La macchina della felicità

steve-mcqueen-jaguar-d-typeUn maestro un giorno ha condiviso con me la sua dottrina sulla felicità. Secondo il saggio chitarrista ognuno di noi sta attendendo un mezzo di locomozione. Non un uomo, una donna, un amore, la carriera, una famiglia, un cane, la casa al mare… Staremmo invece aspettando la macchina, il motorino, la moto, l’ape o perché no il filobus, come diceva il grande Freak Antoni. Malgrado io guidi raramente, è molto divertente applicare questo sistema. Fino a quando non si guida, incontra, compra, sale, costruisce, visualizza quella/o giusta/o non si può essere felici. Permettetemi la battuta, pur se un po’ utilitaria, come teoria potrebbe anche funzionare. Facciamo qualche esempio eccellente.
Forse Marilyn fu così infelice perché certa di essere destinata ad una Ford Thunderbird dello stesso azzurro metallizzato di un odierno e carissimo frigorifero Smeg. Se invece avesse potuto cavalcare libera su un purosangue selvatico questo l’avrebbe di certo riconosciuta, apprezzata e resa felice.
Sarà un po’ banale, ma è difficile dimenticare Audrey Hepburn seduta su un lato di una Vespa e vestita di bianco ed eleganza in Vacanze Romane. In effetti quella è per me l’immagine della gioia e della leggerezza.
Attenzione: come per i cani che scegliamo, non è detto che i mezzi di trasporto in questione ci somiglino per forza. Devono però “fare” per noi.
Mina, per esempio, me la vedo d’estate, seduta dietro un piccolo truck americano col vento che le scompiglia i capelli e il profumo degli olivi  che l’attraversa.
De Andrè è invece in mezzo al mare su una piccola barca che pesca e suona la chitarra, magari all’alba con una bottiglia di Vermentino accanto.
Personaggi un po’ meno noti, ma a me cari.
Bobby Soul in una metà mattinata invernale guida la Citroen DS del suo chitarrista a cui hanno tolto la patente. La macchina continua a fermarsi, deve essere il freddo pensa,  cercando di raggiungere un teatro in qualche parte dimenticata della Liguria. I sedili di velluto rosso sono macchiati e qualche tumbler giace abbandonato con il cocktail della sera prima.
Il mezzo di Sirianni è una roulotte di qualche circo accomodata su un prato a mezzogiorno. Lì fuori, mentre prepara le musiche per lo spettacolo, beve birra semi fresca facendo ubriacare il tiratore di coltelli.
Manfredi è su un autobus che percorre pezzi di Sudamerica e scrive e suda e piove dai finestrini nelle continue pause per far passare gli animali.
Il maestro diceva che sono insoddisfatta perché non ho ancora trovato la mia Jaguard. Un po’ ammaccata, sale e pepe, ma elegante e che mi sta aspettando da qualche parte.
Ma dove la trovo una Jaguard al giorno d’oggi?

 


Desideri di un compleanno

hqdefaultE’ poco romantico chiedere cosa si vuole per il compleanno. Oltre che poco educato.
Ma io ho sempre fatto delle liste, perché mi piacciono e ci sono anche nelle canzoni.
Poi non capisco le sorprese, come non capisco le ragazze che si vestono in modo semplice e fanno impazzire gli uomini. Quelle che sono belle acqua a sapone. Le invidio oltre a non capirle, io che stanotte alle 3 avevo l’allergia alle Extension delle ciglia, la tiroide che mi faceva male per i troppi trattamenti anti-cellulite e provavo ancora dolore per i tacchi che ho messo giovedì (che chi li ha visti ne valeva comunque la pena)
Come non capisco chi fuma qualche sigaretta quando gli va e non prende il vizio.
Come non capisco gli uomini a cui non piace il calcio, che se fossi maschio sarei un Hooligan.
E dunque faccio per tutti voi che oggi (solo oggi?) mi dovrete sopportare un po’ autoreferenziale, la lista. Ecco quello che vorrei mi regalaste.
Naturalmente i miei desideri non si possono comprare, ma proprio per quello sono certa che voi sarete in grado di realizzarli.
Vorrei, almeno per una volta, vedere ancora davanti alla mia finestra la tapparella mezzo abbassata di Maini.*
Vorrei gli auguri di Federico Sirianni. Autentici, con la r moscia.
Vorrei diventare estetista e farmi unghie e ciglia da sola.
Vorrei una maglietta del karaoke di Brignole Corner Bar autografata da Davide Icardi e da tutti i suoi cantanti.
Vorrei svegliarmi ogni mattina con le canzoni di Max Manfredi.
Vorrei vivere ai Piani senza sentirmi una vedova.
Vorrei accompagnare al concerto di Ariana Grande le mie allieve sotto ai 15 anni.
Vorrei fare un aperitivo a settimana al bar cinese della stazione a base di prosecco e noccioline e al massimo due patatine come si faceva una volta.
Vorrei essere una dei figli dei Pooh.
Vorrei saper suonare Comptine d’un autre été: l’après midi di Jann Tiersen al pianoforte.
Vorrei non piangere più il giorno del mio compleanno. Ma so che questo è irrealizzabile
Dicono che basti saper quel che si vuole per ottenerlo. Io la lista dei regali ce l’ho, ora tocca a voi aiutarmi a realizzarla e se non potete, fate la vostra come in quel gioco che girava su Facebook qualche tempo fa. Vi nomino tutti a desiderare.

