Nel weekend dell’Immacolata

immacolata-concezioneNel weekend dell’Immacolata più che mai il mondo si divide. Da una parte ci sono quelli che stanno in coppia e dall’altra quelli che stanno da soli.
Quelli che stanno in coppia hanno tante possibilità.
Ci sono i mercatini di Natale nelle capitali europee, quei viaggi classici ed intramontabili che le agenzie programmano da Ferragosto. Quando vedo i dépliant in vetrina mi fa lo stesso effetto della collezione invernale a luglio… Poi c’è la meta parigina, che si va proprio se si è innamorati, dato che la capitale francese è cara sempre, ma forse nel week end dell’Immacolata di più. C’è chi decide di stare in famiglia e fare l’albero, che tutti gli anni lo si aspetta da quando lo si toglie. C’è chi cucina e chi va a sciare, chi fa shopping regali e chi va alla fiera degli Obej Obej di Milano per festeggiare Ambrogio, il santo protettore. In generale nel ponte dell’Immacolata si sta con chi si ama e lo si ama anche un po’ più del solito.
Poi ci sono quelli che sono soli. Che l’atmosfera di Natale è dura quando si sta da soli. Ma l’Immacolata è peggio. Ecco dunque cosa faccio io nel giorno dell’Immacolata, un po’ come delle personali regole di sopravvivenza.
1) Mi sveglio il più tardi possibile, alla faccia di “il mattino ha l’oro in bocca” ripetuto da Jack alla macchina da scrivere nella mitica sequenza kubrickiana. La giornata è già abbastanza lunga, così.
2) Invito, chiamo, chiedo aiuto ad amici e conoscenti in modo assolutamente inutile. Tutti presi con palline, torrentelli di ceramica (esondanti nel caso genovese), vin brulè e cioccolate calde. L’approccio del mondo all’Immacolata ricorda quello che lo stesso ha nel montare i mobili dell’Ikea: un delirio tra onnipotenza ed incapacità alternato a tratti di personalità maniaco depressiva.
3)  Vado verso un famoso discount tutta imbellettata, prendendo spunto da una foto di Sharon Stone che avevo ritagliato e non trovo più, in cui era ritratta mentre faceva la spesa in pelliccia di giaguaro. In mezzo ai pochi che hanno scelto per un giorno così speciale quella location, compro i prodotti più di lusso, tipo lo champagne centellinato, il sugo di capriolo, la pasta lavorata al bronzo…Naturalmente non credo né di aver mai mangiato, né che mangerò, soprattutto sotto Natale, quel sugo, che mi ricorda la mamma di Bambi e il cacciatore, ma alla cassa ho fatto una scena da Hollywood.
4) Quando finisco la colazione deluxe comincio a cantare al karaoke personale Il giorno dei giorni di Ligabue ed altre hit, scatenandomi su Bailando di Enrique Iglesias tra una canzone e l’altra. Insomma una pazza, ma felice.
5) Per terminare la giornata ora vado a guardare, incontrare, salutare le Immacolate nelle Chiese della zona: sicuramente quella della Consolazione e quella di Santo Stefano. Studierò le espressioni, gli sguardi abbassati, i dettagli delle mani e delle corone di queste regine immuni dal peccato.
Peccatori o no, soli o in compagnia: Buona festa dell’Immacolata a tutti.

 

