La mia casa è del futuro

IMG10232Fresca di Salone del Mobile ora so come sarà la casa del futuro.

E mi sono resa conto quanto Venti Settembre Venti sia totalmente avveniristica.

Nella casa del futuro si controllano gli elettrodomestici direttamente dalla TV, naturalmente 3D, ultra piatta e capace anche di fare un buon caffè. Eccola. Marca Roadstar, reduce degli anni ’90, una larghezza di 50 cm, che quando si spegne illumina  la stanza per dieci minuti..Radioattività?Nella casa del futuro la prima cosa sono gli schermi. E devo dire che gli schermi in via Venti  non mancano.

IMG10230C’ è lo schermo del Nintendo, gentilmente regalatomi dall’amico informatico proprio quando distrussi quello del compiuterino (il più piccolo nella foto).  Ripassando prima di un esame di legislazione dello spettacolo, gli auricolari rimasero chiusi proprio dentro al potente mezzo tecnologico. Non resse all’impatto.Ma vogliamo parlare di quanta arte c’è in quella rottura?
Non ha niente da invidiare alle mitiche macchie di Rorschach ed è sempre un argomento di conversazione con gli ospiti. “Caro, cosa vedi nel computer?”

Poi, sempre nella casa del futuro,  ci sono i portatili che comandano i nuovissimi elettrodomestici che combinano la migliore tecnologia: Smart WiFi, sistema Auto Optimal Wash, Digital Inverter, schermo touch.  La casa si trasforma in un ambiente intelligente.
Ed ecco i miei portatili.  Che due non ne fanno uno e le mie povere allieve lo sanno. Il primo pesa 5 kg e l’ho rubato a mio padre, perché il secondo si era rotto. Da quando è stato “aggiustato” non trova più le linee wireless. Penso che non si stiano simpatici, ma certamente insieme mi detestano.
IMG10231Infine un giorno avremo degli stupendi elettrodomestici. Per esempio i forni che tu puoi accendere con una App dal cellulare e che ti mostrano a che punto è il pollo mentre sei dall’altra parte della città.Quasi come il mio Jinchang. Un mistero come sia entrato in casa, da dove venga..che la leggenda delle prostitute cinesi in via Venti fosse vera..Direttamente da Via Venti Settembre verso il futuro.

 

Il bene culturale

IMG10228-300x225“Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più laureata del reame?”

“Sei tu, mio bene culturale, ma cancellalo dal curriculum vitae. Se no, mai nessun ti farà lavorare”

Io sono un’eterna nullafacentessa, nel senso che ho sempre puntato a lauree inutili, ma bellissime.

Poi un giorno qualcuno mi disse: “Ma lo sai che se prendi tre lauree per lo stato italiano diventi un bene culturale e ti arrivano cento euro al mese? ”

E a quel punto la mia vita cambiò.
Avevo una meta, un obiettivo: quei cento euro di vitalizio mensile.
Avrei potuto comprarmi:

Una bottiglia di Champagne (di discreta qualità)

Una manicure/pedicure rosso lacca, che una donna la capisci guardandole mani e piedi

Ma soprattutto, una che è un bene culturale secondo me dovrebbe:

Ricevere molte proposte di fidanzamento

Avere dei fans, perché se li merita

Bere gratis nel bar principale del paese, quello in piazzetta aperto alla domenica

Entrare gratis nei musei di storia naturale di tutto il mondo

e cose così.

“Specchio, specchio delle mie brame chi è il miglior bene culturale del reame? ”

“Tu, mia inutile laureata. Se continui così più nessuna laurea ti verrà negata”

