Holiday blues

th (1)No, non è una canzone che Billie cantava con la gardenia bianca tra i capelli in un locale fumoso. L’Holiday blues è quella sindrome che si manifesta puntualmente dopo ogni vacanza e che ci rende stanchi, nervosi e un po’ depressi al rientro in città. Dato che ne soffro in modo cronico, addirittura anche quando in vacanza non ci sono andata, ecco i miei personali rimedi.
1) Come diceva l’associazione dentisti italiani, prevenire è meglio che curare. Io per esempio ho passato le ferie in un posto dove c’erano 7 gradi e al rientro mi è sembrato di sbarcare in una qualche isola caraibica piuttosto che in 20 al XX.
2) I giornali femminili e i tg puntano sulla dieta. Limitare alcolici, caffè ed insaccati e incrementare il consumo di frutti azzurri per aiutare la circolazione. Già è dura ricominciare, perché negarsi le gioie della vita? Oltretutto d’estate solitamente si perde del peso o, complice l’abbronzatura,  si dimostra qualche Kg di meno. Approfittiamone: un buon bicchiere di bianco davanti alla mareggiata non ce lo toglie nessuno. Una curiosità oltre al mirtillo poi, che per giunta è nero, quali sarebbero  i frutti azzurri????
3) Al rientro può aiutarci avere un nuovo obbiettivo. La tv dal 1/9, creando un minestrone post moderno tra presente e passato, è tutta un:
l’arte del disegno e dell’ acquarello, crea il tuo drone e fai volare la tua fantasia, colleziona le macchine storiche, découpage per tutti, love bakery e cake design, impara il bielorusso, Minnie e le borse più graziose, diventa nail artist, balla le danze popolari, costruisci il tuo orologio da tavolo, il mio corso di basso tuba…
Tutto in edicola, prima uscita solo 1 euro e 99
Io personalmente dopo aver visto una foto di Sharon Stone che fa la spesa con una pelliccia di giaguaro (penso eco, ma non ci giurerei) per il nuovo anno mi riprometto di non uscire mai senza una mise adeguata o almeno un po’ di rossetto, anche se devo solo sbarazzarmi dell’umido
4) Consiglio di evitare di guardare tutto il giorno le foto delle vacanze, soprattutto se sono l’unico ricordo di quel ragazzo/a col quale vi siete tanto divertiti e che ora, sparito, incarna la primula rossa. Piuttosto datevi da fare, non c’è niente di meglio che un nuovo amante con cui riscaldarsi al pallido sole settembrino.
“O settembre, nel bel parco silente, ove assorto al mio sogno un dì vagai, fa’ che io rivegga ancora dai rosai fiorir le rose, prodigiosamente.”
(Sonetto di settembre, Carlo Vallini)

Caro Franco, ti scrivo

1269603156_1-300x214Caro Franco, come stai?
Lo so e´stata una stagione strana, il tempo non e´stato molto favorevole per uno che gestisce uno stabilimento balneare come te. Mi auguro che nei weekend di sole tu abbia un po’ recuperato.
Oggi hai due lettini liberi?
A Varazze dovrebbe splendere il sole, invece qui a Berlino appena arriva e´gia´andato via. Questo ti fa sentire ancora di piu´la sua mancanza. La cosa piu`leggera che ho visto per strada e`il trench e quella piu`pesante una giacca da sci. I berliner sembrano amare l’arrivo dell`inverno e il vestirsi pesante.
Hai per caso ancora un´insalata, quella con la mozzarella di bufala e i pomodorini?
La sera mangio lo stinco che e´talmente pesante che puo´essere mandato giu´solo con la birra weisse. Pensa che io sono abbastanza magra rispetto alla media. Le taglie generalmente partono dalla 44 che qui e´una 40, forse per sentirsi meno in colpa. Il motivo e´che a base della dieta nazionale ci sono i wuster. Brat wurst, curry wurst…Anche i bambini lo mangiano. Se prendi l’insalata poi non migliora perche´naviga nella salsa.
Una Corona faccio in tempo a berla?
Sulla terrazza, mentre Arianna chiude. Parlando di amore e vita. Sai qui in Germania dopo aver mangiato i wurst si beve. La Schneider Weisse: buonissima, stillata in sette tappi, tutti e sette pericolosissimi per chi non è abituato. Vi consiglio di berla con grande moderazione. Basta esagerare un po’e i sette tappi inizieranno a girarvi nel cervello. La spirale di orzo e malto del tappo 1, le foglioline aromatiche del tappo 4, la neve del tappo 2 inizieranno a creare un vortice e voi sarete li´in mezzo, senza difese. Per non parlare dell´8,2 per cento di alcool dell`Aventinus, la temibile Tap 6, che fa paura anche ai tedeschi piu´ esercitati…
L´abbronzatura qui e´piu´intensa di quella della Baia del Corvo.
Non dipende dal sole, no. Tutte queste birre regalano agli avventori quel colore rosso intenso dovuto alla pressione sanguigna. A me lo fa un po´sulle gote, ma i piu´preparati qui lo hanno su tutto il viso. Pero´la birra fa bene ai capelli, sai? Le ragazze li portano tutte lunghi, spessi e biondi.
La moda qui e´importante quasi come ai bagni.
In modo diverso pero´, hanno un loro concetto di moda. Non parlo dei giovani berlinesi che fanno tendenza in tutta Europa, no. Parlo delle Facce da Derrick come le chiamo io. Completi vintage degli anni ´60 e´70. Marroni, azzurri, grigi in tutte le loro gradazioni. Sembra di respirare la naftalina a guardarli. L´altro giorno in una kneipe, le loro taverne si chiamano cosi´, ho mangiato con una coppia. Lui: sulla cinquantina, occhialoni rettangolari, completo grigio carta da zucchero. Lei: tailleur gonna grigio.  Potevano essere gli assassini in una puntata di Derrick, Franco.
Ogni tanto le danno anche in Italia le repliche dell´ispettore di Monaco, magari nelle mattine estive.
Ma tu Franco la mattina lavori…