Le Pleiadi di Natale

pleiaIeri notte, mentre tornavo a casa ancora per metà balena, ma non abbastanza sporca di trucco per esserlo interamente, come in una epifania, mi è apparsa via Venti.
Non ero più nei miei pensieri, nella mie ossessioni, nei tuoi silenzi. Ero in via Venti e la guardavo.
Bellissima e spaventosa nel silenzio, come se di notte pagasse un dazio per la confusione dei suoi giorni.
Accarezzata solo da una pioggia leggera.
Un luogo di fantasmi e matti.
Un’ isola stonata e solitaria.
Ed io in questo carosello, come ogni volta che torno di notte, ero la protagonista assoluta.
Un tizio solitario in una macchina bianca, poteva essere una Citroen degli anni ’80, mi aveva guardato in modo spaventoso già da piazza De Ferrari. La sensazione di ritrovarmelo più avanti, il pensiero che facesse un giro e si riproponesse accostando, mi è venuta da subito. Ma continuando a camminare prendevo sicurezza. “E’ andato” mi dicevo. Così mi son fermata a guardare la vetrina del negozio di scarpe, come faccio sempre a quell’ora. E all’angolo, me lo trovo di fronte che fa pipì.
Chissà se era un gesto per spaventarmi. Forse. Per esibirsi. Forse. Perché gli scappava. Forse
Fatto sta, che guardo e mi metto a ridere, lasciandolo di stucco. Una risata da bambina, tipo: “Ah, ah, ah, non sei spiritoso”
Poi non guardo la sua reazione, ma me ne vado e non mi volto. Tremo, ma sento che risale sulla macchina, sgomma e va via.
Passata la paura, mi sento una regina. Una leonessa che ha fatto vedere quanto son grandi le sue fauci. Ma accelero comunque il passo.
Proprio sotto il ponte Monumentale, quando penso di essere arrivata, vedo una cosa.
No, non è il piscione.
E’ un ragazzo tutto imbacuccato tra piumino e cappuccio. Avrà 23 anni. Il volto è quasi nascosto dalla barba leggera. Sta trafficando con dei fili seduto per terra. Tanti fili.
Mi ci vuole un po’ per capire. Lui ha quella sicurezza dei giovani quando ti guardano e lo vedi che pensano: “Fatti gli affari tuoi, signora”
Con la luce negli occhi dico affermativa: “Stai mettendo le luminarie di Natale”.
E lui, anche se è l’ultima cosa che pensava avrebbe fatto, mi sorride e dice si.
Sopra di noi il ponte Monumentale.
E sopra il ponte le Pleiadi. Come se fossero luminarie di Natale.

 

Con orgoglio di balena

balenaNon succede mai niente e poi certi lunedì succede di tutto. Quel lunedì ricevetti 3 telefonate una dietro l’altra.
La prima: “Buon pomeriggio Sig.na Lorusso è libera lunedì alle 15 per un colloquio nella nostra scuola?” “Certo ci sarò, maestro….”
Felice per la notizia ricevuta, dopo dieci minuti arriva la seconda telefonata. E’ un’amica e mi chiede:
“Fra una bella notizia, mi sostituisci in una scuola?””Certo Pia, ma quando?” “A partire da questo lunedì alle 15” “Ah, proprio alle 15…Mi sembra perfetto, ci sarò”
E infine dopo gli ormai rituali dieci minuti il telefono inizia a squillare:”Fra, ti ricordi di me?” “Certo, come stai, Fabrizio?” “Molto bene, ti vorrei proporre una parte” “Che meraviglia, fammi indovinare: ci vediamo lunedì alle 15 per parlarne?” “Ma come fai a saperlo?sei una veggente….”
La parte è quella di una balena, Moby Dick.
Dopo la gioia iniziale, penso che forse è arrivato il momento di mettermi a dieta. Togliere i carboidrati. Togliere le birre.
Così anche raccontando agli amici: chi più, chi meno… un sorrisino, uno sguardo, una risata, una battuta:”Non hai fisico, cioè non abbastanza….”
Di notte comincio a leggere l’opera di Melville e mi rendo conto che la grandezza del personaggio non ha niente a che vedere col suo peso. Nella mia testa la balena prende corpo: è bella e imponente. Le balene fanno di tutto: una balena può saltare come un delfino e caderti addosso con la forza di una montagna, una balena può sfondare le fiancate di una nave, inghiottirne l’equipaggio e stuzzicarsi i denti con i remi. Nel romanzo è vista come un grande mostro bianco, ma è in realtà una femmina, una madre del mare. Una forza della natura, candida e gigantesca. Una regina che canta il suo dolore. E’ stata infatti ferita dagli uomini che cercano di ucciderla per ricavarne denaro. Un olio che illumina le stanze, lubrifica gli orologi sui caminetti e serve per l’unzione delle teste dei regnanti. Da qui la lotta tra l’uomo e la natura. E se la balena è la natura l’uomo è il capitano Achab. Ma lui non la vuole come gli altri per le monete che gli procurerà. Ma perché è vivo solo dentro a quella caccia, perché Moby Dick è il limite da superare, il Dio da pregare e poi rinnegare, l’incarnazione dei demoni che tormentano gli esseri umani. Il capitano Achab deve ucciderla.
“Moby Dick non ti cerca. Sei tu insensato che cerchi lei” scriveva Melville.
Ho trovato anche il profumo di Moby Dick, Alien Absolute essence. Profumo di pulito, di donna, di acqua.
Con orgoglio,
la Balena Bianca.