 


Vuoi dimagrire? Innamorati del personal trainer

Beyonce-wotsnSe si ha fame si dovrebbe mangiare il pane, se si vuole dimagrire vivere d’amore e digiunare. L’ho sempre pensata così io, che da una vita combatto con un fisico morbido e mediterraneo. Posso tirarmela di essere fatta come la splendida Beyonce: a pera, tendo a mettere peso dalla vita in giù. Una tragedia, tanto che le ho provate tutte. Per un po’ ho intrapreso la proteica dieta delle uova che mi ha portato il colesterolo ad un picco che non supererò neanche ad ottant’anni, un’ altra volta la romantica dieta della luna, per cui ad ogni cambio della musa notturna mi privavo di tutti i cibi solidi e digiunavo. La conseguenza? Mi mettevo a fissarla dal Ponte Monumentale attendendo di trasformarmi in lupo Mannaro per andare a sbranare il primo poveretto che passasse per via XX Settembre. Gruppo sanguigno, Biscotto, Dissociata, Scarsdale, Weight Watchers, Paleolitica, Del super metabolismo, Hollywood, Zona.. Curiosa fu la Dukan per cui nel bel mezzo di un pomeriggio d’estate ebbi una visione, in termini psicologici detta Delirium: una commessa della Conad mi affettava fette di felino abbastanza spesse e le adagiava morbidamente nel pane con You Can Leave Your Hat On di Joe Cocker come colonna sonora. Niente di tutto ciò diede un risultato. Invece ora sento che ce la farò. Il cambiamento si chiama Luis ed è un istruttore di palestra. E’ καλὸς καὶ ἀγαθός , ovvero secondo la mitologia greca, bello e bravo. Penserete: “Banale, c’era arrivata già Madonna”. Forse, ma provare per credere. Se trovate l’istruttore giusto, nel mio caso è un pugile professionista dai colori latini, la motivazione per andare in palestra crescerà di giorno in giorno. Lotterete strenuamente fino all’ultimo minuto dell’allenamento. Io che sono la goffa per eccellenza, perché non si accorgesse che mi ero data la sbarra in testa, per tutta la lezione ho fatto finta di niente mantenendo un stoico sorriso. Tornata a casa meditavo il codice rosso al Galliera per trauma cranico. Infine se siete coraggiose, tanto da mettervi in prima fila durante la sua lezione, complici la musica alta e i battiti del cuore aumentati, vi sembrerà di ballare con lui. E se un ragazzo così atletico, in forma e affascinante non vi ha mai invitato in discoteca, sarà come se questo desiderio magicamente si realizzasse e alla fine del training vi verrà voglia di prendervi un Vodka Tonic soddisfatte. Mi sento già più magra solo a pensarci, ci vediamo in palestra.

