Locandina di Billy Budd

Il concetto di liberazione è molto profondo.
Ma in giorni come questo, anche una bionda come me, che se dovessero fare un film sulla mia vita “ci vorrebbero molti tacchi e a spillo ed ossigeno decolorante” , ci riflette.
Liberazione è quando una cosa che mi affligge non c’è più.
Finisce.
Ma dato che certe cose non terminano facilmente, spesso ci si libera da una cosa, cambiando il punto di vista, il modo di vederla.
Il pensiero libera.
Billy Budd marinaio è il secondo spettacolo della compagnia Scatenati, i cui attori sono i detenuti della Casa Circondariale di Marassi. La rappresentazione è tratta da un testo di H. Melville in cui la vicenda è raccontata all’interno di una nave da guerra: limiti precisi, regole e gerarchie, leggi della natura e del mare. Tutto questo fa pensare ad un carcere, in cui i protagonisti della vicenda sono costretti a domandarsi cosa sia la giustizia e ad essere spettatori dell’eterna lotta tra bene e male.
La pièce è così ben diretta e gli attori così competenti che è difficile, anche per un occhio sveglio ed allenato, capire chi siano i detenuti e chi i due professionisti che vi partecipano.
Ma il punto è un altro.
Quello che mi è arrivato di più è che, oltre all’ora e mezza effettiva, ma già nello studio del testo, nelle prove e nella costruzione dello spettacolo, i carcerati che vi hanno partecipato si siano liberati.
Diventando attori.
Quelli che, come in tutte le compagnie che si rispettano, dopo lo spettacolo si mangiano una pizza.
Quelli che, la mattina dopo il serale, devono riposare e possono svegliarsi all’ora che vogliono.
Quelli che, nel gruppo, creano amicizie ed inimicizie come se il testo vivesse di vita propria.
Quelli che, identificandosi nei ruoli, confondono la loro identità con quella del personaggio che interpretano.
Quelli che, con le luci del palco, fanno innamorare almeno una ragazza in sala.
Nella realtà, al posto delle ragazze, la scorsa settimana il teatro era gremito di poliziotti in borghese.
Buoni, per l’occasione data a questi uomini, ma sempre poliziotti.
Nella realtà, fuori dalla Corte, invece della pizzeria, c’erano le camionette che li avrebbero immediatamente riportati in carcere.
Nella realtà, fin dalla mattina presto del giorno dopo, ogni Scatenato avrebbe svolto nelle celle le quotidiane occupazioni.
Ma liberati.
E liberando anche noi.
Dall’incapacità di buttarci in quello in cui crediamo.
Dalla noia dei giorni tutti uguali.
Dal non rischiare, anche se lo vorremo maledettamente.
Dalla nostra abitudine alla libertà.

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