(Citazioni in corsivo dall’adattamento teatrale del regista Fabrizio Lo Presti dell’opera Moby Dick di Hermann Melville)

Dalle donne di Satan’s Circus ad Alexis

alexis054_3Avrei dovuto cantare per presentare Satan’s Circus, l’ultimo romanzo di Giovanni Giaccone. Ma poi abbiamo deciso che avrei dovuto parlare per presentare Satan’s Circus, l’ultimo romanzo di Giovanni Giaccone. Ancora dopo è arrivata l’alluvione e abbiamo pensato che avrei dovuto rimandare per presentare Satan’s Circus, l’ultimo romanzo di Giovanni Giaccone. Tutti questi giri per dirvi che per presentare Satan’s Circus, l’ultimo romanzo di Giovanni Giaccone avevo studiato e mi ero concentrata. Soprattutto sulle figure femminili del romanzo. E dunque sempre per presentare Satan’s Circus, l’ultimo romanzo di Giovanni Giaccone ho fatto una riflessione sulla perfidia femminile che mi ha fatto tornare alla memoria il fantastico saggio di Lia Volpatti: Sul braccio di colei . Il mio week end è stato quindi abitato da  tutte le cattive dei proverbi, delle favole, della Bibbia, della tragedia classica, del romanzo dell’800, dei noir del novecento, dei drammi di Shakespeare. Salomè, Dalila, Fedra, Nanà, Lady Machbeth…E a questo punto io che sono pop come non mai, un direttore di una scuola mi disse che ero la Milly Carlucci de noialtri, comincio a pensare quale sia la mia cattiva, quella che mi ha cambiato la vita, mi ha spezzato la crescita, mi ha fatto diventare quello che sono. Ed eccola. Non viene da un romanzo signori, neanche da un’opera teatrale, ma da un telefilm: Dynasty.

Alexis Morrel Carrington Colby Dexter Rowan.

La quantità di cognomi dovrebbe già farvi capire quanti contratti matrimoniali la signora abbia alle spalle. Joan Collins perfettamente in ruolo, è la vera e classica vamp, una fusione tra malvagità ed erotismo. Non ha tenerezza per nessuno, è avida, vendicativa, indossa cappelli, veline, abiti animalier, zebrati, pellicce, perle, Chanel originali e il business per lei è tutto. Anche quando è in casa da sola è truccatissima, bardata come se dovesse andare ad una prima, in mano ha o un Veuve Clicquot ghiacciato, o un Martini cocktail. Il trucco e la pettinatura sono perfetti anche se ha appena vissuto la più travolgente notte della sua vita o semplicemente si è appena svegliata. Le pellicce le indossa anche quando ci sono 30 gradi e quando, immersa tra bolle e spume, fa il bagno in testa ha un turbante anni ’30. Prende le telefonate sdraiata sul divano e compra per concentrarsi. Dorme in lenzuola di seta color crema. Si sposa solo per guadagnare di più e per aver complici che la portino a completare il suo scopo nella vita: distruggere il ricchissimo petroliere Blake Carrington. Forse l’unico uomo che ama e dunque per questo, unica debolezza da demolire. Tutto ciò nell’allora capitale del petrolio, Denver. Ecco Giovanni Giaccone ti ringrazio di avermi fatto riscoprire questo personaggio che, al pari di anni di terapia, mi sta dando tante risposte non solo sul perché gli scrittori disegnino personaggi femminili perfidi.

