15841486_10154654853051690_108342431_nIo non so se siete mai stati ad Arenzano.
Secondo me è un posto che merita.
Non solo perché nelle giornate invernali, se c’è sole e non c’è vento, si può godere di un caldo primaverile.
Nemmeno perché dall’ex Vinci si beve il miglior gin tonic di tutto il circondario.
Non è il fatto che sia situata al confine tra Genova e Savona e permetta di respirare un’aria ibrida tra le due province.
Arenzano merita perché vi convivono due anime. E lo fanno in modo complementare, come solo chi è così vicino da risultare opposto.
Mi riferisco alla Pineta e al culto del Bambino di Praga.
La Pineta è una sperimentazione architettonica della fine degli anni ’50. Gio’ Ponti, Luigi Rovera, Gianni Zenoni hanno progettato costruzioni che sono state realizzate con materiali poveri, tetti in ardesia e persiane verdi alla francese.
Lusso, famiglie borghesi, pavoni bianchi nel parco, picco sul mare ed esclusività.
Alla Pineta si entra solo superando una sbarra con un badge di identificazione.
Ma soprattutto ci sono l’ascensore di legno e il Calipso.
Nei primi week end di maggio, le signore milanesi arrivano sulle loro Smart dopo un’ora di coda in autostrada. Si godono la terrazza sul mare solo per pochi minuti perché, pur essendo già abbronzate come a Ferragosto, corrono a mettersi l’ultimo bikini creato dalla Fuck, mandano un whatsapp al gruppo la Pineta e con un velo di trucco, jeans e polo sono già sull’ascensore di legno, ad uso esclusivo dei residenti, che le porterà direttamente in spiaggia.
Vi rimarranno fino al tramonto per poi andare a prendere un mojito al pesto al Calipso insieme ai mariti tra un Buddha, un tatami e un massaggio Shiatsu.
Non molto lontano dal centro urbano, con un ampio panorama sui monti e sulla città, in via Guglielmo Marconi c’è invece il santuario del Bambino Gesù di Praga.
I Pellegrini ne approfittano per fare una passeggiata per la cittadina, ma appena solcano il portone si dirigono davanti al centro della Chiesa a rimirarlo.
Diversamente dagli altri Gesù Bambini, questo non è mezzo nudo e riposto in un cestino.
Non è appena nato. E nemmeno povero.
Dimostra un’età tra i tre e i quattro anni e con la sua singolare posizione a braccia aperte sembra attendere i fedeli accogliendoli e benedicendoli allo stesso tempo.
Particolarmente regale, porta un abito svasato in vita che ha degli arabeschi d’oro e dei merletti ai polsi e al collo. La corona è in tinta e alterna oro, argento e velluto rosso.
Nella versione Ceca, quella originale della Santa Maria della Vittoria di Praga, il Gesù Bambino appare giustamente più invernale: è infatti accessoriato con una stola di ermellino bianca.
Ma sono molte le mise che lo ritraggono nelle riproduzioni acquistabili dai fedeli.
La mia preferita è nei toni del blu che rimangono solo uno sfondo alle decorazioni floreali dorate che richiamano i campi di girasole di Van Gogh. Tutto in pandant con la coroncina.
Mi raccontano che a Praga si possano trovare Bambini abbigliati con le nuance del Tiffany e del rosa confetto, come in un’ ipotetica collezione primavera estate.
Pare che esistano versioni anche in colori molto di tendenza come il fucsia o il fluo.
Ma dunque Pineta e Bambino di Praga possono entrare in rapporto grazie all’attenzione estetica che li contraddistingue?
Il Bambino, con le sue mise sontuose, diventa l’ufficiale simbolo del comprensorio residenziale?
Il culto e la comunità sono i due cuori di Arenzano e il loro rapporto rimane per me il grande mistero che rende così affascinante questa cittadina rivierasca.

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