cui Maria introduce, racconta le storie e lo fa camminando su tacchi vertiginosi come se fossero sneaker.  Diversamente da altre trasmissioni dove è seduta sui gradini dello studio, è sempre in bilico sugli stiletti per non rompere equilibri ritrovati o farli perdere definitivamente. Mette tutta la sua energia, discrezione e capacità dialettica per persuadére, far capire, dimostrare come dall’esterno certi screzi familiari sembrino piccoli rispetto all’amore. Protagonisti: la strategia, l’intelligenza, la parlantina da laureata in giurisprudenza e l’onestà intellettuale verso queste persone.
Poi naturalmente c’è il colore:
i tre postini che viaggiano in bicicletta e che alla consegna della busta fanno dire la frase magica C’è posta per te
i buu, gli applausi, gli apri la busta e i chiudi la busta gridati dal pubblico in studio, che giudica e si commuove insieme
i fiumi di lacrime dei concorrenti, le madri ricordate solo in foto
i “dammi ancora una possibilità” dei fidanzatini che hanno tradito e che verranno perdonati
i vecchietti che, rimasti vedovi, ricercano gli amori del passato che hanno sognato almeno per 30 anni e che poi di fronte a loro non riconoscono
i saluti di Saki che aspetto tutte le volte, facendo crollare la mia immagine da Crudelia De Mon
Ma tornando in alto vi è ancora una cosa fondamentale: il silenzio. Quello di quando il concorrente vede chi lo ha chiamato. Quello che in televisione non c’è mai, quello che c’è invece nei western, che è uno sguardo e che crea emozione proprio come nel momento in cui si toglie la busta con Love’s theme di Barry White a tutto volume.
Dopo tutto questo, la settimana poteva ricominciare senza farmi troppa paura. Ma se quella di sabato scorso era l’ultima puntata della stagione, ora come farò la domenica sera?


La macchina della felicità

steve-mcqueen-jaguar-d-typeUn maestro un giorno ha condiviso con me la sua dottrina sulla felicità. Secondo il saggio chitarrista ognuno di noi sta attendendo un mezzo di locomozione. Non un uomo, una donna, un amore, la carriera, una famiglia, un cane, la casa al mare… Staremmo invece aspettando la macchina, il motorino, la moto, l’ape o perché no il filobus, come diceva il grande Freak Antoni. Malgrado io guidi raramente, è molto divertente applicare questo sistema. Fino a quando non si guida, incontra, compra, sale, costruisce, visualizza quella/o giusta/o non si può essere felici. Permettetemi la battuta, pur se un po’ utilitaria, come teoria potrebbe anche funzionare. Facciamo qualche esempio eccellente.
Forse Marilyn fu così infelice perché certa di essere destinata ad una Ford Thunderbird dello stesso azzurro metallizzato di un odierno e carissimo frigorifero Smeg. Se invece avesse potuto cavalcare libera su un purosangue selvatico questo l’avrebbe di certo riconosciuta, apprezzata e resa felice.
Sarà un po’ banale, ma è difficile dimenticare Audrey Hepburn seduta su un lato di una Vespa e vestita di bianco ed eleganza in Vacanze Romane. In effetti quella è per me l’immagine della gioia e della leggerezza.
Attenzione: come per i cani che scegliamo, non è detto che i mezzi di trasporto in questione ci somiglino per forza. Devono però “fare” per noi.
Mina, per esempio, me la vedo d’estate, seduta dietro un piccolo truck americano col vento che le scompiglia i capelli e il profumo degli olivi  che l’attraversa.
De Andrè è invece in mezzo al mare su una piccola barca che pesca e suona la chitarra, magari all’alba con una bottiglia di Vermentino accanto.
Personaggi un po’ meno noti, ma a me cari.
Bobby Soul in una metà mattinata invernale guida la Citroen DS del suo chitarrista a cui hanno tolto la patente. La macchina continua a fermarsi, deve essere il freddo pensa,  cercando di raggiungere un teatro in qualche parte dimenticata della Liguria. I sedili di velluto rosso sono macchiati e qualche tumbler giace abbandonato con il cocktail della sera prima.
Il mezzo di Sirianni è una roulotte di qualche circo accomodata su un prato a mezzogiorno. Lì fuori, mentre prepara le musiche per lo spettacolo, beve birra semi fresca facendo ubriacare il tiratore di coltelli.
Manfredi è su un autobus che percorre pezzi di Sudamerica e scrive e suda e piove dai finestrini nelle continue pause per far passare gli animali.
Il maestro diceva che sono insoddisfatta perché non ho ancora trovato la mia Jaguard. Un po’ ammaccata, sale e pepe, ma elegante e che mi sta aspettando da qualche parte.
Ma dove la trovo una Jaguard al giorno d’oggi?