“Sul braccio di colei….”dalla canzone Vipera di E.A. Mario del 1919

 

 

 

Dopo un bacio: Ieri, oggi, domani

bacioIeri

Caro,
lo so che è stato solo un bacio quello di ieri, ma come fresia sugli abiti, il profumo delle tue labbra permane dentro alle mie. Grazie a quel ricordo, io danzo tra gli uomini che non mi volevano ed oggi darebbero tutto per avermi e a quelli che mi odiano proprio perché mi hanno avuta. Volteggio attorno a quelle donne che, come i loro mezzi sorrisi allo specchio, amano solo loro stesse. Casco giù dall’ Aurelia e percorrendo la via Helvetia tra rifiuti di zingari ed adolescenti, arrivo al mare. Mi muovo tra i profumi che mi stancano quanto mi fanno innamorare e tra i cerchi di fumo delle mie sigarette che escono solo dopo troppi bicchieri di vino. Mi scateno nelle lunghe fermate alle stazioni mentre i cani, che sembrano dolci e morbidi, mi ringhiano legati al guinzaglio.
Danzo al ricordo delle tue labbra di cotone.

Oggi
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*:) sorridente*;) occhiolino*:x innamorato pazzo*:-* bacio
(sorrisino, occhiolino, cuoricino che batte, bacino che parte)

Domani
Mia nonna l’altra sera mi ha detto che Maria, la mamma della sua mamma, ovvero la mia trisnonna, a diciott’anni aveva dato il primo bacio. Si, è vero, devo spiegare cosa sia un bacio, online comunque si dovrebbe trovare…Quando ci si piaceva, più o meno 100 anni fa, le persone si attaccavano, le labbra si univano e questa cosa si chiamava baciarsi. Pare che non lo sia stato più fatto dopo la terribile epidemia del 2030 che colpì prima gli Stati Uniti e poi si spostò in tutto il mondo. La nonna dice che, questa del bacio, era una cosa romanticissima. A me detta così sembra un po’ una schifezza, quasi che ci sia mangi uno con l’altro, che impressione…però effettivamente con Giovanni potrei provare, chissà che risate, magari ci piace. Naturalmente senza dirlo a nessuno, la nonna dice che è vietatissimo e poi sai com’è, i compagni di classe ci prenderebbero in giro.

 

Spider o Mouser?

spiderQuando parlo di macchine in qualche modo la dimensione è quella del sogno. Proprio come gli uomini che fantasticano davanti a Quattroruote, sempre che esista ancora e non abbia fatto la fine di Playboy. Vagheggio perché alla guida son pessima e se posso evitare di prendere la macchina lo faccio anche per pigrizia. Ma mi son sempre detta che se avessi l’auto giusta, che mi piaccia “fisicamente” intendo, sicuramente guiderei. Anche solo per portarla fuori.  Dopo molte ricerche l’ho trovata la mia macchina ideale. E’ una spider MG e fin qui tutto bene. Macchina d’epoca: tra un po’ non pagherei il bollo, il problema un po’ è la benzina, ma tanto l’idea è quella di girar con un foulard in testa in Aurelia nei giorni di sole, mica correre in autostrada. E qui arriviamo al colore: British Racing Green. Meraviglia pura: “Il verde brillante delle praterie che dimostrava in maniera lampante l’esistenza di Dio”di De Gregori esportato nell’Isola della Regina. Pensiamo agli abbinamenti: occhi, gioielli, vestiti, scarpe…Il prezzo è ragionevole, qualche acciacco, ma un motore fantastico, davanti per altro, come in tutte le macchine da corsa. Il bagagliaio non è neanche così piccolo. Anzi è abbastanza grande. Per cosa? Per il fatto che la mia macchina dei sogni è accessoriata. Ovvero, stanziando nella zona di Marassi, un topo particolarmente raffinato nei gusti ha deciso di fare la sua tana nel bagagliaio con tanto di rametti, foglie e castagne. Malgrado il proprietario della MG abbia già sfrattato numerose volte il simpatico, ma un po’ invadente ospite, pare che il piccoletto riconosca il suo odore e ricrei la tana ogni volta. E dunque? Farci amicizia e metterlo sotto al foulard? Forse doverei puntare su quell’altro sogno: un uomo con un bel fuori strada americano, tipo un Dodge rosso tutto un po’ sporco di fango, che mi venga a prendere in Via Venti. Son certa che i tacchi 12 in una macchina così farebbero una gran figura.

