Desideri di un compleanno

hqdefaultE’ poco romantico chiedere cosa si vuole per il compleanno. Oltre che poco educato.
Ma io ho sempre fatto delle liste, perché mi piacciono e ci sono anche nelle canzoni.
Poi non capisco le sorprese, come non capisco le ragazze che si vestono in modo semplice e fanno impazzire gli uomini. Quelle che sono belle acqua a sapone. Le invidio oltre a non capirle, io che stanotte alle 3 avevo l’allergia alle Extension delle ciglia, la tiroide che mi faceva male per i troppi trattamenti anti-cellulite e provavo ancora dolore per i tacchi che ho messo giovedì (che chi li ha visti ne valeva comunque la pena)
Come non capisco chi fuma qualche sigaretta quando gli va e non prende il vizio.
Come non capisco gli uomini a cui non piace il calcio, che se fossi maschio sarei un Hooligan.
E dunque faccio per tutti voi che oggi (solo oggi?) mi dovrete sopportare un po’ autoreferenziale, la lista. Ecco quello che vorrei mi regalaste.
Naturalmente i miei desideri non si possono comprare, ma proprio per quello sono certa che voi sarete in grado di realizzarli.
Vorrei, almeno per una volta, vedere ancora davanti alla mia finestra la tapparella mezzo abbassata di Maini.*
Vorrei gli auguri di Federico Sirianni. Autentici, con la r moscia.
Vorrei diventare estetista e farmi unghie e ciglia da sola.
Vorrei una maglietta del karaoke di Brignole Corner Bar autografata da Davide Icardi e da tutti i suoi cantanti.
Vorrei svegliarmi ogni mattina con le canzoni di Max Manfredi.
Vorrei vivere ai Piani senza sentirmi una vedova.
Vorrei accompagnare al concerto di Ariana Grande le mie allieve sotto ai 15 anni.
Vorrei fare un aperitivo a settimana al bar cinese della stazione a base di prosecco e noccioline e al massimo due patatine come si faceva una volta.
Vorrei essere una dei figli dei Pooh.
Vorrei saper suonare Comptine d’un autre été: l’après midi di Jann Tiersen al pianoforte.
Vorrei non piangere più il giorno del mio compleanno. Ma so che questo è irrealizzabile
Dicono che basti saper quel che si vuole per ottenerlo. Io la lista dei regali ce l’ho, ora tocca a voi aiutarmi a realizzarla e se non potete, fate la vostra come in quel gioco che girava su Facebook qualche tempo fa. Vi nomino tutti a desiderare.

 

Vuoi dimagrire? Innamorati del personal trainer

Beyonce-wotsnSe si ha fame si dovrebbe mangiare il pane, se si vuole dimagrire vivere d’amore e digiunare. L’ho sempre pensata così io, che da una vita combatto con un fisico morbido e mediterraneo. Posso tirarmela di essere fatta come la splendida Beyonce: a pera, tendo a mettere peso dalla vita in giù. Una tragedia, tanto che le ho provate tutte. Per un po’ ho intrapreso la proteica dieta delle uova che mi ha portato il colesterolo ad un picco che non supererò neanche ad ottant’anni, un’ altra volta la romantica dieta della luna, per cui ad ogni cambio della musa notturna mi privavo di tutti i cibi solidi e digiunavo. La conseguenza? Mi mettevo a fissarla dal Ponte Monumentale attendendo di trasformarmi in lupo Mannaro per andare a sbranare il primo poveretto che passasse per via XX Settembre. Gruppo sanguigno, Biscotto, Dissociata, Scarsdale, Weight Watchers, Paleolitica, Del super metabolismo, Hollywood, Zona.. Curiosa fu la Dukan per cui nel bel mezzo di un pomeriggio d’estate ebbi una visione, in termini psicologici detta Delirium: una commessa della Conad mi affettava fette di felino abbastanza spesse e le adagiava morbidamente nel pane con You Can Leave Your Hat On di Joe Cocker come colonna sonora. Niente di tutto ciò diede un risultato. Invece ora sento che ce la farò. Il cambiamento si chiama Luis ed è un istruttore di palestra. E’ καλὸς καὶ ἀγαθός , ovvero secondo la mitologia greca, bello e bravo. Penserete: “Banale, c’era arrivata già Madonna”. Forse, ma provare per credere. Se trovate l’istruttore giusto, nel mio caso è un pugile professionista dai colori latini, la motivazione per andare in palestra crescerà di giorno in giorno. Lotterete strenuamente fino all’ultimo minuto dell’allenamento. Io che sono la goffa per eccellenza, perché non si accorgesse che mi ero data la sbarra in testa, per tutta la lezione ho fatto finta di niente mantenendo un stoico sorriso. Tornata a casa meditavo il codice rosso al Galliera per trauma cranico. Infine se siete coraggiose, tanto da mettervi in prima fila durante la sua lezione, complici la musica alta e i battiti del cuore aumentati, vi sembrerà di ballare con lui. E se un ragazzo così atletico, in forma e affascinante non vi ha mai invitato in discoteca, sarà come se questo desiderio magicamente si realizzasse e alla fine del training vi verrà voglia di prendervi un Vodka Tonic soddisfatte. Mi sento già più magra solo a pensarci, ci vediamo in palestra.

