Uno è troppo poco, ma tutti non posso averli

IMG10403-300x225Chi mi conosce sa quanto io ami i profumi.
Per molto tempo ne ho usato solo uno. Lo portava un’amica di mia madre e quando da bambina la sentivo emanare quella classica fragranza la rincorrevo ovunque come un serpente ammaestrato. Così ho continuato nell’adolescenza. Tutti sapevano cosa regalarmi. I fidanzati più innamorati  mi creavano il kit: saponetta, bagnoschiuma, crema corpo. I miei collant sapevano di rosa di maggio, raccolta a mano nelle ore del mattino. Quello sarebbe stato il mio profumo e non l’avrei mai tradito. Idealismi dell’adolescenza?
A vent’anni studiavo a Bologna con la mia migliore amica. Usava una fragranza che le conferiva un odore più che una profumazione, qualcosa di persistente e sensuale. Quando andava in università presto la mattina ( io facevo il Dams…) me ne spruzzavo un po’. Non era come su di lei. Ma comunque quando lo mettevo mi sembrava di sentire scrosciare una cascata giapponese e di trovarmi in quel luogo magico dietro alla rapida dove ci si nasconde nei film tra i fiori bianchi protagonisti di quel bouquet. Non l’ho mai comprato quel profumo.
Ma da allora ne ho comprati tantissimi altri. Mai perché li sentivo in profumeria, ma perché erano sulla pelle delle persone, mi raccontavano di loro, più delle loro macchine, delle loro scelte, dei loro amori. Quello di mia sorella, di quell’amica, a volte addirittura delle persone che fermavo per la strada.
Quando mi innamoravo di un uomo e mi mancava o finiva mi compravo il suo profumo e mi sembrava di nuovo vicino. E’ un escamotage molto utile, lo consiglio.
Ho un look per fragranza, un aroma per stato d’animo e un effluvio per ogni occasione. Ma la cosa che mi colpisce di più e che più ne posseggo e più desidero sempre quello che non ho. Quando poi lo compro è come se perdesse un po’ di valore, mi stancasse già. Natura umana?
Forse non ho trovato quello giusto. Almeno così si dice.
Ma tutti certo non posso averli. Tornerò ad un unico profumo o continuerò a desiderare bouquet diversi fino a quando non li posseggo?
Non so rispondere, ma posso affermare che se continuo così, a parte cominciare a condirci l’insalata come affermavo a marzo ne il Pranzo di primavera, l’unico profumo che dovrà cominciare ad interessarmi è l’Eau d’Argent, de Parfum però, e non de Toilette, con quello che costano…

 

La mia lista di musicoterapia

cuffiette-swarovski (1)Da settimane su Facebook è tutto una lista. I libri che ti hanno salvato la vita, i film di cui non potresti fare a meno, i dischi che non puoi non avere. Sono catene di Sant’Antonio, ma parlano di scelte e raccontano chi le fa, più che nella lista fatta, in chi si elegge, la vittima che si sceglie per il prossimo elenco. Ora tocca a me e mi occuperò di musicoterapia.
Certa musica ha il potere di agire sui nostri recettori e regalarci sensazioni di benessere.
Mi piacerebbe condividere le canzoni che mi fanno stare bene in alcune occasioni.

Sul 31 che giunge da Boccadasse alle 18 e 30 sembra di stare in un cocco. Una signora ti schiaccia un piede e poi ti dice che non c’è più rispetto per gli anziani. Due tredicenni in un centimetro quadrato si baciano come tu vorresti fare da tutta la vita, magari però in una stanza d’albergo. Un pazzo recita Dante a memoria dalla coda dell’autobus con la ben riposta attenzione di tutta quella fascia. Non riesci a respirare, qualcuno ce l’hai nella schiena, un altro si avvinghia a te invece che al sostegno e non ti rendi neanche conto se ti stanno molestando o sei tu che molesti qualcuno.
In quei momenti solo Bach può aiutarti.
J. S. Bach, Concerto per due violini.