 



Quant’è difficile il trash di Capodanno

igleEbbene sì, sono stata reclutata per la Notte di Capodanno a Madonna di Campiglio. Ogni volta che ci penso nella mia testa si scatena un immaginario di cappellini, labbra rifatte, lingue colorate, papillon e acido ialuronico… ci troviamo tra un cinepanettone dei Vanzina, un Fantozzi post moderno e un Terry Guilliam d’annata. Ma voi non sapete la difficoltà di scalettare una serata così. La prima parte è quella del Cenone quindi gli ospiti mangiano e ho deciso di cantare i brani che conosco, magari un po’ di jazz…sicuramente Mina, Battisti, Paoli.. ma mentre si avvicina la mezza devo cominciare a discostarmi dal mio solito repertorio sadness, se no il rischio è che ci sia un picco di suicidi a Capodanno proprio in Trentino. Quindi mi sono mossa così:
Stella Sei di Tozzi (remix) sarà il pezzo che accompagnerà verso la mezzanotte. Ve ne propongo due strofe perché secondo me neanche Dino Campana nei Canti Orfici…
Stai stella stai su di me, questa notte come se 
fosse lei, fosse Dio, fosse quello che ero io 
Polaroid stella stai dolce vento di foulard visto mai, visto mai 
che mi sospiri di più, che mi sospiri di blu. 

Stai stella stai come lei meno donna e un po’ gay 
chi lo sa tanto sei la mia stella stella stai 
corpo a forma di esse, dolce piede sul mio gas, quando 
vo, quando sto, 
per sospirarti di più per sospirarti di blu

Subito dopo il conto alla rovescia delle 12 il classico Disco samba, quello con Brasil e Meu Amigo Charlie per capirci, proporrò quel figaccione di Enrique Iglesias e la sua Bailando che mi hanno reso la vita impossibile negli ultimi due giorni:
Nelle prime ore del nuovo anno arriva secondo me il climax della serata, il momento più trash dell’anno. Io compongo la mia playlist non con i classici YMCA che mi incastro sempre con la pronuncia, I will survive che ormai è un po’ sorpassata o Maracaibo che Rhum e cocaina sembra una roba da nostalgici degli anni ottanta. Ma:
Cicale di Heter Parisi che era la sigla dell’edizione di Fantastico 81/82 e che vi consiglio di vedere nel video originale in tutta la sensualità del body anni ’80, dell’ accento americano e del naso non proprio alla francese. Vi propongo parti del testo ermetico del brano, alla ricerca di una soluzione insieme:
sole rosso fa l’arancia.. 
di lassu’ 
luna gialla fa il limone.. 
di quaggiu’ 
per cui la quale 
cicale cicale cicale 

cica cica’.. 
e questo e’ brutto e questo e’ bello.. 
chi lo sa’.. 
merlo del castello.. 
vola e va’ 
cica cica’.. 
io sto’ qua.. ah.. 

Poi chiuderei il momento trash proponendo un capolavoro assoluto di Jannacci Vengo anch’io? No tu no. Lascio in pace almeno nella prima notte dell’anno, tanto la si riprenderà in tutte le feste del 2015, Gianna e il mitico Rino Gaetano. Vengo anch’io? No tu no sarebbe da citare tutto, ma penso che basti questo estratto per ricordarne la genialità
Si potrebbe poi sperare tutti in un mondo migliore 
Vengo anch’io? No tu no 
Dove ognuno sia gia` pronto a tagliarti una mano 
un bel mondo sol con l’odio ma senza l’amore 
e vedere di nascosto l’effetto che fa
Vengo anch’io? No tu no 
Vengo anch’io? No tu no 
Vengo anch’io? No tu no 
Ma Perché? Perché no 

Infine per chiudere e per dire alla gente che è arrivata l’ora di risalire nelle proprie stanze d’albergo 5 stelle e invece per me di ritornare a Genova spero non nella tempesta di neve, un capolavoro che mi emoziona ancora e mi fa da madaleine delle medie, periodo di grande felicità, Alba chiara di Vasco Rossi
Buon Capodanno Trash a tutti!!!!