 

Il moltiplicarsi dei talenti

TALENTOChi mi conosce sa che sono una appassionata di trash-tv. Adoro dunque i talent: soprattutto quelli incentrati in qualche modo sul canto, croce e delizia della mia vita. Mi accorgo che in Italia, da qualche mese, questi show hanno avuto una crescita esponenziale che, come in un racconto di fantascienza, ha portato alla creazione di milioni di talenti. Andiamo ad analizzare il palinsesto.
Su Rai 1 c’è Forte forte forte: i partecipanti dovrebbero saper cantare, recitare, ballare e presentare. Si vuole una nuova/o Carrà, operazione forse un po’ ridondante dato che è la stessa Raffaella a ricercare. Insieme a lei in giuria: Asia Argento dalla bocca rossissima che vale come picco estetico del programma, il tedesco Philipp Pleinche, l’unico che sembra avere un po’ di senso critico e Juaquin Cortés che è molto simpatico quando esorta:“Devi cressere”. Ma questo non basta, se il grande assente è proprio il talento dei partecipanti. Le critiche al programma non sono mancate, ma andando sul sottile vorrei chiedervi di soffermarvi sulle mini presentazioni dei ragazzi prima di esibirsi. Vi ricordate la trasmissione La sai l’ultima? Il venerdì il mio pensiero corre a quei barzellettieri principianti: lo stesso imbarazzo, lo stesso modo di gesticolare, di ridere da soli. Il programma in onda negli anni ’90 poteva anche essere simpatico, ma nessuno chiamava i concorrenti talenti.

Da settembre su Sky c’è stato X Factor: devo dire che il livello era decisamente più alto del programma Rai sopracitato, forse anche perché lì i concorrenti si limitano a cantare.
Il vincitore è stato il giovanissimo Lorenzo Fragola che ha fatto una figura decente a Sanremo, a parte qualche difficoltà nel prendere la nota iniziale della sua “Siamo uguali”.
Comunque anche in quel contesto ho trovato la parola talento, usata per tutti i concorrenti fin dalle prime esibizioni, un po’ eccessiva.

Su Agon, che come ho già scritto è diventata la mia rete preferita per il suo essere naturalmente demodè, c’è la trasmissione Chance. E parte di nuovo una ricerca di multi-talenti: presentatori, cantanti, attori.
Le associazioni più pericolose perché portano a presentarsi un po’ tutti, in un ricordo sbiadito di quella che era la Corrida. Pace all’anima di Corrado e al talento che era. La giuria è composta da Salvatore Esposito, attore semi sconosciuto della serie Gomorra, la cantante albanese Elhaida Dani che sinceramente credevo avesse cambiato mestiere dopo la vittoria del 2013 a The Voice e Martina Stella, ultimamente un po’ affievolita, dopo i successi de L’ultimo bacio di Gabriele Muccino ed esser stata regina del gossip grazie alle sue storie con Lapo e Valentino Rossi. Anche a Tirana, la parola talento abbonda sulla bocca della conduttrice Veronica Maya.