Ci sono mattine in cui ci si sveglia per aver voglia di tornare a dormire. Ma non si può. Un tratto di strada ci separa quasi sempre dai nostri impegni, lì possiamo ascoltare ad alto volume qualcosa di stupido e molto energico. C’ è chi vuole i rapper, chi il rock puro: io scelgo degli italiani, che non ascolterei mai durante il resto della giornata, i Negrita. Gli aretini mi raccontano delle loro vacanze a base di rum e coca cola in Messico. Io, che vado in Germania a bere birra o a Nizza in hotel con piscina, devo dire che vengo contagiata. Al di fuori di ogni giudizio di valore.
Negrita, Scivolando verso sud.

L’ultima situazione è quando aspetto una chiamata, mi sento infatuata, mi batte il cuore. Un pensiero, un viso, un desiderio. Devo struggermi. Qui c’è solo Lana del Rey con la sua voce storta, sforzata e sensuale a rendere ancora più drammatica l’attesa.
Lana del Rey, Cola.

Siete nominati, ora tocca a voi.

 

Dai trenta ai novant’anni

stelli-sul-mare_chiringuito_genova-4-300x200La spiaggia è quasi vuota e il mare quasi nero.
Qualche straniero ancora in viaggio. Una ragazza con il cane. Alcuni corrono in corso Italia. Poi ci sono loro, quelli che in spiaggia ci vivono. Se fossimo in un bar sarebbero gli avventori fissi, quelli di cui si sa tutto, non solo cosa bevono. Questi in spiaggia ci vanno sempre, basta che non piova. E’ sufficiente qualche raggio di sole.
La casa ce l’hanno, ma preferiscono il lido. Soprattutto da aprile a settembre, come se la sabbia fosse un’estensione delle loro case. Lì chiacchierano, giocano a carte, e prendono il sole. Principalmente sono amici e si sdraiano vicini, ma poi ci sono delle rivalità nel gruppo. I maschi alfa si scontrano, le più sciantose litigano perché vogliono tutte le attenzioni, ma sia gli uomini che le donne si guardano attorno. Divergono i giudizi, ma gli argomenti sono gli stessi: un topless, un taglio di capelli, i muscoli di un palestrato, qualche bacio un po’ più osé sul bagnasciuga.
L’età media è sui cinquanta, ma ci sono dei picchi.
La più giovane ha trent’anni, più matura dei coetanei, forse perché non è di qui. Non ci riesce a parlare di aperitivi e discoteche. Ogni tanto ci prova, ma poi il ragazzo di turno si mette le cuffiette e neanche l’ascolta più. Troppo preso dalle sue hit. Troppa fatica. E’ molto carina certo, ma alle ragazze della sua compagnia basta offrire da bere per ottenere ciò che vuole. A quel punto lei torna dagli habituè, che inizialmente la prendono in giro. Ma la fanno sentire subito a suo agio. Capita. Lusingata.
E poi c’è lei: la signora di novantadue anni. E’ la prima che si nota sul litorale. La sua pelle è stata così cotta dal sole da divenire dura, pare cuoio lavorato. Mi piacerebbe toccarla, forse poi ne avrei paura. L’anziana parla con tutti, a parte il fatto che ha un leggero tremore immagino dovuto all’età, sembra in ottima salute. Sa di essere la regina e dietro i suoi occhiali neri dispensa consigli, come un buon allenatore.
A volte nella vita qualcosa rende più incredibile ciò che è già straordinario. La signora nuota. Arriva fino alla boa a dorso. Non quella dei bambini, quella lontana. Quella che si fa fatica e si rimane senza fiato e qualche secondo ci si appoggia per riposare prima di tornare a riva.
Quando entra sembra che strisci verso il mare, come fanno le tartarughe. Un bellissimo esemplare. Per uscire però ha bisogno che l’aiutino in due, che la portino fuori dall’acqua. A volte entra con la camicia, il copricostume e aspetta a riva che le si asciughi sulla pelle.
Non riesco a non pensare: “E se il suo cuore non dovesse sopportare la fatica? Se quelle onde di settembre la stancassero troppo? E quella luce diffusa l’accecasse tanto da non riuscire a tornare?”
Forse le piacerebbe finire così, dentro al mare. O non ci pensa proprio perché sa che non succederà lì.
Guardarla da riva è comunque meraviglioso. Ogni sogno sembra realizzabile e tutto più raggiungibile, anche l’amore.

