Tutti hanno un parente famoso.
Chi una soubrette, chi un arcivescovo, chi un professore che scrive libri, chi un batterista che suona con Ramazzotti. Io, no. Addirittura di più.
Io ho Enrico Bertolino, che da tutta la vita i miei genitori mi dicono che è mio cugino. E mio padre quando sono al secondo piano della casa di Serlone, mi fa vedere sempre la Piatour e mi racconta che mio nonno aveva un amico, lì dove ci sono le luci.

Quell’amico era il padre di Bertolino. 

Ho provato a scrivere il resto della storia per Enrico, qui sotto, e spero che in qualche modo gli arrivi.

Mio nonno Peio della Redde e tuo papà Domenico erano cugini e anche molto amici.
Era il 1930. 
Uno stava da una parte dell’Orco e l’altro dall’altra. 
Uno a Serlone e l’altro alla Piatour.
Quando uno dei due superava il fiume, insieme bevevano rosso, giocavano a scopa e parlavano del loro lavoro, che era lo stesso. 
Vendere rame. 
Un lavoro che facevano con eccellente teatralità, soprattutto ai mercati, dove serviva per richiamare i clienti. 
Quella teatralità che ti ha reso famoso e che anima anche me.
Erano cugini, come siamo noi, e condividevano passioni, come noi quella per lo spettacolo. 
Qualche sera fa eri al Politeama di Genova, vicinissimo a dove abito e per prenderci un caffè non avremmo neanche dovuto attraversare il fiume come i nostri avi.
Sono Francesca e questo è il mio blog, se anche a te andasse di conoscermi, puoi scrivermi qui.

F.L

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