Barba e capelli

barberia-insegna-300x192Oggi è il giorno giusto.
E’ cresciuta troppo e mi invecchia quando è così lunga, dimostro almeno trent’anni, mi consegna quell’aria trasandata in modo direttamente proporzionale a quanto mi raffina se ben spuntata.
Ora poi è di gran moda, alla faccia degli hipster e dei loro baffetti-icone postmoderne.
Piove e il pavimento dei vicoli è così dissestato: ora dovrei girare a destra, poi a sinistra, poi c’è la stradina col kebabbaro che tutti dicono essere il migliore.
Chi lo sa, io non l’ho mai mangiato un kebab, sono tornato quasi denutrito dalla Turchia.
Vico delle Camelie? Di Dumasiana memoria?
No, qui ci dovrebbe essere via Caprettari, ma non torna, perché?
A Genova quando piove è così buio che sembra si paghi l’eccesso di sole e azzurro delle giornate terse di settembre.
Poi in un istante mi trovo davanti all’insegna e penso subito a Fitzgerald, a Daisy e alla scena delle camicie.
“Barba e capelli, grazie.”  Sedotto dal gioco di specchi che c’è da Giacalone, dove tutto sembra più grande, mi sento in una scena de La signora di Shangai.
Che bella Rita Hayworth bionda, che furbo Welles.
Mentre delle mani mi sfiorano la faccia con gesti esperti, i miei occhi vanno al lampadario, rischio quasi di farmi tagliare..e la mia mente comincia ad immaginare una scena in tre quarti, un valzer come nel Gattopardo.
L’immagine dura a malapena trenta secondi e viene soppiantata da quella di una ragazza discinta, tipo quelle nei video dei rapper, che si dimena tra le sedie da barbiere con Marilyn Manson a tutto volume, che coverizza i Soft Cell, che cantano Tainted love.
Pago e dico: “Grazie e arrivederci.”
Mi attendono all’aperitivo: ordino un assenzio, giocando col barista che mi conosce e mi porta un cocktail a base di whisky.

Irene Cara, meglio dell’Eufortyn.

Flashdance-300x165È il primo giorno di primavera, 
ma per me è solo il giorno 
che ho perso te ….

Cantavano tristemente i Dik Dik. Perché la primavera poi, per quanto sembrino tutti impazziti di gioia da qualche giorno, non è che sia tutta rosa e fiori. Vogliamo parlare del sonno? Continuo e che non corrisponde alla quantità di ore dormite. Ultimamente mi sveglio come se nella notte mi avessero picchiato senza ritegno. E poi c’è la debolezza, motivo per cui comincio a prendere l’Eufortyn, il Difenimmun, il Tubesconcolon e qualsiasi altra diavoleria che l’industria farmaceutica abbia messo in commercio per tirarmi un po’ su, non prendere le malattie altrui, aumentare le difese immunitarie e combattere lo stress da colite. In fine l’allergia. Di questo quasi non vorrei parlare. Vivere in mezzo ai fazzoletti in un eterno raffreddore, una delle peggiori punizioni divine.

Vi svelerò il mio segreto per resistere a tutto questo. Una cosa imbattibile, straordinaria e che funziona, ma per capire dovete farlo anche voi.
Se questo collegamento ipertestuale non funzionasse, Flashdance final dance,cercatelo adesso su Youtube. 

L’avete già visto lo so, ma non è la stessa cosa. Datemi retta, riguardatelo ora.

Jennifer è spaventata, si vede dal tremore quando mette la puntina sul disco. L’emozione gioca brutti scherzi ed inciampa, svegliando la commissione, annoiata. A quel punto, questa gigantessa dice: “Scusate ricomincio”

Si vede da subito che questa volta c’è ritmo, a me vengono i brividi già ai primi salti. Irene canta la prima strofa quasi da sola, accompagnata solo da un arpeggino, che è già bello, ma poi arriva la batteria e tutto quel contagioso ritmo anni ’80. La signora senza più speranze attende ad accendersi la sigaretta, il critico con sigaro si risistema gli occhiali, la timida zitellona guarda gli altri incredula. Quando, danzando splendidamente, Jennifer indica la commissione, il piede batte, il naso soffia a ritmo di musica e tutti noi vorremmo, se no lo stiamo già facendo, ballare, saltare, “break-danzare” con lei. “Brava” dice commossa colei che non ha mai ballato, ma avrebbe sempre voluto e il critico, che non crede ai suoi occhi così abituati al talento, fa quasi cadere il sigaro.
Ecco: quando non ce la faccio più, me lo riguardo. Anche più volte al giorno.
Forse il fidanzato che attende nell’abbraccio, col cane ubbidiente, la Porsche e i fiori è troppo anche per me.

Il pranzo di Primavera

Sì, son proprio io.

Quella che fa la spesa all’autogrill dei Piani D’Invrea, che si divide da sempre tra rosticcerie e surgelati e che la sua trasmissione culinaria di riferimento è Il pranzo è servito. In onore di Fiammetta Fadda, protettrice suprema della cucina come forma estetica e per   omaggiare la primavera mi cimenterò nello scrivere due ricette. Da brava cuoca utilizzo quello che ho in casa: una ricca collezione di profumi.

