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Dalle leggende scolastiche che avevo sentito, me lo immaginavo spaventoso l’avente diritto.
Personaggio mitologico e portatore di sventura, soprattutto per la terza fascia, lo vedevo come il protagonista di un qualche film espressionista tedesco, con l’ombra delle unghie che lo precede.
E, come ogni mostro che si rispetti, speravo non esistesse.
I colleghi di ruolo della scuola dove ho lavorato fino a lunedì scorso, mi avevano convinto:
“Nei precedenti anni, tutti sono stati sempre riconfermati”.
Nessun avente diritto a rovinar la festa.
Solitamente, questa calamità dovrebbe sopraggiungere, nella vita di ogni onesto precario, attorno a novembre o dicembre, al termine di quella supplenza che si chiama, appunto, “fino ad avente diritto”.
Quando firmi questo contratto non sai se realizzerai il sogno della cattedra fino al 30 giugno, ma sei felice lo stesso, perché non lavori da 4 mesi. Dentro di te, fai finta di firmare una sostituzione per malattia, di quelle con una data di inizio ed una di fine, così se la perdi non ci rimani troppo male.
Poi, la leggenda narra, che spesso l’avente diritto diventi tu.
Non ho mai capito il perché: misteri della scuola.
Ma soprattutto, non temi il suo arrivo, dato che in quel momento ignori che:
in quel mese e mezzo di servizio riceverai una pallonata nella pancia da un down che ha iniziato a volerti bene, ma è oppositivo e lo dimostra così,
scoprirai che solo interpretando Le mille bolle blu di Mina, manina con manina con l’utente, calmerai un attacco autolesionista e violento,
si può sopravvivere anche mangiando solo pane e limone, ma dato che il succo di ogni frutto è poco, ogni giorno a mensa bisogna disporre, per evitare crisi, ameno di 10 limoni e di 15 panini,
per quanto tu abbia sempre odiato e rifiutato matematica, ora che devi aiutare un ragazzo, ti tormenti per tutto il week end, fino a quando i conti non tornano,
quando ti abitui ad accogliere, poi non sai più se sono i ragazzi a chiedere sostegno a te o tu ad averne bisogno da loro,
ogni tanto un collega carino e maschio, in un gineceo di professoresse, è di grande sollievo,
esistono ancora i professori timidi, sensibili e bravissimi,
vorresti rifare le medie da quanto sono belle certe lezioni di geografia,
correndo sui tacchi, per prendere un treno, puoi attraversare l’intera via San Vincenzo con un tempo di 6 minuti e 27 secondi.

Ecco, quando sai tutte queste cose, ma solo a quel punto, arriva l’avente diritto.
E scopri che non è affatto mostruoso, anzi è una ragazza come te, ma solo con un punto in più in graduatoria.
E per questo, malgrado dover abbandonare il tuo posto ti lasci un grande vuoto dentro, non riesci ad odiarla.

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