L’agave di Biarritz

Lo immagino in una parte del mio giardino dei Piani d’Invrea.

Un grande gazebo di vetro, magari a cupola.
L’arredamento è semplice.
Al centro c’è una chaise longue. Vicino, uno scrittoio sovrastato da una piccola libreria. Il tocco in più sarebbe un mio ritratto, come ai tempi in cui non esistevano ancora le fotografie.

Attorno piante, tante piante.

Tra tutte, la regina è una grande agave, come quelle che si vedono nelle cartoline che mandano da Biarritz.
Quasi precisamente un anno fa, me ne regalarono una appena nata.
Le foglie timide più che aprirsi sembravano sorreggersi una con l’altra.
Per niente aggressive. Per niente appuntite.
Ogni giorno ho cercato di non dimenticarmi di lei.
A volte ho esagerato con l’acqua che rimaneva a galleggiare nel vaso per alcune ore.
A volte gliene ho data tropo poca e le foglie apparivano subito di un verde meno lucido.
Poi ho imparato il quanto basta, quello delle torte delle nonne.
La tengo sul davanzale del cavedio.
Una sera ero così arrabbiata che ho chiuso la tapparella d’improvviso ed un pezzo di lei è rimasto sotto.
Lo sapevo di farle male, l’ho fatto apposta.
La mattina sanguinava di un succo verde, che sembrava una lacrima.
Ora è diventata bellissima e da un po’ ci guardiamo.
Un giorno me lo chiede lei, ma io ho troppa paura di rimanere sola e non l’ascolto.
Quello dopo sono io a sentirmi forte, ma lei pensa che, se nessuno la bagnerà più, non resisterà a lungo.
Presto arriverà il momento di portarla ai Piani e piantarla.
La terrò ancora un po’ con me, ma alla fine dell’autunno, lei diventerà il primo giorno del mio giardino d’inverno.

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