Dalle donne di Satan’s Circus ad Alexis

alexis054_3Avrei dovuto cantare per presentare Satan’s Circus, l’ultimo romanzo di Giovanni Giaccone. Ma poi abbiamo deciso che avrei dovuto parlare per presentare Satan’s Circus, l’ultimo romanzo di Giovanni Giaccone. Ancora dopo è arrivata l’alluvione e abbiamo pensato che avrei dovuto rimandare per presentare Satan’s Circus, l’ultimo romanzo di Giovanni Giaccone. Tutti questi giri per dirvi che per presentare Satan’s Circus, l’ultimo romanzo di Giovanni Giaccone avevo studiato e mi ero concentrata. Soprattutto sulle figure femminili del romanzo. E dunque sempre per presentare Satan’s Circus, l’ultimo romanzo di Giovanni Giaccone ho fatto una riflessione sulla perfidia femminile che mi ha fatto tornare alla memoria il fantastico saggio di Lia Volpatti: Sul braccio di colei . Il mio week end è stato quindi abitato da  tutte le cattive dei proverbi, delle favole, della Bibbia, della tragedia classica, del romanzo dell’800, dei noir del novecento, dei drammi di Shakespeare. Salomè, Dalila, Fedra, Nanà, Lady Machbeth…E a questo punto io che sono pop come non mai, un direttore di una scuola mi disse che ero la Milly Carlucci de noialtri, comincio a pensare quale sia la mia cattiva, quella che mi ha cambiato la vita, mi ha spezzato la crescita, mi ha fatto diventare quello che sono. Ed eccola. Non viene da un romanzo signori, neanche da un’opera teatrale, ma da un telefilm: Dynasty.

Alexis Morrel Carrington Colby Dexter Rowan.

La quantità di cognomi dovrebbe già farvi capire quanti contratti matrimoniali la signora abbia alle spalle. Joan Collins perfettamente in ruolo, è la vera e classica vamp, una fusione tra malvagità ed erotismo. Non ha tenerezza per nessuno, è avida, vendicativa, indossa cappelli, veline, abiti animalier, zebrati, pellicce, perle, Chanel originali e il business per lei è tutto. Anche quando è in casa da sola è truccatissima, bardata come se dovesse andare ad una prima, in mano ha o un Veuve Clicquot ghiacciato, o un Martini cocktail. Il trucco e la pettinatura sono perfetti anche se ha appena vissuto la più travolgente notte della sua vita o semplicemente si è appena svegliata. Le pellicce le indossa anche quando ci sono 30 gradi e quando, immersa tra bolle e spume, fa il bagno in testa ha un turbante anni ’30. Prende le telefonate sdraiata sul divano e compra per concentrarsi. Dorme in lenzuola di seta color crema. Si sposa solo per guadagnare di più e per aver complici che la portino a completare il suo scopo nella vita: distruggere il ricchissimo petroliere Blake Carrington. Forse l’unico uomo che ama e dunque per questo, unica debolezza da demolire. Tutto ciò nell’allora capitale del petrolio, Denver. Ecco Giovanni Giaccone ti ringrazio di avermi fatto riscoprire questo personaggio che, al pari di anni di terapia, mi sta dando tante risposte non solo sul perché gli scrittori disegnino personaggi femminili perfidi.

“Sul braccio di colei….”dalla canzone Vipera di E.A. Mario del 1919

 

 

 

Dopo un bacio: Ieri, oggi, domani

bacioIeri

Caro,
lo so che è stato solo un bacio quello di ieri, ma come fresia sugli abiti, il profumo delle tue labbra permane dentro alle mie. Grazie a quel ricordo, io danzo tra gli uomini che non mi volevano ed oggi darebbero tutto per avermi e a quelli che mi odiano proprio perché mi hanno avuta. Volteggio attorno a quelle donne che, come i loro mezzi sorrisi allo specchio, amano solo loro stesse. Casco giù dall’ Aurelia e percorrendo la via Helvetia tra rifiuti di zingari ed adolescenti, arrivo al mare. Mi muovo tra i profumi che mi stancano quanto mi fanno innamorare e tra i cerchi di fumo delle mie sigarette che escono solo dopo troppi bicchieri di vino. Mi scateno nelle lunghe fermate alle stazioni mentre i cani, che sembrano dolci e morbidi, mi ringhiano legati al guinzaglio.
Danzo al ricordo delle tue labbra di cotone.