 

Umberto Eco e Paris Hilton? La moda come comunicazione.

paris-250x300Un mio amico l’altro giorno si è complimentato di come ero vestita, ringraziandolo ho detto: “Sono soddisfatta del mio guardaroba” Immediatamente ho completato sottovoce: “Non altrettanto della mia vita sentimentale o di quella lavorativa.” In realtà mentre scrivo indosso un cappello a falda larga di paglia, occhiali stile anni ’70 da sole/vista, una fascia nera di pizzo e come copricostume un pareo coi soli azzurri che la mia amica si è dimenticata da me. Ai piedi ballerine rosa con fiocchetti leopardati. Tralasciando la mise del momento.. sono comunque convinta dell’affermazione di prima. E di comunicare almeno un messaggio forte e chiaro. Un sì, che nel campo artistico e sentimentale ancora non è così luminoso. Meglio di niente, no?
Immaginiamo di incontrarci in via XX stasera. Sono le 19 ed indosso un vestito rosso. Senza che voi siate il tenente Colombo, il mio abbigliamento vi farebbe dedurre che sto andando ad un appuntamento. Quasi banale.  Ma osservando più a fondo il tipo di acconciatura, i dettagli della collana, le scarpe e le sfumature del trucco vi potrebbero svelare il tempo passato per prepararmi, la sicurezza che ho di piacere, quanto io tenga a questo incontro, ciò che mi aspetto dalla serata, addirittura potreste arrivare all’età e se mi conoscete un po’ alla identità della persona che devo incontrare. Trovo che questo sia incredibile. Potremmo sapere tutto quello che vogliamo anche senza andare su fb a cercare informazioni e foto come segugi…Alcuni penseranno che una botta di sole ha fatto uscire allo scoperto la Paris Hilton che c’è in me e che sicuramente non coincide solo nell’amore per i chihuahua e per il rosa. Ma in realtà io vorrei riflettere insieme su quanto l’abito che indossiamo sia il grado zero della comunicazione. Quanto l’eleganza sia una scelta, come ci dice la sua etimologia che deriva da eligere, scegliere. Il nostro essere alla moda è la costruzione di un alfabeto che ci racconta. E tutti noi quando ci svegliamo raccontiamo qualcosa di noi, di dove viviamo e di cosa vogliamo dalla vita scegliendo i nostri abiti, o non scegliendoli.
“Ha la minigonna è una ragazza leggera. A Catania. Ha la minigonna è una ragazza moderna. A Milano. Ha la minigonna, a Parigi: è una ragazza. Ha la minigonna ad Amburgo, all’Eros: forse è un ragazzo.
Questo scriveva più di trent’anni fa Umberto Eco nella Psicologia del Vestire. E lui di Paris Hilton, al contrario di me, ha sicuramente molto poco.

 

Holiday blues

th (1)No, non è una canzone che Billie cantava con la gardenia bianca tra i capelli in un locale fumoso. L’Holiday blues è quella sindrome che si manifesta puntualmente dopo ogni vacanza e che ci rende stanchi, nervosi e un po’ depressi al rientro in città. Dato che ne soffro in modo cronico, addirittura anche quando in vacanza non ci sono andata, ecco i miei personali rimedi.
1) Come diceva l’associazione dentisti italiani, prevenire è meglio che curare. Io per esempio ho passato le ferie in un posto dove c’erano 7 gradi e al rientro mi è sembrato di sbarcare in una qualche isola caraibica piuttosto che in 20 al XX.
2) I giornali femminili e i tg puntano sulla dieta. Limitare alcolici, caffè ed insaccati e incrementare il consumo di frutti azzurri per aiutare la circolazione. Già è dura ricominciare, perché negarsi le gioie della vita? Oltretutto d’estate solitamente si perde del peso o, complice l’abbronzatura,  si dimostra qualche Kg di meno. Approfittiamone: un buon bicchiere di bianco davanti alla mareggiata non ce lo toglie nessuno. Una curiosità oltre al mirtillo poi, che per giunta è nero, quali sarebbero  i frutti azzurri????
3) Al rientro può aiutarci avere un nuovo obbiettivo. La tv dal 1/9, creando un minestrone post moderno tra presente e passato, è tutta un:
l’arte del disegno e dell’ acquarello, crea il tuo drone e fai volare la tua fantasia, colleziona le macchine storiche, découpage per tutti, love bakery e cake design, impara il bielorusso, Minnie e le borse più graziose, diventa nail artist, balla le danze popolari, costruisci il tuo orologio da tavolo, il mio corso di basso tuba…
Tutto in edicola, prima uscita solo 1 euro e 99
Io personalmente dopo aver visto una foto di Sharon Stone che fa la spesa con una pelliccia di giaguaro (penso eco, ma non ci giurerei) per il nuovo anno mi riprometto di non uscire mai senza una mise adeguata o almeno un po’ di rossetto, anche se devo solo sbarazzarmi dell’umido
4) Consiglio di evitare di guardare tutto il giorno le foto delle vacanze, soprattutto se sono l’unico ricordo di quel ragazzo/a col quale vi siete tanto divertiti e che ora, sparito, incarna la primula rossa. Piuttosto datevi da fare, non c’è niente di meglio che un nuovo amante con cui riscaldarsi al pallido sole settembrino.
“O settembre, nel bel parco silente, ove assorto al mio sogno un dì vagai, fa’ che io rivegga ancora dai rosai fiorir le rose, prodigiosamente.”
(Sonetto di settembre, Carlo Vallini)