Le verdure delle meraviglie.

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Facile, preparazione 30 minuti. Costo 100 euro, per l’eau de parfum 100 ml.

Scottate in una pentola antiaderente carotine, zucchine, taccole e patate. Prima che appassiscano e cambino colore adagiate in un piatto da portata nero. Innaffiate con l’ Eau des Merveilles di Hermès. Le note di muschio e i legni vi teletrasporteranno subito in un bosco incantato e quelle di arancia candita accompagneranno la bambina che c’è in voi alla fiera del paese, proprio a Natale, per salutare la stagione passata. Le ambre vi permetteranno di scintillare come una costellazione.

Fragole N.5

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Facilissimo, preparazione 10 minuti. Costo 1oo euro, per il 75 ml 70 euro.

Lavate e pulite le fragole intere e disponetene 5 su un altro piatto nero, bagnate il tutto con Chanel 5 e spolverate di zucchero a velo. Il profumo per eccellenza, senza scomodare Madame Chanel, ma pensando solo a due testimonial d’eccezione come Marilyn e Brad Pitt, si sposerà perfettamente al gusto del frutto rosso. Le fragole che già appaiono come fiori, converseranno perfettamente con il Neroli, l’ylang ylang, il gelsomino, la rosa, spalancando le porte alla primavera.

Un ultimo segreto, Miss Sugar.         

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Aggiungere qualche goccia di Miss Dior nello zucchero di canna aumenterà la personalità del grezzo e salutare edulcorante regalando aromi di gelsomino, rosa, patchouli e muschio.

Vi consiglio di non mangiare questi piatti, data l’alta velenosità.

Tanto l’estate è vicina, la prova costume alle porte.

Venti al Venti in festa

IMG102001-300x225I camerieri stanno terminando di preparare gli ultimi voulevant al caviale.I bocconcini di pasta sfoglia riposano accanto a calici di cristallo che attendono ansiosi, con una fragola sul bordo, l’incontro con lo champenoise ghiacciato. In Venti al Venti stasera tutto è studiato nei minimi dettagli. Ci saranno almeno un centinaio di calle bianche e purissime. Le tende e le tavole sono addobbate in organza e percalle nei toni del blu elettrico, la nuance di stagione. La serata è calda e si può anche andare sul terrazzo a godersi l’aperitivo guardando il mare. Dovreste cominciare ad arrivare tra poco, avete risposto tutti al mio invito, in abito da sera naturalmente. Sono così curiosa delle mise di alcuni di voi. Chi sarà la più bella? E il più elegante? Per la musica tutti, musicisti e non, interpreteranno almeno un brano, il regalo più bello. Karaoke di altissimo livello.
Una gara canora come poche ne sono state fatte, con una giuria di qualità che neanche a Sanremo.
Naturalmente è stato montato anche un palco con un impianto e alcuni tecnici del suono. I vicini sono tutti invitati e tutti gli interni del palazzo sono stati avvertiti del party.
I quadri del sommo sono alle pareti e lui si sposta continuamente declamando le sue frasi per la casa.. Temo che odi i compleanni.
Il suono del campanello, devo accogliere il primo ospite…

Before going to bed

IMG10192-300x225 (1)Prima di prendere sonno capita di rivivere segmenti della giornata trascorsa,

o di proiettarci in quella che verrà,

vicini al dormire possiamo finalmente perderci tra realtà e immaginario

verso desideri che in altri momenti della giornata sembrerebbero irraggiungibili.

Per poi spegnerci su un’ immagine di sintesi.

I tacchi di una donna, uno sguardo, la scena di film, una luna, il tiro a segno, l’abbottonatura di una camicia, l’attimo prima di un tuffo in piscina.

Queste sono scene del mondo preonirico dell’artista, insegnante e bassista Alberto Valgimigli.

La sua personale, Prima di andare a letto è a Genova a Palazzo Imperiale in piazza Campetto 8a/5 nello studio, di grande bellezza, dell’architetto Simone Paoletti.

Ed io, prima di andare a letto? Meno visionariamente, conto le scarpe.

Banale e collezionista, per praticità ho creato una sorta di archivio.

Ho dato un nome ad ogni paio e poi le ho messe nelle scatole.