Oggi
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*:) sorridente*;) occhiolino*:x innamorato pazzo*:-* bacio
(sorrisino, occhiolino, cuoricino che batte, bacino che parte)

Domani
Mia nonna l’altra sera mi ha detto che Maria, la mamma della sua mamma, ovvero la mia trisnonna, a diciott’anni aveva dato il primo bacio. Si, è vero, devo spiegare cosa sia un bacio, online comunque si dovrebbe trovare…Quando ci si piaceva, più o meno 100 anni fa, le persone si attaccavano, le labbra si univano e questa cosa si chiamava baciarsi. Pare che non lo sia stato più fatto dopo la terribile epidemia del 2030 che colpì prima gli Stati Uniti e poi si spostò in tutto il mondo. La nonna dice che, questa del bacio, era una cosa romanticissima. A me detta così sembra un po’ una schifezza, quasi che ci sia mangi uno con l’altro, che impressione…però effettivamente con Giovanni potrei provare, chissà che risate, magari ci piace. Naturalmente senza dirlo a nessuno, la nonna dice che è vietatissimo e poi sai com’è, i compagni di classe ci prenderebbero in giro.

 

Spider o Mouser?

spiderQuando parlo di macchine in qualche modo la dimensione è quella del sogno. Proprio come gli uomini che fantasticano davanti a Quattroruote, sempre che esista ancora e non abbia fatto la fine di Playboy. Vagheggio perché alla guida son pessima e se posso evitare di prendere la macchina lo faccio anche per pigrizia. Ma mi son sempre detta che se avessi l’auto giusta, che mi piaccia “fisicamente” intendo, sicuramente guiderei. Anche solo per portarla fuori.  Dopo molte ricerche l’ho trovata la mia macchina ideale. E’ una spider MG e fin qui tutto bene. Macchina d’epoca: tra un po’ non pagherei il bollo, il problema un po’ è la benzina, ma tanto l’idea è quella di girar con un foulard in testa in Aurelia nei giorni di sole, mica correre in autostrada. E qui arriviamo al colore: British Racing Green. Meraviglia pura: “Il verde brillante delle praterie che dimostrava in maniera lampante l’esistenza di Dio”di De Gregori esportato nell’Isola della Regina. Pensiamo agli abbinamenti: occhi, gioielli, vestiti, scarpe…Il prezzo è ragionevole, qualche acciacco, ma un motore fantastico, davanti per altro, come in tutte le macchine da corsa. Il bagagliaio non è neanche così piccolo. Anzi è abbastanza grande. Per cosa? Per il fatto che la mia macchina dei sogni è accessoriata. Ovvero, stanziando nella zona di Marassi, un topo particolarmente raffinato nei gusti ha deciso di fare la sua tana nel bagagliaio con tanto di rametti, foglie e castagne. Malgrado il proprietario della MG abbia già sfrattato numerose volte il simpatico, ma un po’ invadente ospite, pare che il piccoletto riconosca il suo odore e ricrei la tana ogni volta. E dunque? Farci amicizia e metterlo sotto al foulard? Forse doverei puntare su quell’altro sogno: un uomo con un bel fuori strada americano, tipo un Dodge rosso tutto un po’ sporco di fango, che mi venga a prendere in Via Venti. Son certa che i tacchi 12 in una macchina così farebbero una gran figura.

