p a“Per innamorarsi basta un’ora” cantava Loretta Goggi.
Lei forse è la più pop tra le responsabili dei miei guai di donna. Gran parte del genere femminile viene caratterizzato da un’emotività un po’ problematica: stati ansiosi alternati a depressione, costruzioni di castelli in aria, illusione immotivata e quasi immediata nei confronti di maschi che non hanno neanche a fuoco chi siamo. Io in particolare sono romantica, di fronte agli uomini non so tacere e basta un breve colloquio per capire che custodisco dentro il cuore il sogno di un matrimonio a cinque stelle. Insomma potrei scrivere il manuale Come farli scappare in meno di mezz’ora. Qual è la causa di questo? Come sempre natura e cultura. La natura è DNA e se non nasci femmina Alfa e quindi sfacciata, bugiarda e sicura di te come Baby K non ci puoi fare niente. Per cultura intendo le cose che ci sono state raccontate principalmente da uomini che avevano l’intenzione di infinocchiarci. E ci son riusciti benissimo. Tipo che uno si innamora di noi per come siamo.Ma analizziamo solo alcuni di questi modelli di donna emotiva e credulona e super fortunata.
1) Il brano Maledetta primavera è stato scritto nel 1981 da Gaetano “Totò” Savio. Trama: una ipotetica primavera dell’anima risveglia i sensi di Loretta che si innamora di un perfetto sconosciuto. Lui probabilmente nella testa, come tutti gli uomini, ha la partita, un’altra donna e cosa mangerà per cena. Lei invece tra vino bianco, fiori e vecchie canzoni mette le basi per un sogno erotico che al mattino diventa un poema. Come direbbe Mike Buongiorno, pace all’anima sua, “niente di fatto”. Sembrerebbe tutto nella testa di lei. Cosa che risulta chiara nel verso “Se per errore chiudi gli occhi e pensi a me”. Ma se nella canzone questo status sembra una cosa bellissima, nella realtà corrisponde a quando hai dato il tuo numero di telefono a lui e stai ancora aspettando che ti chiami. L’agonia.
2) Il secondo personaggio chiave del mio personale guaio di esser donna proviene dalla lirica. Il melodramma è il locus amoenus per noi ragazze: sedotte, abbandonate e suicide diamo il meglio di noi. In particolare vorrei parlare di Tosca. Nel capolavoro di Puccini la giovane donna si innamora del bel Cavaradossi: un artistoide che le racconta più balle che altro. Nel frattempo c’è un certo Scarpia, ministro della polizia pontificia, che è pazzo di lei. Naturalmente Tosca di questo non ne vuole niente, straparlando sul fatto di voler vivere d’arte e d’amore (?) Perché dobbiamo dipendere sempre da personaggi così? Cioè se abbiamo a disposizione l’ufficiale della polizia pontificia perché dobbiamo passare una vita a litigare perché il nostro moroso nel quadro dipinge una mora quando siamo bionde?
3) Cenerentola. La provenienza è popolare, ma se volessimo usare come fonte la versione dei fratelli Grimm guarda caso sono uomini. La bella fanciulla è una sguattera, ma dato che l’abito fa il monaco, indossando la mise gran ballo, fa innamorare il principe. Già io avrei rovinato tutto raccontandogli la mia storia mentre ballavamo. Lei almeno sta zitta, ma correndo si perde la scarpina. A quel punto il riccastro sa che numero calza di piede e quando scopre che è una poveretta la sposa comunque. Nella realtà sarebbe scappato. In più, non prendendosi neanche la responsabilità dell’accaduto, l’indomani le avrebbe scritto un sms con questo testo:”Scusami, sei troppo per me e temo che mamma non sarebbe d’accordo”.
Chi è che lo ha inventato il principe azzurro? Io scommetterei un uomo. E se posso permettermi un criminale. Principi ne ho trovati pochi, per non parlare di azzurri il cui numero ammonta a zero. Quindi, una soluzione? Conviene riscrivercele noi le nostre storie. Le nostre canzoni. I nostri sogni. So che è difficile, ma bisogna sforzarsi. Poi a teatro è consentito sognare, piangere ed immedesimarsi, ma la realtà è purtroppo un’altra cosa. Maledetta primavera.

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