Tra poco su Rai 2 inizierà la trasmissione The voice of  Italy: anch’essa piena zeppa di talenti che, per la legge del contrappasso, come Elhaida Dani, scopriranno e creeranno a loro volta nuovi talenti.

Almeno una citazione per Italia’s got talent, prima Mediaset ora Sky, basta il titolo…Le stranezze in cui sono abili i concorrenti mi ricordano tanto Lo show dei record, dove la conduzione era affidata al mitico Gerry Scotti. Aldo Grasso diceva di questa:”Lo spirito del programma è antico, affonda le radici nelle fiere dell’800 quando c’era un gran bisogno di stupire con esotismi vari.” Ma di talenti neanche l’ombra…

Dunque ho scoperto che in Italia i Talent c’erano già, ma non si chiamavano così perché nessuno pensava che i concorrenti fossero dei talenti. Io mi chiedo: ma quanti talenti ci possono essere? Quanti se ne possono creare? E sopratutto sono più i talenti o i non talenti?

Dato che in Italia o sei talento o sei cuoco per fortuna che nel mio caso ho la tv e una rosticceria vicina.

 

Il day after Sanremo 2015: il festival della crisi e della rinascita.

1007793E’ davanti a Giletti ed ai playback dei cantanti di Sanremo che scrivo questo articolo.
Il giorno dopo il festival è come quello che segue una notte di passione occasionale: amarezza, sonno, immagini, ricordi e soprattutto i postumi di una sbornia.
Tutti gli anni rivedo l’Arena di Domenica In: l’Ariston che è magicamente più piccolo della sera prima, Mario Luzzato Fegiz che li massacra tutti, Parietti che è l’amica dei cantanti ed Iva a cui mi vien voglia di cantare sempre Cento, cento, cento come si faceva ad Ok il prezzo è giusto. Per me il day after Sanremo è analogo al concerto di Capodanno, vederlo è sempre di buon auspicio.
Quello del 2015 è stato il festival del vecchiume, della malattia e dell’austerity. Dimenticando le canzoni che sono da bruttine ad orribili, partiamo dalle presentatrici che sembrano l’offerta tre per uno al super, da cui ne esce vincente solo Rocío Muñoz Morales che ha interpretato bene il ruolo della bella e dolce straniera. Le altre due sinceramente erano un po’ imbarazzanti, per fortuna che Carlo Conti è molto bravo. Poi non c’è stata la serata dei duetti a cui io tengo particolarmente. I vestiti di Arisa ed Emma sembravano comprati all’ultimo saldo, i truccatori sono risultati incapaci e gli ospiti un po’ riciclati e più adatti per le buste del sabato sera di C’è posta per te di Maria De Filippi che per la kermesse in Eurovisione.
Anziano e cagionevole il Festival: il povero Raf visibilmente k.o, Irene Grandi che sembra tanto più vecchia e pure un po’ in lutto, la Zilli che pare ancora sotto, causa storia d’amore sbagliata, i Sogni infranti di Grignani, i comici che non fanno ridere o ci riescono solo con un pezzo sulla morte, Arisa e gli anestetici, la Rocìo che piange, Emma che appena si molla con uno, quello trova la donna della sua vita…vedi Stefano de Martino e Belen e Marco Bocci con Laura Chiatti.
Dall’altra parte quello del 2015 è stato anche il festival della rinascita e dell’umanità: pensiamo ad Albano e Romina che si baciano, alle famiglie italiane che figliano malgrado la crisi, alle coppie che invecchiano e continuano ad amarsi, alla semplicità di Carlo Conti…pensiamo al testo cantato da Mauro Coruzzi e Grazia Di Michele che affronta in modo poetico le difficoltà di una identità sessuale diversa. Pensiamo al mio favorito: Masini. Marco canta un bel pezzo autobiografico, raccontandoci la sua uscita dal tunnel del fuori-successo, del Masini porta sfiga, tra individui così cinici da non gli fargli sentire il “gusto del sole a Ferragosto”. Gli auguro una rinascita artistica e auguro al festival, per la prossima edizione, di raddrizzare la rotta musicale e ritrovare il suo volo. Quello vero. Citando il brano di un altro che mi è piaciuto, vincitore tra i giovani, Giovanni Caccamo, sono certa che, caro Festival di Sanremo, Ritornerai da me. Ma purtroppo, ora, devo aspettare un anno.