 

Il panda del 66

panda-225x300Oggi è un domenica, un giorno di festa. Da quando Alice mi ha abbandonato il week end è così lungo da passare. E poi io non sono un patito del calcio. E’ stato proprio suo papà a buttarmi nel cassonetto. Per il suo dodicesimo compleanno le ha comprato un biglietto per lo show di Violetta e un karaoke semi professionale. A quel punto bisognava fare un po’ di spazio nella stanzetta. D’altronde io sono un panda gigante di peluche tutto un po’ rovinato, cosa mi aspettavo.. Siamo stati insieme 8 anni. E pensare che è stato proprio lui a comprarmi nel negozio di giocattoli per i cinque anni di Alice. Chi la vita ti da, la vita ti toglie…ironia della sorte. Dunque stamane mi son tirato su le maniche, ho messo un po’ di contorno occhi dato che queste occhiaie sono un disastro e son partito per farmi un giro sul 66. Che strana questa città, fino a qualche giorno fa pareva di essere nella fase finale di Blade Runner ed ora splende un sole che sembra giugno. Quando è così bello penso sempre ad Alice, a quando i raggi filtravano dalla finestra illuminandole i capelli come grano maturo. Ma anche quando piove penso ad Alice: a quando guardavamo insieme 2 volte di seguito Kung Fu Panda perché fuori diluviava. Adesso guarderà X Factor con la sua amica Violetta? Gli amici mi dicono che dovrei non pensarci ed, ogni volta che mi viene in mente, far cose appaganti. Io ci provo, ma l’unica cosa più divertente di Alice è mangiar bambù e, insomma, non sono proprio un figurino. Devo mantener la linea se voglio che un’altra bambina mi adotti. La psicologa mi ha detto che devo puntare sull’autostima. A questo proposito mi son scritto dei punti:
1)sono l’emblema nazionale della Cina
2)sempre in Cina appaio sulle monete d’oro
3)faccio simpatia a tutti  4)mi hanno fatto il simbolo del WWF.
Poi..poi basta direi..tralasciando la saga cinematografica già citata. Quindi sono certo che presto, anzi nel percorso del 66 riuscirò a trovare una nuova bambina che mi voglia bene, magari anche più di Alice e soprattutto più di suo papà.
Ma.. quella bambina bionda alla fermata sembra proprio lei…
“Sono qui Alice, come stai bene.., non son riuscito a prenotare la fermata, sai come son gli autisti.., vuoi raggiungermi al capolinea in piazza Di Negro…?”

 

Io ballo da sola, ma con le cuffie.

5391-58011-300x225Per essere sabato sera Piazza De Ferrari è insolitamente piena di giovani.
Saranno tutti angeli del fango, mi dico.
Guardo meglio: niente melma, ma cuffie. E’ la Silent disco, mi spiegano: dei dj mettono la musica ed invece di utilizzare un sistema di altoparlanti, la trasmettono via radio. Il segnale viene dunque raccolto dalle cuffie wireless indossate dai partecipanti. Ci sono 2 canali, quindi addirittura sei tu che decidi cosa ascoltare.
“Mi volete dire che questi ballano sentendo nelle cuffie musica diversa??”E perché non se ne stanno a casa loro, penso, che magari senza esagerare che poi arriva la vicina di sopra, potrebbero ballare con un volume decente.
“Ma scherzi? è troppo cool. Evita l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica…Quelle di Sestri Levanti e Chiavari sono mitiche”
Io non mi fido. Mi metto le cuffie del pianoforte che uso per l’mp3 e faccio un sorriso da sballata al buttafuori. Lui ferma quella dietro di me dicendole: “Senza cuffie son 15 euro”
L’ho fregato, come quando al posto di blocco fermano quello prima di te.
Entro piena di preconcetti.
Penso che se c’era una cosa bella della discoteca era che si cuccava.
Qui è veramente difficile o comunque strano. Ballando, se vuoi dire qualcosa a quello davanti ti avvicini fisicamente e gliela gridi nell’orecchio, in modo da stordirlo per le prossime tre ore con il tuo profumo. Ora non puoi.
Poi, essendo due i canali, c’è gente che balla una cosa e gente che balla un’altra.
Rompe l’empatia: è come andare al cinema insieme e veder due film diversi. Magari in una cuffia c’è un pezzo molto movimentato e nell’altra uno lento.
Non so se sembrano più sociopatici o psicolabili, una sorta di conseguenza estrema alla già curiosa tendenza della gente che parla con gli auricolari per la strada.
Prima blateravano, ora addirittura ballano da soli e non come lo intendeva Bertolucci nell’omonimo film.
Nelle mie cuffie non c’è niente però. Quindi mi aggiro nel cortile di palazzo Ducale, intontita dalla situazione, dalla folla, dagli odori.
Tutto è maledettamente suggestivo, a partire dalla luce che con i led colorati sul bianco del cortile è spettacolare.
Centinaia di persone ballano nel silenzio. Sembra una soggettiva di un film e mentre fantastico su chi vorrei alla regia di questa scena mi si avvicina uno, carino, biondo e discretamente elegante che mi chiede:
“Nelle tue cosa si sente?”
E io rispondo, ammiccando: “Il requiem di Mozart”. Purtroppo non faccio in tempo a vedere il feedback che un bestione puzzolente mi dice: “Bello, ma te lo vai ad ascoltare fuori”
E mi accompagna silenziosamente all’uscita.

 

Io non spalo, ma compro

angeliGiovedì 9 ottobre 2014. Via XX Settembre 20 ore 22. Interno notte.
Questa sera non esco, no. C’è Basic Instinct su Iris, il ciclo Douglas Dinasty ed io lo amo lo sguardo di Michael. Tra rompighiaccio, gambe accavallate e Jack Daniels ad un certo punto salta il mio satellitare. Dio come la manda, penso. Nessun problema, non rubo più internet al vicino. Mi butto sullo streaming del film quando
Vuoi migliorare le tue prestazioni sessuali?(bé..)
Hai vinto un milione di euro
Cuccioli di dobermann gratis (manco mi pagassero)
Capisco che solo l’ospedale Maggiore guarirà il computer da tutti questi virus. Ma ne è valsa la pena, tra Michael e Kirk non saprei chi è più sexy. Peccato che proprio mentre non si capisce se Sharon è colpevole o no salta la corrente.Sta succedendo qualcosa di strano. Mi auguro non sia quello che penso. Cerco una candela, apro la porta d’ingresso, la luce di sicurezza del piano è attivata, gli ascensori parlanti tacciono, sono saltati, la luce non basta, per fortuna ho accendini ovunque, anche se non so perché sono anni che dico di aver smesso di fumare. La graziosa candela bianca coi fiori non si trova, il silenzio combatte contro la pioggia che accende la stanza ad intermittenza. Mi addormento con difficoltà e con lo spioncino aperto perché ho paura, come i cani a Capodanno.

Venerdì 10 ottobre, Via Venti Settembre 20 ore 10. Esterno giorno.
Un morto. La disperazione, le strade semivuote, negozianti contro giornalisti, giornalisti verso negozianti, negozianti e giornalisti contro il sindaco. Gli oggetti si nascondono sotto il fango, come fosse neve. I racconti della gente, il cielo che sembra divertirsi da lassù come guardasse da diciassettesimo piano dello sky-scraper di Brignole.
Il Bisagno continua ad esondare su Facebook, milioni di volte. Sempre uguale. E’ comunque un déja vù e rispetto al novembre 2011 manca solo la voce di Maini. Anche se sono certa che da qualche parte se la sta prendendo con il presidente degli yogurt.
Stasera tutti nelle case con la paura del Mostro a guardar le televisioni come in una canzone di Vasco cantata dalla Mannoia.

Sabato 11 ottobre, Via XX Settembre 20 ore 10. Esterno giorno.
Sono arrivati dei giovani: sono belli e sporchi. Spalano come dei disperati. Nelle poche pause alcuni si fanno i selfie, altri cercano di cuccare, ma mi piace anche questo. Comunque non mollano la pala, come se finalmente potessero fare qualcosa, avessero il loro riscatto dalla fama di mammoni, lazzaroni, mantenuti.
Come ci si comporta con un Angelo? A Genova lo si ringrazia, gli si offre il caffè. Ed io? Io compro.
10 euro di focaccia da Mario. Prendo un’Angela carina e magra e le dico:  “Per te e gli altri ragazzi che lavorano” Le si piazzerà sui fianchi? Comunque poi li brucia, dai…
50 euro di monili in una oreficeria alluvionata.
75 euro di vestiti infangati.
Io non spalo, ma compro.
Certamente non è molto, forse non è abbastanza, ma è quello che posso fare per la mia Venti Settembre bagnata.
Ma la pioggia sta ricominciando a battere forte…

 

Uno è troppo poco, ma tutti non posso averli

IMG10403-300x225Chi mi conosce sa quanto io ami i profumi.
Per molto tempo ne ho usato solo uno. Lo portava un’amica di mia madre e quando da bambina la sentivo emanare quella classica fragranza la rincorrevo ovunque come un serpente ammaestrato. Così ho continuato nell’adolescenza. Tutti sapevano cosa regalarmi. I fidanzati più innamorati  mi creavano il kit: saponetta, bagnoschiuma, crema corpo. I miei collant sapevano di rosa di maggio, raccolta a mano nelle ore del mattino. Quello sarebbe stato il mio profumo e non l’avrei mai tradito. Idealismi dell’adolescenza?
A vent’anni studiavo a Bologna con la mia migliore amica. Usava una fragranza che le conferiva un odore più che una profumazione, qualcosa di persistente e sensuale. Quando andava in università presto la mattina ( io facevo il Dams…) me ne spruzzavo un po’. Non era come su di lei. Ma comunque quando lo mettevo mi sembrava di sentire scrosciare una cascata giapponese e di trovarmi in quel luogo magico dietro alla rapida dove ci si nasconde nei film tra i fiori bianchi protagonisti di quel bouquet. Non l’ho mai comprato quel profumo.
Ma da allora ne ho comprati tantissimi altri. Mai perché li sentivo in profumeria, ma perché erano sulla pelle delle persone, mi raccontavano di loro, più delle loro macchine, delle loro scelte, dei loro amori. Quello di mia sorella, di quell’amica, a volte addirittura delle persone che fermavo per la strada.
Quando mi innamoravo di un uomo e mi mancava o finiva mi compravo il suo profumo e mi sembrava di nuovo vicino. E’ un escamotage molto utile, lo consiglio.
Ho un look per fragranza, un aroma per stato d’animo e un effluvio per ogni occasione. Ma la cosa che mi colpisce di più e che più ne posseggo e più desidero sempre quello che non ho. Quando poi lo compro è come se perdesse un po’ di valore, mi stancasse già. Natura umana?
Forse non ho trovato quello giusto. Almeno così si dice.
Ma tutti certo non posso averli. Tornerò ad un unico profumo o continuerò a desiderare bouquet diversi fino a quando non li posseggo?
Non so rispondere, ma posso affermare che se continuo così, a parte cominciare a condirci l’insalata come affermavo a marzo ne il Pranzo di primavera, l’unico profumo che dovrà cominciare ad interessarmi è l’Eau d’Argent, de Parfum però, e non de Toilette, con quello che costano…

 

La mia lista di musicoterapia

cuffiette-swarovski (1)Da settimane su Facebook è tutto una lista. I libri che ti hanno salvato la vita, i film di cui non potresti fare a meno, i dischi che non puoi non avere. Sono catene di Sant’Antonio, ma parlano di scelte e raccontano chi le fa, più che nella lista fatta, in chi si elegge, la vittima che si sceglie per il prossimo elenco. Ora tocca a me e mi occuperò di musicoterapia.
Certa musica ha il potere di agire sui nostri recettori e regalarci sensazioni di benessere.
Mi piacerebbe condividere le canzoni che mi fanno stare bene in alcune occasioni.