Caro Franco, ti scrivo

1269603156_1-300x214Caro Franco, come stai?
Lo so e´stata una stagione strana, il tempo non e´stato molto favorevole per uno che gestisce uno stabilimento balneare come te. Mi auguro che nei weekend di sole tu abbia un po’ recuperato.
Oggi hai due lettini liberi?
A Varazze dovrebbe splendere il sole, invece qui a Berlino appena arriva e´gia´andato via. Questo ti fa sentire ancora di piu´la sua mancanza. La cosa piu`leggera che ho visto per strada e`il trench e quella piu`pesante una giacca da sci. I berliner sembrano amare l’arrivo dell`inverno e il vestirsi pesante.
Hai per caso ancora un´insalata, quella con la mozzarella di bufala e i pomodorini?
La sera mangio lo stinco che e´talmente pesante che puo´essere mandato giu´solo con la birra weisse. Pensa che io sono abbastanza magra rispetto alla media. Le taglie generalmente partono dalla 44 che qui e´una 40, forse per sentirsi meno in colpa. Il motivo e´che a base della dieta nazionale ci sono i wuster. Brat wurst, curry wurst…Anche i bambini lo mangiano. Se prendi l’insalata poi non migliora perche´naviga nella salsa.
Una Corona faccio in tempo a berla?
Sulla terrazza, mentre Arianna chiude. Parlando di amore e vita. Sai qui in Germania dopo aver mangiato i wurst si beve. La Schneider Weisse: buonissima, stillata in sette tappi, tutti e sette pericolosissimi per chi non è abituato. Vi consiglio di berla con grande moderazione. Basta esagerare un po’e i sette tappi inizieranno a girarvi nel cervello. La spirale di orzo e malto del tappo 1, le foglioline aromatiche del tappo 4, la neve del tappo 2 inizieranno a creare un vortice e voi sarete li´in mezzo, senza difese. Per non parlare dell´8,2 per cento di alcool dell`Aventinus, la temibile Tap 6, che fa paura anche ai tedeschi piu´ esercitati…
L´abbronzatura qui e´piu´intensa di quella della Baia del Corvo.
Non dipende dal sole, no. Tutte queste birre regalano agli avventori quel colore rosso intenso dovuto alla pressione sanguigna. A me lo fa un po´sulle gote, ma i piu´preparati qui lo hanno su tutto il viso. Pero´la birra fa bene ai capelli, sai? Le ragazze li portano tutte lunghi, spessi e biondi.
La moda qui e´importante quasi come ai bagni.
In modo diverso pero´, hanno un loro concetto di moda. Non parlo dei giovani berlinesi che fanno tendenza in tutta Europa, no. Parlo delle Facce da Derrick come le chiamo io. Completi vintage degli anni ´60 e´70. Marroni, azzurri, grigi in tutte le loro gradazioni. Sembra di respirare la naftalina a guardarli. L´altro giorno in una kneipe, le loro taverne si chiamano cosi´, ho mangiato con una coppia. Lui: sulla cinquantina, occhialoni rettangolari, completo grigio carta da zucchero. Lei: tailleur gonna grigio.  Potevano essere gli assassini in una puntata di Derrick, Franco.
Ogni tanto le danno anche in Italia le repliche dell´ispettore di Monaco, magari nelle mattine estive.
Ma tu Franco la mattina lavori…