 

 


Non sono solo parole

chupitovasoIo m’innamoro delle parole e anche di chi le sa usare. Le parole possono essere il make up della lingua. Possono cambiare l’intenzione, il pensiero, il suono, l’immagine di una persona. Ormai scegliamo qualsiasi cosa: la cover del telefonino può essere coi fiori se andiamo ad un appuntamento romantico o riportare gli ingredienti del Moijto se invece stiamo andando all’aperitivo. A casa vogliamo un caffè? Possiamo scegliere tra 22 cialde che si chiamano Volluto, Arpeggio, Roma, Livanto, Capriccio, Così… Immersi in tutte queste scelte quotidiane, volte secondo alcuni a migliorarci la vita, spesso dimentichiamo di decidere quali parole…Usiamo quelle che girano, come virus e che molto spesso sono brutte. E’ vero la bellezza è negli occhi di chi guarda, dunque parlerò per me: ecco il podio delle tre parole più brutte di questo 2014.
Il terzo posto se lo aggiudica
CI STA
non proprio una parola, ma un’espressione. Anche io la usavo fino a quando Max Manfredi, in modo non molto simpatico, ma estremamente efficace mi chiese:
“Scusa potresti non usare più quell’espressione?”
Subito ci rimasi male, mi offesi e in sua presenza cominciai ad usarla ancora di più per dispetto, ma poi capì.
Questa cosa ci sta, quell’altra pure, succede qualcosa e si dice ci sta guardandosi con una certa complicità. Ma cosa ci sta? Chi ci sta? E dove? Da cosa deriva? Dai facili costumi di qualcuno? Dal fatto che si può portare in borsa perché ci sta?
Il secondo posto se lo aggiudica una parola spagnola.
CHUPITO (un colpo)
Usata nella lingua madre probabilmente non mi dispiacerebbe neanche, ma l’abuso di cui se ne sta facendo in Italia mi addolora. Soprattutto perché pronunciato dai giovanissimi che potrebbero invece usare la sua traduzione, molto più simpatica, come si fa già in molte zone delle Marche. Appena pronuncio quella parola penso alla Movida nei vicoli, a ragazzini coi brufoli che prendono in giro altri ragazzini coi brufoli solo perché hanno cellulari meno belli, alla formula un Chiupito un Euro, ai leggings indossati col sedere grosso, ai miei nonni quando andavano a bere un cordiale insieme, anzi  a quando mia nonna guardava mio nonno bere un cordiale.
Ed eccoci al podio, la parola più brutta che ho sentito quest’anno che mi ha dato subito una sensazione di nausea, di sciattezza, di perdita, di anti-poesia, quasi di svenimento. E’ una parola composta. E se già nella sua prima derivazione è brutta, in questa ultima è veramente agghiacciante. In più è assolutamente una parola da Capodanno, il che la rende ancora più orribile e legata ad un immaginario di cappellini, fischietti, gioia ad ogni costo, ubriacature violente, crostacei precongelati, voulevant, foto di pietanze su Facebook, fallimenti personali, solitudine e vuoto.
APERICENONE
Dunque cari amici e lettori facciamoci un chupito prima dell’apericenone che ci sta.

 


Caro Gesù Bambino….

