Io accetto un appuntamento al buio all’anno.
Solo per mantenermi in allenamento.
Tanto l’ho capito che ci si innamora nei momenti meno sensati, nei posti meno previsti e delle persone meno adatte.
Ma, alle volte, la vita potrebbe stupirti.
Le amiche insistono.
E io non so se hanno ragione o se non sono amiche per niente.
Allora esco e decido io dove andare.
Una cantina.
Appena lo vedo, glielo dico e lui sottolinea, garbatamente, di essere quasi astemio.
Prenderai un analcolico” dico sicura.
Peccato che appena entrata nei vicoli, io mi perda.
E la cantina sembri svanita, insieme alla strada dove era situata.
Cominciamo a chiedere informazioni ai passanti che, il caso vuole, siano tutte coppie.
Da quando vivo a Genova so che se mi perdo nei vicoli, non c’è soluzione.
Google Maps impazzisce.
Il cellulare non prende.
La gente mi indica percorsi incomprensibili.
Ma questa sera coloro che incontro combattono, come per fare uno meglio dell’altra.
Come per attestare il loro essere genovesi, dimostrando, nelle indicazioni che danno, gli equilibri del loro stare insieme.
Confondendomi sempre di più.
E dopo aver percorso la stessa strada almeno 10 volte, accade la tragedia.
Indosso una collana a 5 fili di perle, ed uno di quei fili, in quel preciso momento, si rompe.
Sento le sfere sfilarsi lentamente dal collo.
Con il ritmo lento e regolare delle perle che cadono.
Temo l’effetto jackpot.
Lo vedo già, questo sconosciuto signore, inchinato nel buio a raccogliere le palline luminose sul pavimento sconnesso del centro storico.
Una per una.
Tra escrementi e pezzi di bottiglia.
Ma le perle mi sono amiche.
Forse le uniche vere amiche, dato non mi presentano nessuno loro.
Fanno quel che devono fare.
Si adagiano ordinatamente nel reggiseno.
Ed io scoppio in una risata al limite dell’isteria, che lui pensa dovuta alla ricerca dell’enoteca perduta.
Gli appuntamenti al buio, a me, fanno ridere tantissimo.

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