 

Una settimana da prof

uscita-a...-razzoLa mattina presto somiglia così tanto alla notte. L’ho scoperto questa settimana. Sto facendo una supplenza in una scuola media e alle sei il paesaggio è lo stesso di quando torno da una serata. La città che si sveglia è quella che va a dormire: è solo un passaggio di consegne tra i notturni e i mattinieri. Di ragazzini se ne vedono pochi a quell’ora, solitamente vivono nelle vicinanze della scuola. O magari li accompagna il papà in macchina..L’autobus, dunque, è gremito di professoresse: con le loro borse di plastica piene di libri, i thermos col caffè da bere all’intervallo, le chiacchere sui “casi” della classe, quello che verrà sicuramente bocciato, che quest’anno non lo portiamo in gita, quella che è migliorata e forse per giugno raggiungerà gli obbiettivi minimi…Sono così tante le cose che non so e che scopro ogni giorno. Da qui ho stillato un ideale regolamento per tutti i neo insegnanti. Cose che dovrebbero essere alla base dei programmi di abilitazione…
1) Il registro elettronico al quarto piano non prende. Questa diavoleria tecnologica è un tablet dal funzionamento misterioso, ma molto pericoloso perché, se usato male, si possono far saltare le assenze di tutta la settimana. A volte fa scherzi di questo tipo anche ai consigli di classe provocando lo sgomento di tutti. Per fortuna io, essendo supplente, per ora posso limitarmi al cartaceo.
2) Lo smistamento. Un’operazione che vi consiglio di fare molto rapidamente e con l’aiuto almeno di una bidella. Come in tutto, se i ragazzi si accorgono che non siete capaci, ne approfittano. L’altro giorno allo squillo della campanella e senza un minuto di anticipo mi gridano in coro: “Prof ora deve fare lo smistamento”. Io, che non avevo  idea di cosa fosse, inizialmente mi sono immaginata qualcosa tipo pratica militare con tanto di flessioni. La seconda immagine è stata quella di una prova evacuazione bomba coi ragazzini che si calavano dalle finestre… Nella realtà vedo invece che ogni alunno prende in mano la sua sedia ed intuisco, con orrore, di doverli dividere perché l’insegnante dell’ora dopo è assente. Ma in quali classi? Nel frattempo mi stanno aspettando in 2B, che devo anche scoprire a che piano sia. Ma i bidelli non ci sono? No, direbbero le insegnanti sul bus. Ed ecco la terza regola…
3) Quando servono i bidelli non ci sono mai. Naturalmente i ragazzi, col cameratismo che li contraddistingue, nascondono il foglio in cui sono indicate le classi in cui devono essere smistati, perché a loro non piacciono, ma tanto io non avrei saputo il piano. Forse dovrei prendere in mano una sedia anche io e cominciare a frustare per terra verso il gruppo come per ammaestrare le tigri, gridando: “OH, Oh”
4) Il diario con le giustificazioni. Ora è differente da quando andavo a scuola io che ognuno aveva il suo diario: Candy Candy, la Smemo, Beatrix Potter, Le Ninja Turtles.. Tutti hanno lo stesso diario dove nelle ultime pagine ci sono i fogli-giustificazioni che bisogna portare se si è stati assenti il giorno prima. L’insegnante deve firmare il primo cedolino che rimane sul diario, firmare il secondo e strapparlo per conservare la copia nel registro. Cosa che naturalmente mi hanno spiegato i ragazzi. Come se si fosse in banca. Sembra facile, ma nell’atto di prendere il cedolino si rischia di strappare tutta la pagina. Spesso loro lo fanno fare a te perché ti reputano più preciso. Inutile dire il risultato dei miei tentativi. “Ma no prof, così strappa tutto…”
5) I consigli di classe sono tenuti in un’aula che ha la temperatura di 5 gradi. Così il giorno dopo sull’autobus delle maestre è tutto un: “Mi è tornata la bronchite, io ho mal di schiena, senti che raffreddore…”
Ma i momenti più divertenti sono quando mi danno le loro risposte. Per esempio: “Il jazz è una musica suonata con gli strumenti vecchi”. I gesti degli insegnanti, accompagnare i ragazzini all’ultima ora fino alla porta, le grida e le minacce dei prof che se passi in corridoio non senti note così neppure davanti alle aule di lirica, sono rilassanti, mi danno sicurezza. Ogni tanto penso che sia utile cambiare il proprio ruolo. Poi per un cantante è eccitante trovarsi di fronte ad una platea simile. Quale spettatore migliore di una classe delle medie? Se si diverte nelle tue ore hai vinto su ogni tipo di pubblico.
E’ una bella sfida: non una gatta da pelare, ma una classe da smistare.

