un-posto-al-sole-Ci sono cose che vediamo tutti: Un posto al sole è una di quelle. Lo so che per alcuni di voi un’affermazione del genere è un affronto, ma è così. Pochi sono quelli che non ne hanno seguito almeno una puntata. Professori, panettieri, idraulici, medici, meccanici, persone che hanno negli occhi cinema russo e muto e nelle orecchie gli Einsturzende Neubauten e i Death in June, quello che legge solo Fabio Volo e lo storico archivista che riesce a tenere in mano solo saggi: tutti questi alle 20.45 dal lunedì al venerdì non se ne perdono una puntata, giurin giuretta, li conosco personalmente. La Rai ha creato un non luogo come piace a me, di quelli che hanno come spettatore un’umanità variegata e differente. Napoli, problemi sociali, commedia, amore, tutto contenuto in una casa, proprio come Ventialventi, cioè un po’meglio, dato che è palazzo Pallavicini ed è sparato sul golfo di Napoli e non su un cavedio interno. Io lo vedevo col fidanzato tanti anni fa, fino a quando ha deciso che era diventato noioso e gli ho dato retta. L’altra sera, primo dell’anno, mi ci sono ritrovata davanti. Pensavo non fosse successo molto e come in Beautiful credevo di capire tutti i cambiamenti in pochi minuti. Con questa affermazione non voglio togliere nulla agli sceneggiatori, anzi solitamente una delle caratteristiche delle buone soap è proprio quella di essere recuperabili in poche mosse. Tutti dobbiamo immedesimarci e ritrovarci in un momento. Se guardo Beautiful oggi non c’è Ridge, ma  il figlio che ne fa le veci come per Brooke o chi altro. Ho sempre pensato che la telenovela deve essere proprio come la tragedia greca in cui vedi accadere agli altri quello che non avresti mai immaginato potesse succedere a te, ma che alla stesso tempo è anche un archetipo. Ci si nutre delle vite altrui, anche se sono finte, per dimenticare un po’ la propria o per ricordarla ancora di più.
Detto questo, ecco cosa ho capito iniziando dalla prima puntata del 2016:
Nunzio è riconoscibile, più grande, abbastanza inguardabile e parte del nucleo familiare Franco-Angela. Boschi, bello e tenebroso, ottimo papà e compagno della Poggi, unico suo grande amore.
Andrea che è figo, si è sposato Arianna, ma sembrerebbe un po’ incostante. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Nikolin lavora al bar di Silvia ed ha certi casini sentimentali, ma sembra nella norma.
In radio c’è grossa crisi, che nella vita vera è quella del mondo della comunicazione. Michele, non so se è direttore, ma comunque un responsabile sempre impegnato, come era anche anni fa. Uno di quegli uomini che non capisci se fanno così perché gli interessa solo il lavoro o, come dicono loro, ci si sono trovati. Comunque non sembrerebbe perdere il ruolo di buon padre di Rossellina che ora è adolescente. Capo di questo nucleo è sempre la multitasking Silvia: simbolo della donna perfetta che ha una propria attività, sa cucinare, segue i nonni che aiutano, ma sono abbastanza impegnativi, è una brava mamma e anche un po’ sexy. Come diavolo fa, lo sa solo lei.
Raffaele è sempre Raffaele. Un’ode a Totò. Stupendo anche il commercialista Renato, la sua mitica spalla.
Ecco quello che invece non ho
Viola non sta più col magistrato? Cosa ci fa in radio?
C’è un infiltrato, fa il filo a Marina e arriva da Centovetrine, potrei giurarlo, lo vedeva mia zia a pranzo. Ma son legali questi scambi nel mondo delle soap????
Filippo è tornato single? Così tanto da saperlo dato che è un buon partito ed un ragazzo interessante.
E soprattutto Roberto Ferri, che non nego essere il mio preferito, cosa ci fa in prigione con la barba lunga e senza i suoi impeccabili completi?
Solo voi potete aiutarmi, fatemi recuperare gli anni persi. Ammetto di esserne già dipendente, ma da sola è durissima.

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