Sul 31 che giunge da Boccadasse alle 18 e 30 sembra di stare in un cocco. Una signora ti schiaccia un piede e poi ti dice che non c’è più rispetto per gli anziani. Due tredicenni in un centimetro quadrato si baciano come tu vorresti fare da tutta la vita, magari però in una stanza d’albergo. Un pazzo recita Dante a memoria dalla coda dell’autobus con la ben riposta attenzione di tutta quella fascia. Non riesci a respirare, qualcuno ce l’hai nella schiena, un altro si avvinghia a te invece che al sostegno e non ti rendi neanche conto se ti stanno molestando o sei tu che molesti qualcuno.
In quei momenti solo Bach può aiutarti.
J. S. Bach, Concerto per due violini.

Ci sono mattine in cui ci si sveglia per aver voglia di tornare a dormire. Ma non si può. Un tratto di strada ci separa quasi sempre dai nostri impegni, lì possiamo ascoltare ad alto volume qualcosa di stupido e molto energico. C’ è chi vuole i rapper, chi il rock puro: io scelgo degli italiani, che non ascolterei mai durante il resto della giornata, i Negrita. Gli aretini mi raccontano delle loro vacanze a base di rum e coca cola in Messico. Io, che vado in Germania a bere birra o a Nizza in hotel con piscina, devo dire che vengo contagiata. Al di fuori di ogni giudizio di valore.
Negrita, Scivolando verso sud.

L’ultima situazione è quando aspetto una chiamata, mi sento infatuata, mi batte il cuore. Un pensiero, un viso, un desiderio. Devo struggermi. Qui c’è solo Lana del Rey con la sua voce storta, sforzata e sensuale a rendere ancora più drammatica l’attesa.
Lana del Rey, Cola.

Siete nominati, ora tocca a voi.

 

Dai trenta ai novant’anni

stelli-sul-mare_chiringuito_genova-4-300x200La spiaggia è quasi vuota e il mare quasi nero.
Qualche straniero ancora in viaggio. Una ragazza con il cane. Alcuni corrono in corso Italia. Poi ci sono loro, quelli che in spiaggia ci vivono. Se fossimo in un bar sarebbero gli avventori fissi, quelli di cui si sa tutto, non solo cosa bevono. Questi in spiaggia ci vanno sempre, basta che non piova. E’ sufficiente qualche raggio di sole.
La casa ce l’hanno, ma preferiscono il lido. Soprattutto da aprile a settembre, come se la sabbia fosse un’estensione delle loro case. Lì chiacchierano, giocano a carte, e prendono il sole. Principalmente sono amici e si sdraiano vicini, ma poi ci sono delle rivalità nel gruppo. I maschi alfa si scontrano, le più sciantose litigano perché vogliono tutte le attenzioni, ma sia gli uomini che le donne si guardano attorno. Divergono i giudizi, ma gli argomenti sono gli stessi: un topless, un taglio di capelli, i muscoli di un palestrato, qualche bacio un po’ più osé sul bagnasciuga.
L’età media è sui cinquanta, ma ci sono dei picchi.
La più giovane ha trent’anni, più matura dei coetanei, forse perché non è di qui. Non ci riesce a parlare di aperitivi e discoteche. Ogni tanto ci prova, ma poi il ragazzo di turno si mette le cuffiette e neanche l’ascolta più. Troppo preso dalle sue hit. Troppa fatica. E’ molto carina certo, ma alle ragazze della sua compagnia basta offrire da bere per ottenere ciò che vuole. A quel punto lei torna dagli habituè, che inizialmente la prendono in giro. Ma la fanno sentire subito a suo agio. Capita. Lusingata.
E poi c’è lei: la signora di novantadue anni. E’ la prima che si nota sul litorale. La sua pelle è stata così cotta dal sole da divenire dura, pare cuoio lavorato. Mi piacerebbe toccarla, forse poi ne avrei paura. L’anziana parla con tutti, a parte il fatto che ha un leggero tremore immagino dovuto all’età, sembra in ottima salute. Sa di essere la regina e dietro i suoi occhiali neri dispensa consigli, come un buon allenatore.
A volte nella vita qualcosa rende più incredibile ciò che è già straordinario. La signora nuota. Arriva fino alla boa a dorso. Non quella dei bambini, quella lontana. Quella che si fa fatica e si rimane senza fiato e qualche secondo ci si appoggia per riposare prima di tornare a riva.
Quando entra sembra che strisci verso il mare, come fanno le tartarughe. Un bellissimo esemplare. Per uscire però ha bisogno che l’aiutino in due, che la portino fuori dall’acqua. A volte entra con la camicia, il copricostume e aspetta a riva che le si asciughi sulla pelle.
Non riesco a non pensare: “E se il suo cuore non dovesse sopportare la fatica? Se quelle onde di settembre la stancassero troppo? E quella luce diffusa l’accecasse tanto da non riuscire a tornare?”
Forse le piacerebbe finire così, dentro al mare. O non ci pensa proprio perché sa che non succederà lì.
Guardarla da riva è comunque meraviglioso. Ogni sogno sembra realizzabile e tutto più raggiungibile, anche l’amore.