L’alba di un nuovo canale: Agon Chanel

thIn via Venti settembre neanche la tv funziona in modo normale. Manca l’antenna. Quindi tutti se ne mettono una sul tetto. Io che delego queste cose a papà mi son trovata con un digitale satellitare che mi nega da sempre enormi gioie. Il fatto che io veda Al Jazeera channel, Tele Foggia, Iran Tv, Abu Dhabi channel, non mi permette di vedere la SetteD dove una volta c’era la mitica Fiammetta Fadda o le repliche di Sex in the City. Per confermare la regola che non vedo i canali che mi interessano, ecco che da dicembre entra in pista una nuova tv che col satellitare non si prende: Agon channel. La prima particolarità è che viene trasmessa da Tirana. L’editore Francesco Becchetti, che si occupa di energie rinnovabili e squadre di calcio inglesi tanto da essere considerato in Albania come un nuovo Berlusconi, ha avuto sicuramente un’idea che gli permette di spendere meno e creare una sorta di nuova dimensione della tv. Ma in questa “Agon,” che a Tirana significa alba, cosa c’è di nuovo? Niente. E’ questo il bello. La tv raccoglie tutti coloro che in Italia non erano soddisfatti dei loro contratti: Simona Ventura, Sabrina Ferilli, Pupo, Maddalena Corvaglia, Giancarlo Padovan…e poi fornisce un’occasione a conduttori meno noti come Marco Senise, uno dei collaboratori di Forum, o Veronica Maja conduttrice dello Zecchino d’oro. Gli studi sembrano piccini, ma vengono potenziati soprattutto dalle grafiche video. Quello che trovo fantastico è la strizzata d’occhio al passato e la natura trash del palinsesto.

My Bodyguard è il reality più grottesco che io abbia mai visto. Che nella scala di valutazione di uno show di questo tipo è tanto. I concorrenti sono metà albanesi e metà italiani. E più che per diventare bodyguard sembra che nella trasmissione siano preparati ad affrontare l’imminente terza mondiale. Bonificano case e fuori strada dalle bombe, fanno esercitazioni alle cinque del mattino nelle campagne innevate vicino a Tirana, si beccano secchiate ghiacciate se non passano le prove nella diretta e trovano attentatori in ogni dove. Tutto questo per far da guardie del corpo a Lori Del Santo. O per salvare la Corvaglia dai fan sfegatati.. i concorrenti in divisa mimetica nei day ed in abito nero nel serale sembrerebbero invece più preparati per proteggere il presidente degli Stati Uniti. Manco Kevin Costner nel film con la Houston.

La fortuna fa 90 è un quiz alla Mike Buongiorno, che mi fa venire una forte nostalgia sommersa come sono dalla tv italiana da tutti quei pacchi e pacchetti ed ingrassata ed infastidita da cuochi in ogni dove. La conduttrice Sonila Meço sembra uscita da un film di Almodovar e la sua bellezza picassiana viene sottolineata dalle mise tutte albanesi che veste. Dulcis in fundo si vince una Fiat 500 e non cento miliardi di milioni di euro. Un po’ come negli anni ’60. O come nei programmi di Iva Zanicchi in cui al grido di Cento Cento si vinceva l’arredamento di casa.

Tutto questo io non lo posso vedere, ma voi sì, basta che abbiate il digitale terrestre. A proposito dovrebbe essere iniziato il tg della Dubai television…

Domenica al museo di Scienze Naturali.

20150125_173047Le domeniche d’inverno dormirei tutto il giorno. Mi viene qualcosa addosso che anche se mi sveglio più tardi rispetto alla settimana non basta mai. Come se il corpo sapesse che può permettersi di non far nulla tutto il giorno oltre a trascinarsi dal divano al letto e viceversa. Ne ho anche parlato con il medico di base che dice che è la mente che fa tutto. Ma non ho avuto il coraggio di porgli la domanda: “Dottore, è possibile che io vada in letargo?”Le caratterisitiche sono proprio quelle. Ci sono delle medicine per contrastarlo? Degli antidoti? Ieri ne ho trovato uno e non in farmacia. Il museo civico di Scienze Naturali Giacomo Doria di Genova. Era tempo che volevo visitarlo data la passione per gli animali, soprattutto se imbalsamati. In mezzo ai bambini che correvano da ogni parte quasi felici come me, ho scoperto che tutte le bestie che ci sono, sono il risultato di viaggi che, nel XIX secolo, il museo finanziò in terre allora inesplorate dal punto di vista naturalistico. Gli studiosi genovesi arrivarono fino all’arcipelago Mentaway in Sumatra, alla Birmania e alla nuova Guinea e se ne tornarono al Doria con tutti loro animali conservati nell’alcool.  Appena si entra nel museo sembra di essere tornati indietro di trent’anni, non c’è niente di contemporaneo o 3D o super tecnologico. Solo bestie imbalsamate o sotto spirito. Qualche foto degli anni settanta e spray antimosche dentro alle vetrine. Gattoni che sembrano disegnati da Louis Wain, psittaciformi esotici, farfalle con accostamenti cromatici così belli da rubarli per nuovi outfit ed un cartello molto divertente se si immagina letto con la cocina: “La savana è chiusa”. Poi quelli che chiamo gli special guest ovvero vetrine paesaggio con piccola descrizione molto romantica e vintage. Tipo: galline selvatiche nel loro abitat, inverno. Quasi delle sequenze cinematografiche. Meravigliose. Quando vedo gli sposi a Boccadasse che fanno le foto mi sono sempre chiesta dove avrei fatto le mie. Ora lo so, al museo di Storia Naturale Giacomo Doria. Ma le foto di quale matrimonio?

 

Mi muove

13781965_10210233115132400_3315419459712464985_n (1)“Cosa ti muove?”mi ha chiesto Bobby Soul dato che presenterò il suo nuovo video Mi muove alla Claque di Genova il 16 gennaio.

“Sicuramente una buona dentatura maschile” ho risposto. Chi mi conosce sa che guardo gli uomini in bocca come fossero cavalli. Fedez mi muove molto per esempio.

Cercando di andare più nel profondo ho trovato i saldi. Per un paio di pantaloni faccio chilometri ed una volta ho addirittura preso un interregionale per un paio di scarpe.

Non contenta, scavando al fondo, ho recuperato Albano Carrisi e Romina Power. Non c’è niente che mi faccia l’effetto della loro “Ci sarà” a Sanremo ’84. Mi muove meglio del Vov.

Un po’ troppo superficiale? Dunque come sempre, quando non so, mi guardo intorno e risponde Via Venti.

Nell’interno vicino al mio c’è lo studio di due commercialisti. Lavorano tanto: entrano alle 9 ed escono alle 21 con la ventiquattrore strabordante di carteggi e contratti. Sono molto indaffarati e quando i tre ascensori parlanti tardano ad arrivare fanno le scale a piedi piuttosto che perdere un minuto. Li muove il loro lavoro? Basta osservare la maniera in cui si sorridono, il modo in cui si prendono cura l’uno dell’altro nei pochi momenti liberi e si capisce che li muove il fatto di stare insieme.

Di fronte a me c’è un ragazzo studioso. Quando arrivo da lezione è alla finestra che studia. Quando esco la sera è sul tavolo che studia. E quando torno al mattino lo vedo ancora lì sul letto che studia. Un giorno ho sentito qualcuno che cantava nelle vicinanze e un po’indispettita, dato che non ero io a farlo, ho cercato di capire chi fosse. Guardo alla finestra e vedo proprio il secchione con le cuffie nelle orecchie che balla e gorgheggia. Non è la laurea che lo muove, ma Kiss di Prince.

Di sotto c’è una prostituta. Penso che sappia fare molto bene il suo lavoro data l’affluenza di clienti. Vi sarà capitato di incontrarla per via Venti. Chiunque la veda non può esimersi dal guardarla. Quando passeggia in tutto lo splendore del suo corpo da pantera è un tripudio di occhiate di passanti e gomitate di fidanzate. Lei guarda tutti dall’alto con un sorriso soddisfatto. Essere la regina di Via Venti è quello che la muove.

Raccontare storie. Questo mi muove, oltre ad una bella dentatura maschile, i saldi, Albano Carrisi e Romina Power naturalmente.

Oggetti del desiderio: dai Saldi a Van Gogh

van goghPer me i saldi son sempre stati la ricerca dell’oggetto del Desiderio. Qualcosa che avevo bramato durante la stagione, ma che non potevo permettermi o che non avevo il tempo di cercare. Degli stivaletti Chanel, un abito in velluto, un Borsalino con le piume, una sottoveste di La Perla. Quest’anno no. Quest’anno sono troppo scoraggiata dai must di stagione che proprio non mi appartengono.
Pellicce fake coloratissime
Carriarmati ai piedi
Giubotti di pelle corti
Abiti glitterati
Tutone onesie
Stendiamo un velo pietoso sul fatto che la moda premia sempre di più quel mix che si chiama: ho 16 anni, mi trucco come se ne avessi 30, compro solo da H&M, sono andata adesso da Mc Donald e ho guardato il mio fidanzato che mangiava un Big Mac, lui ha i pettorali e fa il pugile, io ho i leggins che mi tengono su il di dietro.
Dunque i saldi sarebbero stati per la prima volta una visione, un’esperienza contemplativa. Tradotto avrei comprato a causa della frustrazione pezzi folli che non avrei mai messo.
Dunque ho deciso: quest’anno si va a Milano in Corso Buenos Aires, il regno della percentuale al ribasso. Giunta in stazione Centrale mi carico… imboccato il corso da Piazzale Loreto sono pronta all’acquisto folle. Non ho avvertito nessuno che sarei arrivata.
Sono una scappata di saldi.
Calzedonia. Le calze sono importantissime. Le autoreggenti carissisime. Prendo il cestino, ne compro per 37 euro. Vado alla cassa, mi sento più furba di tutte le milanesi, più charmant. “No scusi, non passa. Riprovo?” Mi chiede la commessa come se avesse già vinto la scommessa. Io, coraggiosa, algida e non curante, sapendo già quello che sarebbe successo, dico: “Riprovi”….. E poi …”Mi tenga il sacchetto che ripasso”, povera, misera Francesca.
Vado nella prima Sampaolo, mi hanno insegnato di non regalare mai commissioni alle banche e vedo che ho disponibili solo 14 euro.
Comincio a camminare. Naufragio. Perdita. Solitudine. Raggiungo Palazzo Reale. La mostra di Van Gogh, uno dei rossi che amo di più e si sa che io ho un debole per i rossi. Costa 14 euro. Entro. I colori dei prati e dei cieli mischiati, indistinti superano un Carré di Hermès, che per me vuole dire il Paradiso. Molto più dei saldi. Eccolo il mio oggetto del desiderio.