Rosso napoletano

Spaccanapoli. Un bambino, traccia il mio percorso.
Ha i capelli rossi, scarpe da tennis, una maglia e dei pantaloni grigi.
Si differenzia da tutti gli altri scugnizzi napoletani da un dettaglio.
Le orecchie, incredibilmente a sventola.
Mi è sempre avanti di poco.
Si ferma a parlare quella lingua incomprensibile in tutti i negozi di frutta, nei bar, nei bassi.
La gente sembra aspettarlo.
E lui cammina veloce.
A volte si ferma a giocare a pallone con qualche altro ragazzino.
Se lo supero, mi recupera.
Se mi fermo, m’aspetta.
A quell’ora di primo pomeriggio in cui la città è fermata dalla bafagna, il rosso è il padrone di tutte quelle vie.
Nascoste, dimenticate.
Piene di segreti che convivono con le voci gridate.
Ad un certo punto giungiamo in una piazzetta, seduta su una panchina al centro, c’è sua mamma.
Fa qualcosa che non capisco, forse aggiusta qualche vestito del ragazzo.
Dove possa vedere entrambi, nella parte alta della piazza, c’è il papà che vende kebab.
Kebab napoletano originale.
Il rosso è figlio di persone antiche.
Entrambi si rendono conto della mia presenza e non sono gradita.
Me ne vado, portandomi dietro le sue orecchie a sventola.

I muratori

Strategia 2: tappi più cuffia antirumore

Ogni volta che finisce la scuola, ho un monte di ore di sonno da recuperare impressionante. Nemmeno dopo gli interrail della gioventù, giungevo a casa così bisognosa di dormire.
Ogni volta che finisce la scuola, nella mia fantastica dimora in Venti Settembre 20 inizia una nuova ristrutturazione.

Il grammofono

Da un po’ di tempo desidero uno stereo.
Studiando e insegnando ho sempre vissuto la musica come un lavoro.
L’ascoltavo sul computer, su registratori digitali o al massimo, quando mi sentivo un po’ sola, alla radio/tv.
Negli ultimi anni, quindi, non ho sentito il bisogno di qualcosa che riproducesse suoni in modo consono all’ intimità della mia stanza.

Sotto gli ombrelli colorati

Sotto gli ombrelli colorati
sta l’ombra grigia.
Del mio cuore di vetro soffiato,
cartavetrato.
Sotto gli ombrelli colorati
magari porta male,
come cappelli sul letto.
Sotto gli ombrelli colorati
ottagoni di marciapiede
che, da quando ci sono
nemmeno piove,
ma neppure c’è il sole.

Curarsi con la musica

Il mondo della scuola continua ad osannare la potenza della musica: dalla primaria inferiore alla secondaria di secondo grado.
Se si sente parlare i dirigenti del Miur, sembra che si voglia creare nelle scuole una doppia strada: da una parte far specializzare i musicisti, dall’altra formare un gusto anche per gli altri.
Insomma sembrano dire: hanno fame? che mangino musica.
Non proprio tutti, però.

Un viaggio d’epoca

Il viaggio oggi è sempre più all’insegna del confort.
Se vuoi dormire, puoi.
Se vuoi ascoltare la musica anche. L’importante, però, è che all’interno della cabina ci sia assoluto silenzio.
Quasi si guidano da sole, le macchine di adesso.
Ma non è sempre stato così.

L’amore è uno che ti assomiglia su Youporn

Quando mi chiedono cosa sia l’amore, rispondo che è uno che ti assomiglia su Youporn.

Che non Son certo le cose che fa a somigliarti, per fortuna.
Nemmeno tanto la faccia, che non è che si veda poi tanto.
E sicuramente neppure quello a cui si assiste.
Ma ha un certo ardire.
Una sicurezza.
Una cura, che è consapevolezza ontologica del sé e dell’altro.
Quando mi manchi, lo vado a cercare.
Ed è balsamo per il mio cuore.

 

 

With or without you

Portaci il tuo amore, mi dice la mia amica al telefono.
Lei che di poesia se ne intende. Un festival internazionale di circo contemporaneo. 
Mi muovo verso un teatro genovese semivuoto dove ci saranno solo due numeri della compagnia Libetivore.