Lo so che è già il secondo blog relativo alla chiusura della Rinascente.
E mi scuso con voi.
Ma ormai aspetto solo le pause tra scuola e vita per andare in quello strano luogo di confine tra vita e morte.
Mi fa un effetto simile allo psicologo.
Ma gratis.
Perché non compro niente e guardo solamente.
Cioè le prime settimane ho comprato, anzi penso di essere stata una delle principali azioniste di questo fallimento.
Ma i soldi finiscono e ora, fino al prossimo stipendio, mi tocca solo guardare.
E vi assicuro che mi basta perché ormai per me è una questione spirituale.
Tra quelle orde di persone che si buttano su oggetti inutili e sbattuti senza criterio sui tavoli, io ho la conferma sulla mia unica fede.
La bellezza esiste.
Le cose della Rinascente sono belle.
E anche se attaccate da orde di lanzichenecchi, abbassate di prezzo e mezze rotte, rimangono splendide.
La bellezza non si perde mai, neppure se violentata e abbandonata a se stessa.
Il primo giorno che sono andata nel grande magazzino avevo notato un segnalibro.
Un piccolo oggetto senza significato in quella magnificenza.
I segnalibri si regalano.
O al massimo si rubano.
Ma in quella Waterloo degli oggetti, rubare anche solo 70 cent, mi avrebbe fatto vergognare.
L’altro giorno, dopo almeno un mese e mezzo, tra un porta preservativi dell’Alessi, macchinine disegnate da un architetto famoso e banane anti stress, ho rivisto il segnalibro.
In un panorama di prezzi stracciati in cui una abat-jour da 200 euro ne costa 10, quel piccolo pezzo di carta era prezzato 75 cent al 50 per cento.
Raffigurava una foto degli anni ’50 di un uomo e una donna divisi solo dalla borsetta di lei nella Loggia della Signoria a Firenze.
A fare da cornice due uomini che leggono il giornale senza nemmeno accorgersi della coppia.
Vado subito ad una delle casse piene di gente e con almeno 200 articoli a testa, solo col mio segnalibro.
Quando arriva il mio turno, la cassiera dice: “Da 1 euro e 50 diventa 1 euro.
Solo il 30 per cento di sconto.
Nemmeno quello che c’era scritto.
Questo mi dice il computer.  Lascia?”
Mi chiede la commessa stordita da tanta gente.
No, lo porto via. La bellezza resiste.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *