Psicologia a lume di candela

Un’ora in più di sonno,
minori con le fattezze di streghe e fantasmi che scorrazzano per la città,
l’acquisto di un meraviglioso candelabro di cristallo a 5 bracci color ambra,
lo studio della psicologia dello sviluppo,
il blocco dell’acqua in via Venti per rottura improvvisa di una tubatura
e l’amica insonnia,
mi hanno portato a creare il mio primo vlog.
Siate clementi, è senza filtro.
Come le Nazionali.


Il mio problema è che non so risolvere i problemi

 tabelline-jpg-600Mia sorella è una matematica.
Non avesse sospettato di rimanere disoccupata a vita, avrebbe fatto la ricercatrice.
Questo non ha mai giocato a mio favore.
Infatti, alle medie, era lei ad aiutarmi nelle materie scientifiche e quando mi faceva ripetizioni sembrava tutto più semplice.
Sinceramente non ricordo di più di quel periodo, a parte che fu nell’estate dopo l’esame di terza media che diedi il primo bacio sulla passeggiata dei Piani d’Invrea.
Al liceo, naturalmente, ho fatto il classico, dove il mitico prof. Michieli con sguardo affascinante ed accento napoletano, mi diceva:
“Lorusso ce la mettiamo questa x?”
Ed io, da posto, con occhi a cuore riuscivo a strappare un 6 risicato ed uno splendido sorriso per cui le compagne ringraziavano calorosamente nell’intervallo.
Poi è arrivata la musica e anche lì, quando si parlava di frazionare tempi e valori, il pesciolino rosso si insinuava nella mia testa bionda e attraversava l’acquario che, in quel momento, si creava al posto del cervello.
Ma le cose cambiano.
Ora devo aiutare un bambino.
Lui, nelle ore di matematica e geometria evita di guardarmi, ma sento che di me non è convito affatto.
Appena viene dettato il problema o copiata l’espressione cerco di mantenere la calma e soprattutto dimostrargli di aver tutto sotto controllo. Ma non faccio in tempo a scrivere i dati o la verbalizzazione che, dietro di me, i compagni di classe cominciano ad alzare la mano, gridando: “Io, io, Prof interroghi me..
Saputelli.
La professoressa di matematica, che è bravissima e sensibile, tanto che dimostra una certa cura, oltre che nei confronti del bambino anche nei miei, ci chiede: “Tutto ok?”
Voi che avete dei figli e solo lauree in materie umanistiche, forse potete capirmi.
Quella parte del cervello chiamata logica, io non ce l’ho.
La stessa cosa vale per gli addominali laterali, dice Luis, il mio pugile-allenatore preferito.
Quelli che ti fanno stare nel plank obliquo, per intenderci.
Magari ce li ho, ma certamente non li ho allenati.
Penso, inoltre, che nella mia testa, la zona deputata alla creatività occupi uno spazio doppio, o forse triplo ed invada anche la parte logica, proprio come quando un occhio ci vede e l’altro è pigro.
Questo mi ha fatto riflettere e mi ha spiegato tante cose in queste settimane.
La parte creativa-emotiva, nella mia vita, sembra aver preso il sopravvento e quella logica, invece, appare sconfitta, messa in un angolo e dimenticata.
È questo il motivo della mia tendenza ad investire troppo nei sentimenti.
E, relativamente, ad essere investita da loro.
Questo è il motivo di tante scelte sbagliate e portate fino all’esasperazione.
Questo è il motivo per cui ho passato il week end tra l’applicare proprietà distributive ed invariantive e risolvere problemi di geometria.
E dopo che, convintissima, ho cercato di dimostrare almeno per un minuto che il risultato di 7×8 fosse 52, ho ripreso in mano anche le tabelline.