 

Teresina

unnamed-180x300Si sa che gli uomini non sono fedeli. Non la uso come una giustificazione, anzi come un merito. Una sfida. Così da tutta la vita. Certo un po’ è il mio carattere, come cerco sempre di spiegare allo psicanalista, non ho mai creduto nella monogamia, nessuno ci crede, qualcuno semplicemente se la impone.
La città non è più vuota neanche d’estate, colpa della crisi che se li porta via solo nei week end, magari lunghi. Così rimango nel traffico ore e Chat, WhatsApp, Facebook, Twitter..
Stasera da chi comincio?
Direi con l’ufficiale: Anna, la mia fidanzata. Bella e ricercatrice, sempre così impegnata. “Tesoro stasera sei libera?” “Stasera? Amore come ti viene in mente, lo sai che c’è l’anniversario dell’archivio di Firenze, devo assolutamente esserci, mi faranno certo un’intervista” “Domani?”“Ma proprio non mi ascolti quando parlo: domani ho la pizza con gli archeologi, sai si sentono così soli dopo l’ultima riforma del governo, il loro lavoro è sempre più ai margini. Hanno bisogno di me. Guardiamo in agenda. Ecco tra due settimane, venerdì ho la serata libera, segno cena con Federico?”
Segna segna..ho una strana sensazione, mi manca un po’ il respiro. Sarà colpa di questo nuovo filtro dell’aria condizionata, devo farlo cambiare, maledette macchine giapponesi. Dovevo comprare una tedesca, c’erano anche gli ecoincentivi.
Intanto sono davanti al bar di Lucilla. Una barista dolce e disponibile, vuole dormire abbracciandomi se no non prende sonno. Potrei passare la notte con lei, magari farmi qualche Bloody Mary prima, è così brava ad equilibrare i cocktail. Lucilla vorrebbe una bambina, se la meriterebbe anche, con gli occhi grandi e chiari come i suoi. Il muso al posto del viso. Lei non impazzisce per la mia vita professionale. Pensa che ci sia qualcosa di falso nel mio lavoro, le porta una certa diffidenza nei miei confronti. Come non darle torto. “Bellezza, stasera chiudo alle due..” Di aspettare in mezzo a tutti quegli alcolizzati che le guardano le tette non ne ho proprio voglia.
E poi ho la testa che pulsa, non è proprio un male…forse l’hardware del mio cervello è pieno. Dovrei fare un po’ di pulizia. Mi ci metto al più presto. Buttare dei pensieri, ricrearne di nuovi, più positivi. PNL docet.
E’ ancora abbastanza presto, potrei andare a prendere Rebecca alle prove. Un’attrice impegnata. Il teatro è tutto per lei. Ma io non sono il teatro, anzi gli attori in generale mi stanno anche un po’sulle palle. Sono poco autoironici, più spietati dei professionisti. Lei ai suoi colleghi, invece di chiedere come va, chiede: “Stai lavorando?” Una guerra tra poveri. Rebecca ha uno sguardo intenso, ma è bloccata. Arenata nei suoi personaggi, unico regalo che si fa, unica forma di esistenza. La realtà non è più capace a viverla. E io stasera vorrei fare l’amore.
Quando sto così solo quello è meglio dello Xanax.
Rimane Jasmine. Sento il suo odore già a due chilometri di distanza. E’ un po’ più giovane, ma dimostra di più. Jasmine è bellissima, intelligente, ambiziosa, scrittrice. Non mi stanco mai di Jasmine. Ma purtroppo è lei che si stanca di me. La sto pensando e lei è già a Roma a scrivere una fiction. “Ok tesoro quando torni chiamami”
“Tu sei pazzo Federico” “Si certo, pazzo di te”
Insomma mi tocca andare a casa da solo, ma ho una strana sensazione, le vertigini, male alla bocca dello stomaco, lo so non dovevo mangiare sushi oggi, non sembra migliorare, anzi. Mi fermo un attimo. Guarda che tramonto. Peccato star così male, forse gli esercizi di yoga ora mi farebbero bene, non li faccio mai, maledetta teresina, son sempre su poker on line nel tempo libero. Un pensiero mi coglie. Ma se nessuna di queste mi volesse più? Se dovessi rimanere solo, stasera? E se dovessi rimanere solo anche domani sera? Per fortuna avrei il tablet….e se non ci fosse linea? Non può ho il 4G, me l’ha assicurato quello della telefonia. Forse mi potrebbe capitare come a quel mio amico che è andato in vacanza nel ponente ligure e non prendeva niente…Oddio mi sento male..
Forse sono io a non volerle vedere. Tutte loro, le loro subpersonalità mi hanno proprio stancato. E c’è la narcisista, la fobica, la maniaco depressiva. Posso farne a meno, posso dire addio a tutte loro. Posso disintossicarmi. Per un po’ mi lasceranno in pace. Sai com’è? Ora scrivo un bel messaggio ad ognuna, tanto non si conoscono.
Una delle più importanti regole dalla quale non sgarro mai è che le mie donne non si conoscano tra di loro. Se si odiano è un guaio, se si amano è un guaio ancora peggiore.
Mi sembra già di stare meglio. Devo scaricarle, tutte. Con un unico messaggio.
Sms: “Cara, sei adorabile. Ma ho bisogno di un momento di riflessione, sulla mia vita e su di noi. Vorrei ritrovare la versione HD di me. E per farlo devo dirti
Da Nobel, bellissimo, raffinato ed elegante. Ora lo scrivo alle quattro ragazze. Anzi perché limitarsi? A tutti i miei contatti femminili, a tutta la rubrica. In questo modo staranno zitte, mi lasceranno in pace. Io non ho bisogno di loro.
Aggiungi 137 contatti.
Invia.
Finalmente respiro, il battito è tornato normale e mi sento bene.
Ora posso fare finalmente una bella teresina.

