20150410_102742Appena entrata nella nuova sala professori, non avevo ancora capito in che classe avrei dovuto cominciare la mia supplenza, mi si avvicina una prof dal piglio pratico che dice: “Senti vieni in gita venerdì? la collega che sostituisci sarebbe venuta e io non posso andare a tutte le gite.” Dal suo fare immagino di non avere vie d’uscita e mi appello solo a possibili impegni artistici. Che detta così non ci crede già nessuno. Lei mi scruta con sospetto mentre tiro fuori un’agenda semivuota dove per quel giorno l’unico appuntamento è unghie ore 13, che comunque non ce la farei perché esco da scuola alle 13 e 50 ed il centro estetico è dall’altra parte della città.
Mentre penso: “Maledizione, non sposterò mai l’appuntamento del gel.” Le dico: “Va bene.” Senza chiedere quale fosse la destinazione, senza contestualizzare la data nel temibile libro delle circolari, ma facendo parlare solo l’istinto.
Rimuovo fino al Lunedì. Ancora non so niente di dove si andrà, ma scopro che il sabato, giorno successivo alla gita, si va a scuola per un recupero, quindi un’ulteriore sveglia alle sei e trenta. Sfogliando il libro nero sul tavolo di legno leggo inoltre, dalla Circ. S/191, che sempre quel sabato è l’ultimo per consegnare i pagellini. Il che significa 180 voti da mettere. Io che sono ordinata. Quelle righe piccolissime. Non si possono compilare a casa, solo a scuola. Cerco di rimuovere anche questo. Scopro che sempre nello stesso sabato è programmato il coro degli alpini e devo far cantare tutte le mie terze insieme a loro. Posso rimuovere anche questo…?
Martedì tramite Circ. S/192 so finalmente di che morte devo morire: trekking sui forti. Io pensavo fosse una visita all’Acquario di Genova o alla mostra sugli Espressionisti a palazzo Ducale. No. Trekking sui forti, abbigliamento comodo. Sfoglio il libro delle circolari nel caso ci fosse uno psicologo per gli insegnanti.

Giovedì sera, ore 18. 45. Giungo a casa dopo una riunione di tre ore sul curricolo verticale, comincio a cercare l’abbigliamento comodo. Trovo una tuta, Pepe jeans, decente. Ok. Ma sopra? La cosa più sportiva che ho è un parka rosso di Benetton. Peso specifico 1 kg. Dovrei forse comprare uno di quei piumini sportivi 100 grammi. Sono le 19.30, scendo in via Venti, ma è ormai tutto chiuso.

Ore 21. Cerco lo zaino. Preparo il pranzo al sacco. Ho dei biscotti senza zucchero, dei pomodori ed una mozzarella. Perfetto. Metto tutto insieme in un contenitore d’alluminio.

Ore 22. Trovo quella pochette blu Bacio Perugina comprata a Londra che pensavo di aver perso. Gioia. Continuo a cercare lo zaino.

Ore 23.  Mi ricordo di aver donato lo zaino a mia madre. La sveglia suonerà tra sei ore e venti minuti. Scelgo la tracolla più leggera, è in velluto coi fiori, marca Coccinelle. La indosso già e svengo.

Venerdì, ore  7.00. La prof di educazione fisica è la capa dell’impresa, in aula professori si vocifera una da temere. Appena mi vede mi dice che ha vietato tassativamente ai ragazzi di portare borse a tracolla. Solo io ce l’ho. Mentre cominciamo a salire il sole batte e il parka pesa mostruosamente. Percorriamo 13 km con dislivello 400 metri fino a raggiungere il forte Diamante. Un ragazzino dice che dimostro 42 anni. Un altro impietosito mi chiede di portarmi la borsa. Arrivata in alto un’iper ossigenazione che se non svengo è un miracolo. Tutto il mio pranzo si è spantegato creando una sorta di Smoothies disgustoso. Però devo ammettere che le prof erano molto simpatiche, in particolare la super sportiva. I ragazzini geniali. Le guide Pino e Augusto dei leader carismatici sessantenni che vanno avanti a montagna e caffè corretto grappa. Il panorama superbo. Forse i miei geni valdostani si fanno sentire. E’ stata una giornata bellissima, certo non la dimenticherò.

 

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