 

Il panda del 66

panda-225x300Oggi è un domenica, un giorno di festa. Da quando Alice mi ha abbandonato il week end è così lungo da passare. E poi io non sono un patito del calcio. E’ stato proprio suo papà a buttarmi nel cassonetto. Per il suo dodicesimo compleanno le ha comprato un biglietto per lo show di Violetta e un karaoke semi professionale. A quel punto bisognava fare un po’ di spazio nella stanzetta. D’altronde io sono un panda gigante di peluche tutto un po’ rovinato, cosa mi aspettavo.. Siamo stati insieme 8 anni. E pensare che è stato proprio lui a comprarmi nel negozio di giocattoli per i cinque anni di Alice. Chi la vita ti da, la vita ti toglie…ironia della sorte. Dunque stamane mi son tirato su le maniche, ho messo un po’ di contorno occhi dato che queste occhiaie sono un disastro e son partito per farmi un giro sul 66. Che strana questa città, fino a qualche giorno fa pareva di essere nella fase finale di Blade Runner ed ora splende un sole che sembra giugno. Quando è così bello penso sempre ad Alice, a quando i raggi filtravano dalla finestra illuminandole i capelli come grano maturo. Ma anche quando piove penso ad Alice: a quando guardavamo insieme 2 volte di seguito Kung Fu Panda perché fuori diluviava. Adesso guarderà X Factor con la sua amica Violetta? Gli amici mi dicono che dovrei non pensarci ed, ogni volta che mi viene in mente, far cose appaganti. Io ci provo, ma l’unica cosa più divertente di Alice è mangiar bambù e, insomma, non sono proprio un figurino. Devo mantener la linea se voglio che un’altra bambina mi adotti. La psicologa mi ha detto che devo puntare sull’autostima. A questo proposito mi son scritto dei punti:
1)sono l’emblema nazionale della Cina
2)sempre in Cina appaio sulle monete d’oro
3)faccio simpatia a tutti  4)mi hanno fatto il simbolo del WWF.
Poi..poi basta direi..tralasciando la saga cinematografica già citata. Quindi sono certo che presto, anzi nel percorso del 66 riuscirò a trovare una nuova bambina che mi voglia bene, magari anche più di Alice e soprattutto più di suo papà.
Ma.. quella bambina bionda alla fermata sembra proprio lei…
“Sono qui Alice, come stai bene.., non son riuscito a prenotare la fermata, sai come son gli autisti.., vuoi raggiungermi al capolinea in piazza Di Negro…?”

 

Io ballo da sola, ma con le cuffie.