 


Il Dott. R

14658281_10154410583806690_139480562_nIl Dott. R è richiestissimo.
Malgrado ci siano i numeri, nella sala d’attesa del suo studio, almeno una trentina di anziani lottano per passare uno prima dell’altro.
Escogitano sempre le più assurde strategie, dall’ io ho solo una ricetta da prendere, ad io sono un rappresentante, che, data l’età, appare strano, al più classico ci metto solo un minuto, il Dottore mi ha già visto.
Poi, lavorano nell’ombra per guadagnare posizioni.
Ma, mi chiedo, cosa devono fare questi diversamente giovani, appena usciti dalla sala d’attesa?
Devono andare a far la spesa al Mercato Orientale, che quella sera hanno tutta la famiglia a cena, a prendere i nipoti al corso di baby pilates, che mio figlio oggi proprio non può, partecipare a francese all’Università della Terza Età, che la mente va tenuta sempre in allenamento…hanno così tanti impegni che, al confronto, sono una nullafacente.
Insomma, in caso che non ci siano emergenze particolari, io, al dott. R, telefono.
Ed ogni volta che lui vede il mio numero, ha paura.
Perché le mie richieste sono incredibili, come potete immaginare.

Driin

Doc, ho dato un bacino sulla guancia ad un ragazzo e ho fatto con lui anche un viaggio in macchina.
A dire il vero, dopo un aperitivo, mi ha dato un passaggio da piazza De Ferrari a via Venti.
In quel percorso mi ha raccontato che non si sentiva bene ed io ero convinta che avesse l’influenza, che quest’anno è terribile, gli ho detto.
Ieri mi ha richiamato, non perché pazzo di me, ma perché ha fatto gli esami del sangue e risulterebbe positivo alla mononucleosi. Pensi che io l’abbia presa?

Driin

Dottor R. Ciao! Come stai? Io così così…ho preso una terribile pallonata nella pancia da Vincenzo.
Sai, Vincenzo è un ragazzo down che ha due spalle e due mani che son quattro volte le mie, ma non mi voleva fare male, anzi dicono che se ti tira le pallonate contro, prova per te una particolare simpatia. Lo chiamerei quasi amore quello di Vincenzo per me, forse è un po’ violento nel dimostrarlo, ma mi dice sempre che son bella, anzi, precisamente:
“Bella, ma zitta.”
Forse non ha tutti i torti, 
però cosa faccio per la pallonata, vado al Pronto Soccorso?

Driin

Ciao Dottore, come va? Io non tanto bene, sai, in classe c’è un caso di varicella.
Te lo ricordi l’anno scorso che ho fatto il morbillo ad agosto in via Venti?
Vorrei evitare la varicella da adulta perché te lo giuro, quella volta ho pensato di morire.
Di notte mi mancava il respiro, dovevo avere l’esantema fin dentro i pomoni.
Poi io ho sempre un po’ d’asma, son soggetto allergico.
Come quella volta in cui, quello che mi piaceva così tanto non si fece sentire per 22 giorni di seguito.
Ecco, anche lì avevo avuto una sorta di blocco respiratorio…che poi mi spiegasti che si chiamava attacco di panico. Per fortuna che ci sei tu, ma io lo eviterei, in partenza, si potesse.
Mi troveresti al più presto un vaccino?

Driin

Caro Doc, ti volevo dire che ho un problema col sonno. Non è che sei impegnato, è ?
Te lo vorrei spiegare bene affinché tu capisca e mi possa aiutare.
Io, la mattina, non riesco a stare in piedi.
Ma il problema non è che vado a dormire tardi, ma proprio che le prime ore della notte non mi riposano.
Ti faccio un esempio:
Se io vado a dormire alle 4 e mi sveglio alle 12, sono riposata come una bambina.
Ma se io vado a dormire alle 11 e la sveglia suona alle 7, al risveglio voglio morire.
Mi ritrovo con la nausea, il cattivo umore e la morte dentro.

Eppure son sempre otto ore.
Non capisco il motivo, Doc, non è che conosci un dottore del sonno?
Potrei cavarmela con qualche esame e risolvere il problema.