 

 

Sulla mia via (My Way)

12255768_1238470999502504_1083023145_o“Mi ritorni in mente bella come sei, forse ancor di più…”Non avevo mai pensato che fosse così difficile questa canzone. Soprattutto il momento in cui lui si accorge che lei vuole un altro. “Un sorriso..e ho visto la mia fine sul suo viso” Uno, non tanti. Ne è bastato uno, di sorriso.Questa volta al karaoke me la son cavata veramente male, non saprei quale dei tre pezzi ho cantato peggio. Non mi sono buttata sui miei, anche perché non si possono cantare bene solo quattro pezzi. Il mio repertorio sembra l’armadio di Olivia di Braccio di Ferro. È vero che qui non sanno che faccio la cantante, almeno non tutti. Ma mi è sembrato più giusto osare, per divertirmi di più. Chi vuoi che se ne accorga che non so cantare Ci vorrebbe il mare. Sì, quella di Masini, ma prendo come riferimento la strabiliante versione di Milva. Le tonalità almeno potevo controllarle. Ma qui le uniche regole sono quelle del karaoke.

Più sei cattivo e più canti canzoni d’amore. Nel karaoke c’è il tamarro, uno di quei ragazzoni di provincia che se te li vedi di notte inizi a camminare forte. Uno di quelli che truccano la macchina, il motorino, l’ape e qualsiasi altro aggeggio meccanico si muova. Ma attenzione, questo avanzo metropolitano canta solo canzoni d’amore. E più è tatuato, più è sensibile. Poi c’è il timido che ti stupisce perché prende lezioni di nascosto. Poi ci sono le lesbiche che cantano insieme a squarciagola e tutto il resto del mondo potrebbe sparire. Con rabbia e desiderio. Poi ci sono le sorelle zitelle al tavolino che non si sa perché sono uscite, dato che non si dicono una parola. Poi c’è il capo che è un tenerone astemio e non diresti mai che uno così possa gestire tutta questa folla di fulminati.

Non bere né cocktail, né birra alla spina. Al karaoke si bevono cocktail, ma ho sempre avuto il sospetto che i liquori fossero quelli dei discount messi nelle bottiglie di marca, non per risparmiare, ma al contrario per abbondare. Che poi hanno dei nomi poetici: la vodka Molotov, la crema di caffè Bellys, il Rum Millenario. Il Vodka tonic è quattro quinti di vodka, un quinto di gassosa. Il Gin tonic quattro quinti di gin, un quinto di gassosa. E via dicendo. Da svenire. Più si alza la quantità alcolica, più si abbassa la capacità di riconoscere il gusto. La spina è annacquata, meglio la birra in bottiglia. Al karaoke c’è il calcetto, ad ogni canzone d’amore e interpretazione di livello può capitare l’azione giusta e il grido: gggoooooaaallll. Al karaoke si può mangiare una pizza surgelata. E chi la mangia e sopravvive è un grande.

