Barbara Stanwyck in La Fiamma del peccato (1944)

Facebook è un tripudio di tramonti e spiagge.
Dato che la pago la vacanza, ve la faccio vedere.
Ed è tutto un bagno di sole ed un cocktail colorato.
Ora tocca  a me.
La mia estate è così. Una città di notte con un uomo che fuma.
Forse ha appena smesso di lavorare, forse sta per cominciare.
O semplicemente il suo lavoro non ha orari.
Si muove per la strada deserta di cui si sente il re indiscusso.
Ma il suo destino tra poco sarà segnato.
In un locale semi deserto conoscerà lei.
La femme fatale che segnerà il suo destino.
Bella, conturbante e perduta.
Indossa un bellissimo abito bianco con garofani neri ed un cappello con la veletta.
Si notano subito, si riconoscono al primo sguardo.
Per un incontro del genere ci vorrebbe dello champagne rosè, ma ordinano del whisky liscio.
Lei si sfoga.
Il marito la maltratta, la odia, le rende la vita impossibile.
Lui la fa piangere sulla sua spalla.
Le lacrime assomigliano ad una pioggia che lava via il dolore.
Un’acqua indecisa, come è l’uomo che non sa se scappare o salvarla.
In realtà è già caduto nella trappola.
Lei, una gatta in calore, vuole farlo innamorare e sa come fare.
Ma non può provare amore, l’unico suo interesse sono i soldi del marito.
Cerca solo un aiuto per compiere il misfatto.
Lui, invece, sa solo quanto la desidera.
L’uomo ne uscirà a brandelli e al più presto arriverà il suo turno per morire.
Ma anche la donna, la cui vittoria è solo apparente, finirà sconfitta da sé stessa e dalla propria malvagità.
Nessuno si salva, nessuno è buono in quest’estate.
L’unica che continua a vivere è la città.
Nera e vuota, poco prima che arrivi il giorno.
L’alba del 7 agosto in via Venti Settembre.

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