 


Desideri di un compleanno

hqdefaultE’ poco romantico chiedere cosa si vuole per il compleanno. Oltre che poco educato.
Ma io ho sempre fatto delle liste, perché mi piacciono e ci sono anche nelle canzoni.
Poi non capisco le sorprese, come non capisco le ragazze che si vestono in modo semplice e fanno impazzire gli uomini. Quelle che sono belle acqua a sapone. Le invidio oltre a non capirle, io che stanotte alle 3 avevo l’allergia alle Extension delle ciglia, la tiroide che mi faceva male per i troppi trattamenti anti-cellulite e provavo ancora dolore per i tacchi che ho messo giovedì (che chi li ha visti ne valeva comunque la pena)
Come non capisco chi fuma qualche sigaretta quando gli va e non prende il vizio.
Come non capisco gli uomini a cui non piace il calcio, che se fossi maschio sarei un Hooligan.
E dunque faccio per tutti voi che oggi (solo oggi?) mi dovrete sopportare un po’ autoreferenziale, la lista. Ecco quello che vorrei mi regalaste.
Naturalmente i miei desideri non si possono comprare, ma proprio per quello sono certa che voi sarete in grado di realizzarli.
Vorrei, almeno per una volta, vedere ancora davanti alla mia finestra la tapparella mezzo abbassata di Maini.*
Vorrei gli auguri di Federico Sirianni. Autentici, con la r moscia.
Vorrei diventare estetista e farmi unghie e ciglia da sola.
Vorrei una maglietta del karaoke di Brignole Corner Bar autografata da Davide Icardi e da tutti i suoi cantanti.
Vorrei svegliarmi ogni mattina con le canzoni di Max Manfredi.
Vorrei vivere ai Piani senza sentirmi una vedova.
Vorrei accompagnare al concerto di Ariana Grande le mie allieve sotto ai 15 anni.
Vorrei fare un aperitivo a settimana al bar cinese della stazione a base di prosecco e noccioline e al massimo due patatine come si faceva una volta.
Vorrei essere una dei figli dei Pooh.
Vorrei saper suonare Comptine d’un autre été: l’après midi di Jann Tiersen al pianoforte.
Vorrei non piangere più il giorno del mio compleanno. Ma so che questo è irrealizzabile
Dicono che basti saper quel che si vuole per ottenerlo. Io la lista dei regali ce l’ho, ora tocca a voi aiutarmi a realizzarla e se non potete, fate la vostra come in quel gioco che girava su Facebook qualche tempo fa. Vi nomino tutti a desiderare.

 


Vuoi dimagrire? Innamorati del personal trainer

Beyonce-wotsnSe si ha fame si dovrebbe mangiare il pane, se si vuole dimagrire vivere d’amore e digiunare. L’ho sempre pensata così io, che da una vita combatto con un fisico morbido e mediterraneo. Posso tirarmela di essere fatta come la splendida Beyonce: a pera, tendo a mettere peso dalla vita in giù. Una tragedia, tanto che le ho provate tutte. Per un po’ ho intrapreso la proteica dieta delle uova che mi ha portato il colesterolo ad un picco che non supererò neanche ad ottant’anni, un’ altra volta la romantica dieta della luna, per cui ad ogni cambio della musa notturna mi privavo di tutti i cibi solidi e digiunavo. La conseguenza? Mi mettevo a fissarla dal Ponte Monumentale attendendo di trasformarmi in lupo Mannaro per andare a sbranare il primo poveretto che passasse per via XX Settembre. Gruppo sanguigno, Biscotto, Dissociata, Scarsdale, Weight Watchers, Paleolitica, Del super metabolismo, Hollywood, Zona.. Curiosa fu la Dukan per cui nel bel mezzo di un pomeriggio d’estate ebbi una visione, in termini psicologici detta Delirium: una commessa della Conad mi affettava fette di felino abbastanza spesse e le adagiava morbidamente nel pane con You Can Leave Your Hat On di Joe Cocker come colonna sonora. Niente di tutto ciò diede un risultato. Invece ora sento che ce la farò. Il cambiamento si chiama Luis ed è un istruttore di palestra. E’ καλὸς καὶ ἀγαθός , ovvero secondo la mitologia greca, bello e bravo. Penserete: “Banale, c’era arrivata già Madonna”. Forse, ma provare per credere. Se trovate l’istruttore giusto, nel mio caso è un pugile professionista dai colori latini, la motivazione per andare in palestra crescerà di giorno in giorno. Lotterete strenuamente fino all’ultimo minuto dell’allenamento. Io che sono la goffa per eccellenza, perché non si accorgesse che mi ero data la sbarra in testa, per tutta la lezione ho fatto finta di niente mantenendo un stoico sorriso. Tornata a casa meditavo il codice rosso al Galliera per trauma cranico. Infine se siete coraggiose, tanto da mettervi in prima fila durante la sua lezione, complici la musica alta e i battiti del cuore aumentati, vi sembrerà di ballare con lui. E se un ragazzo così atletico, in forma e affascinante non vi ha mai invitato in discoteca, sarà come se questo desiderio magicamente si realizzasse e alla fine del training vi verrà voglia di prendervi un Vodka Tonic soddisfatte. Mi sento già più magra solo a pensarci, ci vediamo in palestra.