Le parole si possono regalare a Natale.
Come fa la mia amica Giorgia.
Ne scrive una e ci attacca un filo di carta rosso.
Quello a cui si fanno i riccioli con le forbici nei pacchi di Natale.
E poi te la regala.
Sono le sue frasi quelle che dona.
Io, che sono una persona molto gelosa, non ci penso proprio a regalarle.
Nemmeno quelle brutte.
Solitamente le porto nella borsa.
E tutti mi chiedono cosa ci sia dentro, per pesare così tanto.
Nessuno conosce il carico delle parole, nemmeno io.
Dunque per alleggerire il bagaglio, decido oggi, che ne posso anche lasciare una nel 2017.

Sonno.

Ecco ciò che non mi sentirete più dire:
Ho talmente tanto sonno che non riesco a dormire.
Mi sveglio ed ho più sonno di prima.
Non mi basta mai il sonno.

Questo termine lo lascio a tutti quelli che non dormono.
Perché, se lo si soddisfa, è il miglior psicofarmaco del mondo.
Ma prometto che non ne parlerò più.

Invece ce n’è una che voglio portare nel 2018.
Un vocabolo che quest’anno mi ha tenuto compagnia, ma che voglio ci sia ancora.
E più forte che mai.
Lusso.
Dal latino luxus, esuberanza, splendore.
Lux: luce che porta chiarezza sulle cose e sulla vita.
Niente a che vedere con la ricchezza, o non come è comunemente intesa.
Il lusso per me è una ricerca, un’aspirazione.
Non un possesso o un compromesso come spesso è vista la felicità contemporanea.
Ma qualcosa di inutile ed essenziale.
Qualcosa di sacro, di assoluto e di naturalmente irraggiungibile.
Se non nell’attitudine.
Una bellezza che non potrò mai avere.
Per dirla almeno una volta al giorno, continuerò a chiamare il mio amore così.
E la userò quotidianamente come il rossetto rosso!
Buon sonno e buon lusso a tutti!

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