20151220_192054C’era chi scriveva a Gesù Bambino e chi a Babbo Natale. Ho sempre pensato che questa fosse una questione di maggiore o minore laicità della famiglia di appartenenza, ma non è così detto. A scuola era un po’ come tra genoani e sampdoriani. O tra torinisti e juventini. Poi con le altre tifoserie non funziona il paragone, anche se sono due per città. Una lotta dura. Ed ecco che una volta ad 8 anni ho tirato i capelli ad una sciacquetta che sosteneva che Gesù Bambino non esistesse, ma Babbo Natale si. Io le dicevo figurati se quel nonnino ce la fa senza badante a venire da Nord e girarsi tutto il mondo con la slitta e lei controbatteva che dalla grotta di Betlemme il problema era lo stesso per un poppante che non sapeva neanche stare in piedi. A questo punto fu la rissa. La maestra è arrivata e ci ha diviso, ma già da allora avrei dovuto capire certe cose su alcune donne. Me compresa. Comunque che sia vera una o l’altra ipotesi è arrivato il momento della lettera. Mi ha sempre messo un po’ in crisi questa missiva e pensare che dovrei essere una professionista. Ho scritto infatti:
molte lettere d’amore che a dire il vero non sono andate a buon fine, alcune lettere di presentazione che solitamente venivano cestinate, una lettera di lamentela che non ha assolutamente risolto il problema, nessuna lettera di dimissione, una lettera d’addio che era molto triste, 4 lettere di san Valentino che invece erano le migliori, dato che infangavo i falsi anticonformisti che odiano San Valentino….
Caro Gesù Bambino,
non sono certa di essere stata abbastanza brava quest’anno, decidi tu. Ecco i misfatti:
ho rubato un astuccio pieno di penne bellissime dopo l’esame del tfa. So che è stata una brutta azione, ma era stato abbandonato nell’aula vuota e avevo bisogno di qualcosa per tirarmi su dopo quella pessima performance
Una sera ho bevuto più birre di quante poi mi son ricordata di pagare, non per cattiva volontà, ma per oblio da frumento.
Poi più o meno il resto è trascurabile.
Secondo un’autovalutazione è andata meglio dell’anno scorso, quindi ti darei il diritto di scegliere tra le tante cose che vorrei per questo Natale. Naturalmente se non tutte, almeno 3 o 4.
Volevo informarti che l’ordine di apparizione che vedi nella lista è casuale, non è una classifica.
Capisco che tu sia molto preso, però avrei una certa urgenza perché solitamente il regalo più bello era quello del mio fidanzato e quest’anno non penso che lo riceverò. Motivo di più per meritarmi almeno 5 o 6 tra le cose desiderate
Dunque….vorrei………………………………………..
Per chi volesse leggere il resto della letterina può trovarla sotto l’albero nella Portineria di via Venti Settembre 20. Temo che svelando i desideri su fb non si realizzino. Buona scrittura anche a voi!

 

 


Dopo un bacio: Ieri, oggi, domani

bacioIeri

Caro,
lo so che è stato solo un bacio quello di ieri, ma come fresia sugli abiti, il profumo delle tue labbra permane dentro alle mie. Grazie a quel ricordo, io danzo tra gli uomini che non mi volevano ed oggi darebbero tutto per avermi e a quelli che mi odiano proprio perché mi hanno avuta. Volteggio attorno a quelle donne che, come i loro mezzi sorrisi allo specchio, amano solo loro stesse. Casco giù dall’ Aurelia e percorrendo la via Helvetia tra rifiuti di zingari ed adolescenti, arrivo al mare. Mi muovo tra i profumi che mi stancano quanto mi fanno innamorare e tra i cerchi di fumo delle mie sigarette che escono solo dopo troppi bicchieri di vino. Mi scateno nelle lunghe fermate alle stazioni mentre i cani, che sembrano dolci e morbidi, mi ringhiano legati al guinzaglio.
Danzo al ricordo delle tue labbra di cotone.

Oggi
WhatsApp

*:) sorridente*;) occhiolino*:x innamorato pazzo*:-* bacio
(sorrisino, occhiolino, cuoricino che batte, bacino che parte)

Domani
Mia nonna l’altra sera mi ha detto che Maria, la mamma della sua mamma, ovvero la mia trisnonna, a diciott’anni aveva dato il primo bacio. Si, è vero, devo spiegare cosa sia un bacio, online comunque si dovrebbe trovare…Quando ci si piaceva, più o meno 100 anni fa, le persone si attaccavano, le labbra si univano e questa cosa si chiamava baciarsi. Pare che non lo sia stato più fatto dopo la terribile epidemia del 2030 che colpì prima gli Stati Uniti e poi si spostò in tutto il mondo. La nonna dice che, questa del bacio, era una cosa romanticissima. A me detta così sembra un po’ una schifezza, quasi che ci sia mangi uno con l’altro, che impressione…però effettivamente con Giovanni potrei provare, chissà che risate, magari ci piace. Naturalmente senza dirlo a nessuno, la nonna dice che è vietatissimo e poi sai com’è, i compagni di classe ci prenderebbero in giro.