Driin

Doc, sarò velocissima, lo so che sei tanto preso, ma ho un problema gravissimo: malgrado io ne abbia numerosi motivi, non riesco a piangere.
Non esce una lacrima nemmeno se mi sforzo. 
Ho provato ad immaginare i bambini che muoiono di fame in Africa,  
a pensare al giorno dopo la Befana, in cui un altro Natale è passato e si riprende la scuola,
a ricordare quando, sempre quel ragazzo che mi piaceva tanto, non si fece sentire per tutto il mese d’agosto,
a riguardare Pomodori verdi fritti alla fermata del treno
o Il dottor Zivago, o, peggio,  La vita è una cosa meravigliosa,

ma niente.
Hai per caso qualcosa da darmi?

In quei momenti, secondo me, il Dottor. R pensa che bisognerebbe provare con due sberle.
Poi vediamo se non piange.
Ma, per fortuna, è troppo gentile, per dirlo.


Il Blues della Bella Addormentata

14643199_10154384138031690_933342835_nIo, il blues non lo canto mai. Mi piace molto e mi somiglia pure, ma non lo canto mai.
Se partecipo ad una jam, quindi, mi devo preparare.
Poi, per mantenere un po’ l’aspetto di Minavagante, cerco un brano che non faccia a botte con la mia passione per la musica italiana.
E non è facile, non so quanti fossero i fan di Sanremo nei campi di cotone.
Mi sono alzata alle sei, quando si è così stanchi o si ha il vuoto attorno o l’illuminazione. Fortunatamente, mi arriva la seconda.
Avevo sentito una versione di The house of rising sun degli Animals in italiano.
No, non quella dei Pooh dove c’è Facchinetti che fa quelle note strane e che non si capisce da dove emetta. Nemmeno quella di Riki Maiocchi, il “maledetto” dei Camaleonti, che si chiamava Non dite a mia madre. Grande interpretazione quella, ma con un testo costruito sul rapporto tra madre e figlio nel quale non saprei immedesimarmi bene.
La versione che cercavo è La casa del sole dei Bisonti.
Contatto il chitarrista, gli dico pezzo e tonalità e aggiungo:“Mi raccomando, studia!”.
Dei chitarristi non bisogna fidarsi mai.
Mi compro un bel vestito con una fantasia di fiori ed uccelli. Faccio una piega. Non c’è il solito cinese, ma va bene lo stesso. Ormai son professoressa, quando canto devo essere in ordine, poi il Count Basie, si sa, è un bel posto e non voglio fare una brutta figura.
Mangio insalata e bresaola guardando i video di RadioItaliatv.
La serata inizia alle dieci, giusto il tempo di rilassarmi un po’.
Indosso il vestito, le scarpe le metto vicino al letto e realizzo un make up leggero.
Sdraiata, in modo che la piega non si rovini, mi dico che è bello riuscire a cantare malgrado il lavoro ed è proprio vero che, se ci si organizza bene, si riesce a fare tutto.
Poi il mio pensiero corre verso una collaborazione di fantasia: Francesca e i Bisonti.
Vedo già la copertina del disco, ho un vestito di velluto rosso cardinalizio in mezzo ad una prateria.
Attorno a me, i componenti del gruppo indossano corna da bovidi, davanti ai loro strumenti.
Il sole, dietro al ranch, tramonta: è The House of rising sun.
Quando riapro gli occhi, la prima cosa che vedo nel mio schermo 40 pollici è Jovanotti che balla, vestito da Elvis, una delle sue canzoni. Penso, immediatamente, che lo preferivo quando cantava Sei come la mia moto.
C’è uno strano silenzio.
Il cellulare è per terra.
Sul soffitto, il mio orologio Led proietta 4:01
Non so se quel che è successo sia blues o no, ma son certa che domani dovrò inventarmi una scusa.


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