14643199_10154384138031690_933342835_nIo, il blues non lo canto mai. Mi piace molto e mi somiglia pure, ma non lo canto mai.
Se partecipo ad una jam, quindi, mi devo preparare.
Poi, per mantenere un po’ l’aspetto di Minavagante, cerco un brano che non faccia a botte con la mia passione per la musica italiana.
E non è facile, non so quanti fossero i fan di Sanremo nei campi di cotone.
Mi sono alzata alle sei, quando si è così stanchi o si ha il vuoto attorno o l’illuminazione. Fortunatamente, mi arriva la seconda.
Avevo sentito una versione di The house of rising sun degli Animals in italiano.
No, non quella dei Pooh dove c’è Facchinetti che fa quelle note strane e che non si capisce da dove emetta. Nemmeno quella di Riki Maiocchi, il “maledetto” dei Camaleonti, che si chiamava Non dite a mia madre. Grande interpretazione quella, ma con un testo costruito sul rapporto tra madre e figlio nel quale non saprei immedesimarmi bene.
La versione che cercavo è La casa del sole dei Bisonti.
Contatto il chitarrista, gli dico pezzo e tonalità e aggiungo:“Mi raccomando, studia!”.
Dei chitarristi non bisogna fidarsi mai.
Mi compro un bel vestito con una fantasia di fiori ed uccelli. Faccio una piega. Non c’è il solito cinese, ma va bene lo stesso. Ormai son professoressa, quando canto devo essere in ordine, poi il Count Basie, si sa, è un bel posto e non voglio fare una brutta figura.
Mangio insalata e bresaola guardando i video di RadioItaliatv.
La serata inizia alle dieci, giusto il tempo di rilassarmi un po’.
Indosso il vestito, le scarpe le metto vicino al letto e realizzo un make up leggero.
Sdraiata, in modo che la piega non si rovini, mi dico che è bello riuscire a cantare malgrado il lavoro ed è proprio vero che, se ci si organizza bene, si riesce a fare tutto.
Poi il mio pensiero corre verso una collaborazione di fantasia: Francesca e i Bisonti.
Vedo già la copertina del disco, ho un vestito di velluto rosso cardinalizio in mezzo ad una prateria.
Attorno a me, i componenti del gruppo indossano corna da bovidi, davanti ai loro strumenti.
Il sole, dietro al ranch, tramonta: è The House of rising sun.
Quando riapro gli occhi, la prima cosa che vedo nel mio schermo 40 pollici è Jovanotti che balla, vestito da Elvis, una delle sue canzoni. Penso, immediatamente, che lo preferivo quando cantava Sei come la mia moto.
C’è uno strano silenzio.
Il cellulare è per terra.
Sul soffitto, il mio orologio Led proietta 4:01
Non so se quel che è successo sia blues o no, ma son certa che domani dovrò inventarmi una scusa.

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