Labirinti degli specchi, navi pirata, coppie che fanno pace grazie ad un peluche del tiro a segno.
Mentre vivo colori e suoni che avevo quasi dimenticato tutto si annebbia. È la fuligine dell’autoscontro che mi circonda.
Una mano sovrastata da un enorme Rolex GMT master mi passa una manciata di gettoni colorati.
La mia macchina è bianca e sembra fatta per me.
Me la lascia un ragazzino che potrebbe essere un mio allievo dicendo: “È la migliore”. Mentre mi abituo a schivare precedenze non date e collisioni più o meno volute guardo i guidatori degli autoscontri.
Un padre che mostra al bambino come si muove un figo nella pista. Una coppia di minorenni che sanno sempre su chi accanirsi.
Due bionde quattordicenni che ridono a coetanei col ciuffo phonato attaccati alla loro macchina come vongole.
Il bello della cumpa che resta fermo aspettando la giusta occasione per  tamponare, con lo sguardo di chi sa di essere già un leader senza dover neanche aspettare di crescere.
Io, che mi alleno a guidare nel traffico come se fossi in corso Europa.
In fondo il luna park è solo un esercizio di vita. Forse solo un po’ più serio di quella vera.

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