5391-58011-300x225Per essere sabato sera Piazza De Ferrari è insolitamente piena di giovani.
Saranno tutti angeli del fango, mi dico.
Guardo meglio: niente melma, ma cuffie. E’ la Silent disco, mi spiegano: dei dj mettono la musica ed invece di utilizzare un sistema di altoparlanti, la trasmettono via radio. Il segnale viene dunque raccolto dalle cuffie wireless indossate dai partecipanti. Ci sono 2 canali, quindi addirittura sei tu che decidi cosa ascoltare.
“Mi volete dire che questi ballano sentendo nelle cuffie musica diversa??”E perché non se ne stanno a casa loro, penso, che magari senza esagerare che poi arriva la vicina di sopra, potrebbero ballare con un volume decente.
“Ma scherzi? è troppo cool. Evita l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica…Quelle di Sestri Levanti e Chiavari sono mitiche”
Io non mi fido. Mi metto le cuffie del pianoforte che uso per l’mp3 e faccio un sorriso da sballata al buttafuori. Lui ferma quella dietro di me dicendole: “Senza cuffie son 15 euro”
L’ho fregato, come quando al posto di blocco fermano quello prima di te.
Entro piena di preconcetti.
Penso che se c’era una cosa bella della discoteca era che si cuccava.
Qui è veramente difficile o comunque strano. Ballando, se vuoi dire qualcosa a quello davanti ti avvicini fisicamente e gliela gridi nell’orecchio, in modo da stordirlo per le prossime tre ore con il tuo profumo. Ora non puoi.
Poi, essendo due i canali, c’è gente che balla una cosa e gente che balla un’altra.
Rompe l’empatia: è come andare al cinema insieme e veder due film diversi. Magari in una cuffia c’è un pezzo molto movimentato e nell’altra uno lento.
Non so se sembrano più sociopatici o psicolabili, una sorta di conseguenza estrema alla già curiosa tendenza della gente che parla con gli auricolari per la strada.
Prima blateravano, ora addirittura ballano da soli e non come lo intendeva Bertolucci nell’omonimo film.
Nelle mie cuffie non c’è niente però. Quindi mi aggiro nel cortile di palazzo Ducale, intontita dalla situazione, dalla folla, dagli odori.
Tutto è maledettamente suggestivo, a partire dalla luce che con i led colorati sul bianco del cortile è spettacolare.
Centinaia di persone ballano nel silenzio. Sembra una soggettiva di un film e mentre fantastico su chi vorrei alla regia di questa scena mi si avvicina uno, carino, biondo e discretamente elegante che mi chiede:
“Nelle tue cosa si sente?”
E io rispondo, ammiccando: “Il requiem di Mozart”. Purtroppo non faccio in tempo a vedere il feedback che un bestione puzzolente mi dice: “Bello, ma te lo vai ad ascoltare fuori”
E mi accompagna silenziosamente all’uscita.

 

Io non spalo, ma compro

angeliGiovedì 9 ottobre 2014. Via XX Settembre 20 ore 22. Interno notte.
Questa sera non esco, no. C’è Basic Instinct su Iris, il ciclo Douglas Dinasty ed io lo amo lo sguardo di Michael. Tra rompighiaccio, gambe accavallate e Jack Daniels ad un certo punto salta il mio satellitare. Dio come la manda, penso. Nessun problema, non rubo più internet al vicino. Mi butto sullo streaming del film quando
Vuoi migliorare le tue prestazioni sessuali?(bé..)
Hai vinto un milione di euro
Cuccioli di dobermann gratis (manco mi pagassero)
Capisco che solo l’ospedale Maggiore guarirà il computer da tutti questi virus. Ma ne è valsa la pena, tra Michael e Kirk non saprei chi è più sexy. Peccato che proprio mentre non si capisce se Sharon è colpevole o no salta la corrente.Sta succedendo qualcosa di strano. Mi auguro non sia quello che penso. Cerco una candela, apro la porta d’ingresso, la luce di sicurezza del piano è attivata, gli ascensori parlanti tacciono, sono saltati, la luce non basta, per fortuna ho accendini ovunque, anche se non so perché sono anni che dico di aver smesso di fumare. La graziosa candela bianca coi fiori non si trova, il silenzio combatte contro la pioggia che accende la stanza ad intermittenza. Mi addormento con difficoltà e con lo spioncino aperto perché ho paura, come i cani a Capodanno.

Venerdì 10 ottobre, Via Venti Settembre 20 ore 10. Esterno giorno.
Un morto. La disperazione, le strade semivuote, negozianti contro giornalisti, giornalisti verso negozianti, negozianti e giornalisti contro il sindaco. Gli oggetti si nascondono sotto il fango, come fosse neve. I racconti della gente, il cielo che sembra divertirsi da lassù come guardasse da diciassettesimo piano dello sky-scraper di Brignole.
Il Bisagno continua ad esondare su Facebook, milioni di volte. Sempre uguale. E’ comunque un déja vù e rispetto al novembre 2011 manca solo la voce di Maini. Anche se sono certa che da qualche parte se la sta prendendo con il presidente degli yogurt.
Stasera tutti nelle case con la paura del Mostro a guardar le televisioni come in una canzone di Vasco cantata dalla Mannoia.

