Portaci il tuo amore, mi dice la mia amica al telefono.
Lei che di poesia se ne intende. Un festival internazionale di circo contemporaneo. 
Mi muovo verso un teatro genovese semivuoto dove ci saranno solo due numeri della compagnia Libetivore.

 

 

 

 

 

Il primo si chiama Hetre. Sul palco ci sono solo un ramo appeso  e delle foglie a terra. Il legno del ramo è faggio. Appena giunge una ragazza rossa che sembra un personaggio di un dipinto preraffaelita, inizia la poesia. La ragazza danza col ramo e il ramo con la ragazza.
Fanny Soriano, da sola, è una primavera di corpi. Un miracolo di bellezza. Tutti noi roteiamo appesi a quel ramo.
E non capiamo se siamo noi a portare il ramo, o il contrario. Una musica meravigliosa composta per l’occasione ci accompagna in quella danza rituale.


Il secondo numero si chiama Phasmes, insetti.
Un mio amico diceva di aver paura di tutti quelli che avessero più braccia e gambe di lui.
I due acrobati sul palco, lui altissimo lei piccolissima, si incastrano e uniscono le loro fisicità come fossero un insetto.
Questo essere pieno di gambe e braccia è impressionante. I due sono indivisibili, ma un’unica entità. Cercano un equilibrio, che perdono appena si allontanano. Al centro del numero si separano, ma non possono  che scontrarsi quando sono disgiunti. Senza farsi davvero male. O facendosene in modo irreparabile.
Una sorta di odi et amo. Nec tecum, nec sine te vivere possum. O più prosaicamente, come in una canzone, With or Without you.
Per sopravvivere, infatti, alla fine tornano insieme. Ma il tutto termina, in una nuova unione. Un equilibrio raggiunto.
E io me ne torno a casa, sola e commossa.

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