Alla fermata del Mercato Orientale,
ci sono quelli che aspettano
il 18, il 36, il 39, il 17.
Ma arriva sempre il 42 che si ferma in De Ferrari
e che non l’aspetta mai nessuno.

Nella salita di Via Carcassi c’è una nidata di gatti neri,
che della sfiga se ne frega,
e quando passo, tutti i giorni,
son lì che aspettano un signore.
Nella macchina, parcheggiata in mezzo alla strada,
ha un grosso bagagliaio pieno di carne trita.
Già nei piatti. Già divisa.
Se ci andate verso le cinque del pomeriggio,
come faccio io senza farmi vedere,
lo potete aspettare insieme a loro.

In classe, gli allievi, per quanto mi impegni,
è la campanella che aspettano.
Quando suona si prendono il caffè e fanno due chiacchiere col compagno,
o vanno a fare un giro in bagno.
Che è sempre meglio che ascoltare me.

Io in via Venti al Venti aspetto le canzoni di Sanremo,
di sapere il francese,
che i sabati passino in fretta
e che arrivino i prossimi saldi
insieme all’estate che mi farà ricominciare a fumare
e ad amare sotto alle stelle.

 

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