Sabato 11 ottobre, Via XX Settembre 20 ore 10. Esterno giorno.
Sono arrivati dei giovani: sono belli e sporchi. Spalano come dei disperati. Nelle poche pause alcuni si fanno i selfie, altri cercano di cuccare, ma mi piace anche questo. Comunque non mollano la pala, come se finalmente potessero fare qualcosa, avessero il loro riscatto dalla fama di mammoni, lazzaroni, mantenuti.
Come ci si comporta con un Angelo? A Genova lo si ringrazia, gli si offre il caffè. Ed io? Io compro.
10 euro di focaccia da Mario. Prendo un’Angela carina e magra e le dico:  “Per te e gli altri ragazzi che lavorano” Le si piazzerà sui fianchi? Comunque poi li brucia, dai…
50 euro di monili in una oreficeria alluvionata.
75 euro di vestiti infangati.
Io non spalo, ma compro.
Certamente non è molto, forse non è abbastanza, ma è quello che posso fare per la mia Venti Settembre bagnata.
Ma la pioggia sta ricominciando a battere forte…

 

Uno è troppo poco, ma tutti non posso averli

IMG10403-300x225Chi mi conosce sa quanto io ami i profumi.
Per molto tempo ne ho usato solo uno. Lo portava un’amica di mia madre e quando da bambina la sentivo emanare quella classica fragranza la rincorrevo ovunque come un serpente ammaestrato. Così ho continuato nell’adolescenza. Tutti sapevano cosa regalarmi. I fidanzati più innamorati  mi creavano il kit: saponetta, bagnoschiuma, crema corpo. I miei collant sapevano di rosa di maggio, raccolta a mano nelle ore del mattino. Quello sarebbe stato il mio profumo e non l’avrei mai tradito. Idealismi dell’adolescenza?
A vent’anni studiavo a Bologna con la mia migliore amica. Usava una fragranza che le conferiva un odore più che una profumazione, qualcosa di persistente e sensuale. Quando andava in università presto la mattina ( io facevo il Dams…) me ne spruzzavo un po’. Non era come su di lei. Ma comunque quando lo mettevo mi sembrava di sentire scrosciare una cascata giapponese e di trovarmi in quel luogo magico dietro alla rapida dove ci si nasconde nei film tra i fiori bianchi protagonisti di quel bouquet. Non l’ho mai comprato quel profumo.
Ma da allora ne ho comprati tantissimi altri. Mai perché li sentivo in profumeria, ma perché erano sulla pelle delle persone, mi raccontavano di loro, più delle loro macchine, delle loro scelte, dei loro amori. Quello di mia sorella, di quell’amica, a volte addirittura delle persone che fermavo per la strada.
Quando mi innamoravo di un uomo e mi mancava o finiva mi compravo il suo profumo e mi sembrava di nuovo vicino. E’ un escamotage molto utile, lo consiglio.
Ho un look per fragranza, un aroma per stato d’animo e un effluvio per ogni occasione. Ma la cosa che mi colpisce di più e che più ne posseggo e più desidero sempre quello che non ho. Quando poi lo compro è come se perdesse un po’ di valore, mi stancasse già. Natura umana?
Forse non ho trovato quello giusto. Almeno così si dice.
Ma tutti certo non posso averli. Tornerò ad un unico profumo o continuerò a desiderare bouquet diversi fino a quando non li posseggo?
Non so rispondere, ma posso affermare che se continuo così, a parte cominciare a condirci l’insalata come affermavo a marzo ne il Pranzo di primavera, l’unico profumo che dovrà cominciare ad interessarmi è l’Eau d’Argent, de Parfum però, e non de Toilette, con quello che costano…