 

Umberto Eco e Paris Hilton? La moda come comunicazione.

paris-250x300Un mio amico l’altro giorno si è complimentato di come ero vestita, ringraziandolo ho detto: “Sono soddisfatta del mio guardaroba” Immediatamente ho completato sottovoce: “Non altrettanto della mia vita sentimentale o di quella lavorativa.” In realtà mentre scrivo indosso un cappello a falda larga di paglia, occhiali stile anni ’70 da sole/vista, una fascia nera di pizzo e come copricostume un pareo coi soli azzurri che la mia amica si è dimenticata da me. Ai piedi ballerine rosa con fiocchetti leopardati. Tralasciando la mise del momento.. sono comunque convinta dell’affermazione di prima. E di comunicare almeno un messaggio forte e chiaro. Un sì, che nel campo artistico e sentimentale ancora non è così luminoso. Meglio di niente, no?
Immaginiamo di incontrarci in via XX stasera. Sono le 19 ed indosso un vestito rosso. Senza che voi siate il tenente Colombo, il mio abbigliamento vi farebbe dedurre che sto andando ad un appuntamento. Quasi banale.  Ma osservando più a fondo il tipo di acconciatura, i dettagli della collana, le scarpe e le sfumature del trucco vi potrebbero svelare il tempo passato per prepararmi, la sicurezza che ho di piacere, quanto io tenga a questo incontro, ciò che mi aspetto dalla serata, addirittura potreste arrivare all’età e se mi conoscete un po’ alla identità della persona che devo incontrare. Trovo che questo sia incredibile. Potremmo sapere tutto quello che vogliamo anche senza andare su fb a cercare informazioni e foto come segugi…Alcuni penseranno che una botta di sole ha fatto uscire allo scoperto la Paris Hilton che c’è in me e che sicuramente non coincide solo nell’amore per i chihuahua e per il rosa. Ma in realtà io vorrei riflettere insieme su quanto l’abito che indossiamo sia il grado zero della comunicazione. Quanto l’eleganza sia una scelta, come ci dice la sua etimologia che deriva da eligere, scegliere. Il nostro essere alla moda è la costruzione di un alfabeto che ci racconta. E tutti noi quando ci svegliamo raccontiamo qualcosa di noi, di dove viviamo e di cosa vogliamo dalla vita scegliendo i nostri abiti, o non scegliendoli.
“Ha la minigonna è una ragazza leggera. A Catania. Ha la minigonna è una ragazza moderna. A Milano. Ha la minigonna, a Parigi: è una ragazza. Ha la minigonna ad Amburgo, all’Eros: forse è un ragazzo.
Questo scriveva più di trent’anni fa Umberto Eco nella Psicologia del Vestire. E lui di Paris Hilton, al contrario di me, ha sicuramente molto poco.