martelloCaro muratore,
oggi piove e non ti sento battere. Stamane hai usato un po’ la fresatrice, poi un po’ di mazza e scalpello e poi il silenzio. Chissà dove sei ora. Forse hai deciso di prenderti un momento di riposo. Magari dormi in quella distesa di macerie che immagino al piano di sopra. Hai iniziato i primi di luglio e mi dici, ogni volta che te lo chiedo, che finirai non prima del 31 agosto. Le mie ferie, dunque, le divido insieme a te. Quando batti mi sveglio e quando smetti io dormo, proprio come fanno le mamme coi bambini appena nati. Lavori anche il sabato. La prima settimana ero uscita il venerdì sera, la mattina dopo, quando mi hai svegliata ero così stanca che ho maltrattato tutti e ho comprato un paio di scarpe con le frange. Io che le frange le odio. La commessa diceva “Guarda come vestono bene” e io quel tacco 12 l’avrei usato solo come un’arma contro di te. Una volta ho anche sperato che stessi male, niente di grave, un raffreddore, ma che bastasse a non farti venire a lavoro. Anzi ti chiedo scusa per questo. Ma quello che mi chiedo è: l’appartamento di sopra è di 45 metri quadrati proprio come il mio e proprio come la metà degli appartamenti di via Venti. Intendo quelli sfigati, senza la stanza da letto, col bagno cieco. Ho capito che sei da solo, ma due mesi non sono tanti per metterlo a posto? Lo so che tra di noi si è creata quasi un’amicizia. Quella sera che son tornata tardi e ti ho lasciato il messaggio in cui ti chiedevo di iniziare un po’ dopo, chissà quante me ne hai dette dietro la mattina. A volte mi sembri quasi il mio papà, forse perché anche tu non sei di Bolzano. Ti ho anche invitato alla tesi. Ti ricordi quando ti ho portato il caffè dopo che ti ho gridato basta così forte che mi hanno sentito anche a Savona? Caro muratore, ormai anche tu fai parte di Venti Settembre 20 e ti giuro che quando finirai, per festeggiare andiamo a farci un bagno insieme. Non posso dire che mi mancherai, ma quasi ti voglio bene. Anzi oggi che sei così tranquillo ti canto anche una canzone…

 

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