Essere single non è così male.
Nel week end si dorme fino a tarda mattinata e se la sera se non si ha voglia di tornare a casa, non si deve avvertire nessuno.
Ma ci sono dei problemi.
Evidenti.
Il primo tra tutti, ne ho già parlato alcuni blog addietro, è allacciarsi le cerniere sulla schiena.
Il rischio massimo è che, continuando a divincolarsi per raggiungere il tiretto della zip, il vestito si strappi.
La mia soluzione, prima di uscire, è la guardia giurata della portineria.
Se non c’è, appena arrivata a scuola, opto per bidella del piano.

La seconda grana è chiudere certi bracciali.
Da sola è difficilissimo.
E lo era ancora di più quando avevo splendide unghie rosse al gel.
Ora le mie estremità sono corte, naturali e trasparenti.
E con questo ho detto tutto.
Anche perché se si può chiedere ad un conoscente di allacciarti un vestito, per un bracciale serve un amico.
Essendo un accessorio, se ne potrebbe fare a meno.
Dunque tendo ad avere una lista di cari nelle vicinanze, per le emergenze da polso.

Infine arriviamo al guaio del momento.
L’ultimo, ma non in ordine di gravità.
La spesa.
Mi intenerisco da sola, quando in una domenica piovosa, mi vedo trascinare sacchetti pesantissimi.
Le borse solitamente sono due, grandi e di plastica rigida.
Di quelle con i nomi dei supermercati sopra.
Contengono birre, acque, litri e litri di latte, scatole d’insalate giganti e chissà quali altri gravosi mezzi di sostentamento.
Fermandomi ogni due metri per riposare, alterno con lo sguardo, il combattivo:
Togliti dai piedi! non vedi che ho la spesa?!” al civettuolo:
La prego, mi aiuti, sto per svenire…
Ma mai che nessun uomo e vi giuro, ne ho incontrati tanti, si sia mai offerto di aiutarmi.
Tranne quella volta in cui feci questa scena, in tacchi e pellicciotto, ma rischiai comunque di slogarmi una caviglia per il breve tratto fatto da sola.

Fino a ieri odiavo il week end solo per questo.
Ma ieri, ho avuto un’idea.
Sono salita sulla scala e l’ho raggiunto.
Sapevo di averlo ancora.
Entrata nel supermercato, ricevuto lo sguardo di sospetto del cassiere, gli ho detto con grande soddisfazione:
“Lo zaino è vuoto, se vuole posso lasciarglielo qui“.
Eh sì.
Lo zaino dell’Interrail.
Quello che mi accompagnò per tutto il Peloponneso.
E l’anno dopo attraversò con me la Turchia.
E il seguente, in cui scoprii gli Hotel 5 stelle, fu dimenticato in un armadio.
Fino a ieri.
Fuori dal super ho attraversato trionfale via Venti.
Camminavo benissimo, sebbene carica come un mulo, a testa alta ed indipendente.
Quelli che mi guardavano per la strada pensavano che venissi da un viaggio lunghissimo.
Ho costruito così, grazie al mio fardello, un fascino da straniera.
Domenica prossima lo provo coi tacchi.

 

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