 


Spider o Mouser?

spiderQuando parlo di macchine in qualche modo la dimensione è quella del sogno. Proprio come gli uomini che fantasticano davanti a Quattroruote, sempre che esista ancora e non abbia fatto la fine di Playboy. Vagheggio perché alla guida son pessima e se posso evitare di prendere la macchina lo faccio anche per pigrizia. Ma mi son sempre detta che se avessi l’auto giusta, che mi piaccia “fisicamente” intendo, sicuramente guiderei. Anche solo per portarla fuori.  Dopo molte ricerche l’ho trovata la mia macchina ideale. E’ una spider MG e fin qui tutto bene. Macchina d’epoca: tra un po’ non pagherei il bollo, il problema un po’ è la benzina, ma tanto l’idea è quella di girar con un foulard in testa in Aurelia nei giorni di sole, mica correre in autostrada. E qui arriviamo al colore: British Racing Green. Meraviglia pura: “Il verde brillante delle praterie che dimostrava in maniera lampante l’esistenza di Dio”di De Gregori esportato nell’Isola della Regina. Pensiamo agli abbinamenti: occhi, gioielli, vestiti, scarpe…Il prezzo è ragionevole, qualche acciacco, ma un motore fantastico, davanti per altro, come in tutte le macchine da corsa. Il bagagliaio non è neanche così piccolo. Anzi è abbastanza grande. Per cosa? Per il fatto che la mia macchina dei sogni è accessoriata. Ovvero, stanziando nella zona di Marassi, un topo particolarmente raffinato nei gusti ha deciso di fare la sua tana nel bagagliaio con tanto di rametti, foglie e castagne. Malgrado il proprietario della MG abbia già sfrattato numerose volte il simpatico, ma un po’ invadente ospite, pare che il piccoletto riconosca il suo odore e ricrei la tana ogni volta. E dunque? Farci amicizia e metterlo sotto al foulard? Forse doverei puntare su quell’altro sogno: un uomo con un bel fuori strada americano, tipo un Dodge rosso tutto un po’ sporco di fango, che mi venga a prendere in Via Venti. Son certa che i tacchi 12 in una macchina così farebbero una gran figura.

 


La mia lista di musicoterapia

cuffiette-swarovski (1)Da settimane su Facebook è tutto una lista. I libri che ti hanno salvato la vita, i film di cui non potresti fare a meno, i dischi che non puoi non avere. Sono catene di Sant’Antonio, ma parlano di scelte e raccontano chi le fa, più che nella lista fatta, in chi si elegge, la vittima che si sceglie per il prossimo elenco. Ora tocca a me e mi occuperò di musicoterapia.
Certa musica ha il potere di agire sui nostri recettori e regalarci sensazioni di benessere.
Mi piacerebbe condividere le canzoni che mi fanno stare bene in alcune occasioni.

Sul 31 che giunge da Boccadasse alle 18 e 30 sembra di stare in un cocco. Una signora ti schiaccia un piede e poi ti dice che non c’è più rispetto per gli anziani. Due tredicenni in un centimetro quadrato si baciano come tu vorresti fare da tutta la vita, magari però in una stanza d’albergo. Un pazzo recita Dante a memoria dalla coda dell’autobus con la ben riposta attenzione di tutta quella fascia. Non riesci a respirare, qualcuno ce l’hai nella schiena, un altro si avvinghia a te invece che al sostegno e non ti rendi neanche conto se ti stanno molestando o sei tu che molesti qualcuno.
In quei momenti solo Bach può aiutarti.
J. S. Bach, Concerto per due violini.

Ci sono mattine in cui ci si sveglia per aver voglia di tornare a dormire. Ma non si può. Un tratto di strada ci separa quasi sempre dai nostri impegni, lì possiamo ascoltare ad alto volume qualcosa di stupido e molto energico. C’ è chi vuole i rapper, chi il rock puro: io scelgo degli italiani, che non ascolterei mai durante il resto della giornata, i Negrita. Gli aretini mi raccontano delle loro vacanze a base di rum e coca cola in Messico. Io, che vado in Germania a bere birra o a Nizza in hotel con piscina, devo dire che vengo contagiata. Al di fuori di ogni giudizio di valore.
Negrita, Scivolando verso sud.

L’ultima situazione è quando aspetto una chiamata, mi sento infatuata, mi batte il cuore. Un pensiero, un viso, un desiderio. Devo struggermi. Qui c’è solo Lana del Rey con la sua voce storta, sforzata e sensuale a rendere ancora più drammatica l’attesa.
Lana del Rey, Cola.

Siete nominati, ora tocca a voi.