Le cose per cui è brutto vivere sola non sono la mancanza, i lunghi fine settimana, la spesa fatta e consumata in solitudine.
Le cose per cui è brutto vivere sola son cose pratiche. La prima è allacciare le cerniere dei vestiti. 
Quando esco la mattina e la portinaia, addetta numero uno a risolvere questo volgare problema, non c’è, mi guardo attorno come una tossica in cerca di soldi facili.
Tra le poche persone già sveglie cerco un complice.
E naturalmente non lo trovo.
Mi trascino fino a scuola evitando di dare le spalle agli sconosciuti che potrebbero intravedere tra la stoffa pezzi di pelle e biancheria.
Certo non una visione sexy, data l’ora.
Per fortuna poi una collega, una bidella, o qualcun’altro a scuola mi aiuta nell’arduo mestiere.
Senza chiedere, senza mettermi in imbarazzo, chiude semplicemente quel vuoto come per soffocarne la voce.

Quasi lo stesso discorso vale per lo slacciare.
Ma è più semplice a fine serata, chiedere questa cortesia a qualche donna.
La scelgo stanca e che, come me, non vede l’ora di tornare a casa.
Lo fa con gentilezza, come se potessi un giorno ricambiarle la cortesia.
Non si può fare con gli uomini, perché anche se fosse in qualche modo premeditato, sarebbe un invito troppo esplicito per un maschio.

Idem per le collane, i braccialetti e ogni tipo di charms che si rispetti. Per questo, nelle gioiellerie di via Venti, ho molte amiche.
Mi aspettano quasi, nei giorni in cui c’è poco passaggio in negozio, per allacciarmi chissà quale meraviglia.

Ultimo pericolo, ma non meno importante, dell’essere single è la sveglia. Ne colleziono diverse e le punto tutte a distanza di due, tre minuti.
Il terrore è quello di non sentirle e continuare a sognare.
Mentre professori e bidelli mi cercano a scuola.
Mentre i ragazzi già ne ridono, loro che basta un po’ di ritardo per prendere una nota disciplinare.
Mentre tutto il mondo si sveglia, tranne me.
Ecco, se avessi qualcuno che dorme con me, magari andrebbe a lavorare dopo e vedendomi dormire mi sveglierebbe spaventato.
O se andasse prima, sentirei la sua sveglia e quindi mi alzerei.
Soprattutto dopo, potrei finalmente godermi un sonnellino.
Perché non vivrei più quella terribile sensazione per cui, se nel pomeriggio mi addormento, quando il campanello o il telefono suonano, per un secondo ne sono certa: non ha suonato la sveglia.

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