Loro stanno lì davanti a me quando dormo. Mi piacerebbe pensare che mi proteggano, ma in realtà forse si sentono schiave e mi odiano.

Mio padre sostiene che mi toglieranno l’aria. Come se fossero piante ed ogni notte facessero la fotosintesi clorofilliana.

Ma io non ci credo.

Le ho battezzate con nomi poetici che mi danno conferma della loro identità.

Le 1 e 96, le Rosso sangue, le Pin up blue, le paglia e fiore, le Crocodile Dundee, le Mary Jane, le 1930…

Una volta ho fatto un sogno: prendevano vita e andavano ognuna per la loro strada, alcune in vacanza, all’estero o in Italia, altre per musei e ristoranti. Le più  nostalgiche tornavano nel negozio dove le avevo comprate. E probabilmente non lo trovavano più.

Ma questa è un’altra storia.

 

 

Io, una discesista sociale

IMG10189-300x225Cara Cinzia,
dopo aver letto la tua lettera sul Secolo XIX ho dovuto risponderti, proprio perché in qualche modo ti capisco. Spero che la mia storia ti sia almeno di primo soccorso.

Nata a e residente nel centro di Milano, come ogni milanese figlia degli anni ’80, fin dal primo anno di vita ho passato tutti i weekend da Pasqua alle ferie in coda sull’autostrada dei Fiori per raggiungere Piani D’Invrea. Nell’amena località in provincia di Varazze, i miei possedevano la tassatissima seconda casa. Qualche anno fa, malgrado un impiego nel marketing eventi della Milano da bere, complici i liguri e il loro fascino e il mio essere una discesista sociale, una domenica decisi di non fare la coda del rientro.

In  un secondo, passai dal brunch coi bocconiani  alla focaccia pucciata nel cappuccino. A volte anche alle cipolle, qualcuno mi spieghi come fate.

Disoccupazione, stage, fallimenti.. una strage, la bomba H, lo tsunami.

A piccoli passi, con grande fatica e il passare degli anni mi sono costruita un nuovo equilibrio lavorativo. La creazione di una qualche socialità, forse è stata la vetta più difficile. Ed io non sono una timida.

Malgrado tutto questo, Cinzia, lo rifarei di trasferirmi a Genova. Magari non è come la musica elettronica e le sue contaminazioni, ma dai genovesi ho imparato:

1 A godere dell’aperitivo in modo diverso. Nell’ora felice nei bar genovesi più talebani ti offrono noccioline, patatine e olive. Esagerando un tramezzino tagliato in due. Non le apericene dove ci si lancia come in un’arena all’arrivo dell’arrosto con le patate. Questa austerità è la base giusta per quel bianco amaro che ti farà tornare a casa felice e con ancora un posticino, magari per quelle due fette di cima che avevi nel frigo.

2 La città è popolata principalmente da Highlander che superano gli ottanta, ma se guardi bene la quantità e qualità dei pazzi è altissima.
Pittori che recitano perle di saggezza con voce rauca e ridondante in stazioni o gallerie per sfruttarne l’eco. Signore d’età che vendono mazzetti di fiori e poesie con vestiti arcobaleno.
Clown con cani addestrati a cui vengono dati epiteti come fossero principi “primo, secondo, terzo” e dei quali dopo la triste dipartita le esequie vengono pubblicamente esposte e visitate dalla cittadinanza.Ex cantanti inglesi ubriachi sulla sessantina che interpretano i grandi classici della canzone popular/jazz (My way, Summertime) ma solo verso le due di notte. E molti altri che magari a me mancano, ma che hai incontrato tu.

3 Ho capito finalmente cosa intendesse il colonnello Bernacca quando parlava di tempo variabile. La mattina si gela, a mezzo giorno si schiatta di caldo e la sera magari tira un vento che ti sposta. A Milano solitamente da quando ti svegli a quando vai a dormire c’è più o meno la stessa cavolo di temperatura. Questa tecnica della cipolla a noi ètrangeer non ci entra proprio.

4 Se cerchi conferme il genovese non te le darà mai. Di nessun tipo. Quindi non lo fare, se no lo provochi.

5 Il legame col mare è una sorta di ricatto col resto del mondo. Non è come noi che spiaggiamo d’estate. E’ una cosa che, cara Cinzia, chi crede negli eventi, nei teatri e nei locali pieni, non può capire. Magari neanche ci vanno al mare in un anno, poi però loro hanno il mare e tu no. Una sicurezza che li rende ancora più serrati e solitari.