I classici. Una rosa blu del grande Zarrillo fatta solitamente dal tipo/tipa più marcia del bar. Se siete amanti del dettaglio e cercate bene avrà da qualche parte il fiore tatuato col colore dell’inchiostro. Non credo nei miracoli di Laura Bono fatta solitamente da una/uno che è stato appena mollato ed è sotto di brutto. I Modà in ogni loro forma e sostanza. Girasole, E poi, Come saprei di Giorgia in netta discesa per lasciare il posto a La solitudine, Tra te e il mare e Ascolta il tuo cuore in risalita dopo gli ultimi esibizionismi sudamericani di Laura. Ligabue ben classificato con Ho messo via, Ho perso le parole e Certe notti. Vasco Rossi per me è sempre vincente, ma ultimamente sembra aver un po’stancato il pubblico. Il suo pubblico sembra rivalutarlo nelle stranezze,come nel suo essere coverizzato da De Gregori in Voglio una vita spericolata.Risultato: uno che imita De Gregori che canta Vasco Rossi. Misteri del karaoke.

Gli imitatori. Data la mia passione per Mina potrei far parte di questa triste tipologia. I cavalli di battaglia sono Grande grande di Mina, Cercami di Renato Zero. Max Pezzali e Fiorello si imitano tra di loro in Sei fantastica e Finalmente tu, brani che interpretati da questa categoria creano un girone di meta-imitazione. Poi molti altri che annoiano solo ad elencarli.

La magia. Sono molte le magie del karaoke e non vorrei che parlandone svanissero. Una sera mi è capitato che un signore sulla sessantina che beveva una birra in solitudine, prendesse un microfono e stupisse con My way nella versione italiana di Fred Bongusto. Una interpretazione fatta di dinamiche e rispetto per l’originale. Appena finito se ne andò, lasciando del liquore nel bicchiere. Certa di avere immaginato, forse a causa del’alcol, lo guardai allontanarsi come un puntino nero nella notte. Sulla mia via.

 

 

 

La spiaggia della Foce

Spiaggia-della-Foce-adriano-meneghini-600x400-300x200Le spiagge più belle d’Italia le conosciamo tutti. Non si parla d’altro appena arriva maggio.
Non si parla di altro appena arriva maggio.

Per questo io mi domando delle più brutte invece. Ognuno di noi ne ricorda una brutta. Io sono ora nella più brutta. È la spiaggia della Foce di Genova. Dove il fiume si immette nel mare. Non si vede, deve essere una questione sotterranea. La spiaggia della Foce è attrezzata. Due docce dove c’è sempre la fila di gente che non è in spiaggia ma che, per un motivo o per l’altro, non possiede una doccia, una cabina dove qualche scemo fa la pipì e una turca di cui preferirei non parlare..

La spiaggia della Foce è frequentata solo da stranieri. In ordine di apparizione: albanesi, rumeni, arabi, indiani e qualche giapponese. E i cinesi? Non penso che i cinesi vadano in spiaggia.

Gli italiani in questa spiaggia si contano sulle dita delle mani, ma state pur certi che quelli che ci sono si potrebbero definire curiosi. In primis il bagnino. Un sessantenne che ha qualcosa di Vasco Rossi un po’ più in forma, ma con la pancia ed abbronzatissimo. Poi c’è uno coi capelli lunghi e biondi che è un incrocio tra un clown, uno dei Cugini di campagna e il marito di Carmen Russo. Anche lui sulla sessantina, c’è sia d’estate che d’inverno. Penso che sia il capo della spiaggia, il latin lover. La sua mira principale è una signora con capelli corvini lunghi e grandi tette che ha sempre un fiore tra i capelli ed è molto sexy.