Poi il calcio e la mamma sono applicabili al sesso maschile tutto, non solo genovese.”In tutti luoghi e i tutti i laghi” canterebbe Scanu, dato che siamo reduci da Sanremo.

Se questo non ti è bastato, pensa almeno all’amore. Foreste ci rimarremo sempre. Non basta un matrimonio, come in America, per avere la cittadinanza genovese. Ma magari zitelle, no.

Il tuo Marco, se sei venuta fin da Torino, sono sicura ne valga la pena.

La vigilia di Sanremo

IMG10186-300x225Mi piace passare le feste in via XX Settembre 20: il mio monolocale somiglia ad una stanza d’albergo e il corridoio esterno a quello dell’ Overlook hotel senza gemelle e senza triciclo. Solitamente le festività si passano a casa e non in albergo e quindi in 20 al venti hanno qualcosa di trasgressivo che le rende uniche.

Naturalmente la cosa più bella delle feste è la vigilia e, in pieno sabato del villaggio, io mi godo quello che accadrà soprattutto prima che succeda.

Dunque stasera mi chiedo quale sarà la canzone più bella, chi il più emozionato, chi il più sfrontato…

Ma soprattutto, se io domani fossi all’Ariston, come mi vestirei? 

Non ci metto molto a decidere.

Abito anni ’30 lungo fino ai piedi con profonda scollatura di pizzo sulla schiena. Decolleté nere di pelle. Clutch nera semplice. Smokey eyes e capello tirato su.

Mi manca la borsa, ma posso recuperarla in mattinata, c’è ancora qualche saldo in giro.

In via Venti domani si luccica.

Buon Sanremo a tutti.

Come conquistare un uomo guardando i western

RevolverGirl-500Sarebbe dovuto essere il titolo della mia prima tesi di laurea in cinema.

Ho sempre amato i western, ma quell’anno il professor Costa si trasferì al Dams di Venezia e il mio progetto affondò nelle acque della laguna.

Forse perché ieri sera ho visto La morte cavalca a Rio Bravo, primo film di Sam Peckimpah (1961), mai doppiato prima che Rai Movie lo trasmettesse pochi giorni fa con le voci di Don Matteo, ma va bene lo stesso.

Forse perché sto scrivendo l’ennesima tesi, dato che non ho smesso da allora di laurearmi.

Forse perché oggi è San Valentino.

Forse perché la prossima settimana inizia Sanremo, che è comunque sempre un buon motivo.

Iniziamo con la prima regola.

1) Mai togliere ad un uomo il cappello. 

Le donne nel west non avevano vita facile, erano “merce” per cercatori d’oro, cowboy, avventurieri,  proprietari di saloon e bordelli che nei migliori casi le volevano per poterci guadagnare sopra qualcosa assumendole come ballerine o come “lucciole”.

Malgrado questo, secondo me, se la cavavano alla grande.

Dunque tornando lì,  nel far west,  faceva un caldo pazzesco, batteva un sole che neanche a Ferragosto in piazza del Duomo e quindi gli uomini portavano il cappello. Non era solo una questione di moda, come ora potrebbe essere un Borsalino.

Ma quello che era veramente curioso è che un vero uomo, il cappello non se lo toglieva mai. Ed ecco la spiegazione della prima regola.

Sotto il cappello l’uomo nasconde certo qualcosa che non vuole rilevare, e se non vuole dire cos’è, è inutile insistere.

E’ vero che noi gli raccontiamo anche l’ultima offerta del Billa, e se la nostra estetista ha cambiato posizione del piercing, e se il giornalaio oggi sembrava un po’ tra le nuvole.

Ma un uomo no.

Sotto quel cappello ci può essere l’evento che l’ha reso quello che è oggi, il significato di tutta la sua vita, la sua unica fede, ma potrebbe comunque non aver voglia di condividere con noi.

Dobbiamo morire di curiosità. E non chiedere, per conquistarlo.

Per dimostrare la nostra indipendenza. Da quel segreto. Da lui.

Poi ci sono uomini che un giorno quel cappello se lo toglieranno per raccontarci. Ma non contiamoci.  Non è detto.

Alla prossima regola.