Tutti nella spiaggia della Foce sono dotati di una Peroni fresca acquistata alla Boutique del krafen, il baretto che si incontra prima della spiaggia dove si frigge. Quindi il primo odore è quello di olio di arachidi e sabbia sporca, passato quel momento tra nausea e goduria, come direbbe il Liga, si viene colti da un misto di petrolio e fogna devastante. Quello purtroppo non passa più, qualche anno fa mi ci ero abituata, ma ora non lo sopporto. Giungiamo dunque alle condizioni del mare. Se si guarda con attenzione si vedono filamenti d’acqua più chiari, quasi bianchi. Io non ci metto neanche i piedi, ma penso di non cavarmela comunque. Penso che basti l’odore per intossicarsi. Dunque perché vengo qui?
I krafen sono i più buoni della città
È uno dei pochi non luoghi al mondo dove non mi sento straniera
I bambini sono belli, di tutti i colori e si divertono molto insieme
Quello a cui devo stare attenta è che non bevano quell’acqua, succedesse mi alzerei di scatto e come in una di quelle scene delle serie tv al rallenty direi:  “Sono un medico” facendo sputare quell’orrore biancastro al piccolo in questione.
I bambini di tutte le razze giocano nell’acqua felici, non li rivedo mai gli anni dopo, speriamo solo che abbiano cambiato spiaggia.

Tutto in una notte estate

pallonciniStasera vorrei passare una serata tranquilla. Domani stare in spiaggia tutto il giorno: lettino, bibita, libro. Come quelle vere sciure de Milan. Pare che sia bello, speriamo. Ultimamente i metereologi sembrano ubriachi. E sembra di essere in Scozia. Senza i castelli. Almeno bagna il giardino.
In paese c’è un concerto swing all’Osteria prendo la macchina e vado, sarebbe un peccato perderlo. Il gruppo che suona è ingaggiato da due locali quindi invece che girarsi o da uno o dall’altro, suona nel mezzo. Verso una porta di ferro chiusa. Mah. Dall’altro locale, quello che non ha partecipato parte una musica tunz a manetta. Tutti si lamentano, “Incivili”, gridano. Sincera, a me piace di più la musica tunz. Un pensiero mi attraversa. Mi viene da piangere. Decido d far due passi. Il paese di mare è al suo climax, ballerini di tango si esibiscono in ogni dove. Mi viene sempre più da piangere. Non ho mai saputo ballare il tango, sarei più portata per la polka, per la mazurka. Una volta in questo paese c’era la festa dell’Unità sul molo e ballavano quei balli lì. E io guardavo sognante le coppie che avevano atteso per tutto l’inverno che arrivasse la festa dell’Unità. Si erano esercitati ogni giorno con dedizione proprio come nelle loro relazioni fatte di serate a casa, di film in prima visione alla tv, di racconti quotidiani. Ci avevano messo dell’impegno ed erano migliorati.
Mentre i ballerini si lanciano in passi sinuosissimi incontro un ragazzino, vede che piango e mi parla.
E’ simpatico, è di passaggio, non c’è su facebook.”Mi dice so io cosa ti ci vuole” e mi porta da un suo amico pizzaiolo. È egiziano e si chiama Pasquale. Ma non era egiziano? Si, ma il nome vero non se lo ricorda nessuno.  Pasquale ci cucina una cotoletta. Io son di Milano e volevo mangiare una pizza, ma sbagliavo perché la cotoletta è meravigliosa. Al tavolo c’è una psicologa che si diletta di canto, sta facendo un’audizione alla figlia della proprietaria. Dice che la voce non è abbastanza in testa, mi sembra che centri Jung.
La cotoletta piace anche al ragazzino, forse anche la psicologa piace al ragazzino.
È sposato, dimostra vent’anni e gli piacciono i Beatles.
L’amico della figlia della proprietaria ha tredici anni e una pistola giocattolo. Parte un colpo. Forse non è giocattolo. Io grido, la psicologa se ne va. Saluto tutti, ma Pasquale mi dona un etilometro portatile, anche detto “il palloncino”. Mi dice: “Non si sa mai” Andando verso la macchina trovo un tipo sporco di sangue che mi chiede se ho visto una ragazza sporca di sangue, del suo sangue, sottolinea. Scappo, ma vorrei chiedergli cosa c’è che non va. Vicino alla macchina trovo dei palloncini rossi rimasti dall’esibizione di tango. Li prendo, li metto nel retro della macchina, insieme a quello che indaga la gradazione alcolica. Parto. Inizia a piovere fortissimo. È il meno, penso. Una bomba d’acqua.
Domani doveva essere bello, dovevo andare al mare. Doveva essere una serata tranquilla..