 

Teresina

unnamed-180x300Si sa che gli uomini non sono fedeli. Non la uso come una giustificazione, anzi come un merito. Una sfida. Così da tutta la vita. Certo un po’ è il mio carattere, come cerco sempre di spiegare allo psicanalista, non ho mai creduto nella monogamia, nessuno ci crede, qualcuno semplicemente se la impone.
La città non è più vuota neanche d’estate, colpa della crisi che se li porta via solo nei week end, magari lunghi. Così rimango nel traffico ore e Chat, WhatsApp, Facebook, Twitter..
Stasera da chi comincio?
Direi con l’ufficiale: Anna, la mia fidanzata. Bella e ricercatrice, sempre così impegnata. “Tesoro stasera sei libera?” “Stasera? Amore come ti viene in mente, lo sai che c’è l’anniversario dell’archivio di Firenze, devo assolutamente esserci, mi faranno certo un’intervista” “Domani?”“Ma proprio non mi ascolti quando parlo: domani ho la pizza con gli archeologi, sai si sentono così soli dopo l’ultima riforma del governo, il loro lavoro è sempre più ai margini. Hanno bisogno di me. Guardiamo in agenda. Ecco tra due settimane, venerdì ho la serata libera, segno cena con Federico?”
Segna segna..ho una strana sensazione, mi manca un po’ il respiro. Sarà colpa di questo nuovo filtro dell’aria condizionata, devo farlo cambiare, maledette macchine giapponesi. Dovevo comprare una tedesca, c’erano anche gli ecoincentivi.
Intanto sono davanti al bar di Lucilla. Una barista dolce e disponibile, vuole dormire abbracciandomi se no non prende sonno. Potrei passare la notte con lei, magari farmi qualche Bloody Mary prima, è così brava ad equilibrare i cocktail. Lucilla vorrebbe una bambina, se la meriterebbe anche, con gli occhi grandi e chiari come i suoi. Il muso al posto del viso. Lei non impazzisce per la mia vita professionale. Pensa che ci sia qualcosa di falso nel mio lavoro, le porta una certa diffidenza nei miei confronti. Come non darle torto. “Bellezza, stasera chiudo alle due..” Di aspettare in mezzo a tutti quegli alcolizzati che le guardano le tette non ne ho proprio voglia.
E poi ho la testa che pulsa, non è proprio un male…forse l’hardware del mio cervello è pieno. Dovrei fare un po’ di pulizia. Mi ci metto al più presto. Buttare dei pensieri, ricrearne di nuovi, più positivi. PNL docet.
E’ ancora abbastanza presto, potrei andare a prendere Rebecca alle prove. Un’attrice impegnata. Il teatro è tutto per lei. Ma io non sono il teatro, anzi gli attori in generale mi stanno anche un po’sulle palle. Sono poco autoironici, più spietati dei professionisti. Lei ai suoi colleghi, invece di chiedere come va, chiede: “Stai lavorando?” Una guerra tra poveri. Rebecca ha uno sguardo intenso, ma è bloccata. Arenata nei suoi personaggi, unico regalo che si fa, unica forma di esistenza. La realtà non è più capace a viverla. E io stasera vorrei fare l’amore.
Quando sto così solo quello è meglio dello Xanax.
Rimane Jasmine. Sento il suo odore già a due chilometri di distanza. E’ un po’ più giovane, ma dimostra di più. Jasmine è bellissima, intelligente, ambiziosa, scrittrice. Non mi stanco mai di Jasmine. Ma purtroppo è lei che si stanca di me. La sto pensando e lei è già a Roma a scrivere una fiction. “Ok tesoro quando torni chiamami”
“Tu sei pazzo Federico” “Si certo, pazzo di te”
Insomma mi tocca andare a casa da solo, ma ho una strana sensazione, le vertigini, male alla bocca dello stomaco, lo so non dovevo mangiare sushi oggi, non sembra migliorare, anzi. Mi fermo un attimo. Guarda che tramonto. Peccato star così male, forse gli esercizi di yoga ora mi farebbero bene, non li faccio mai, maledetta teresina, son sempre su poker on line nel tempo libero. Un pensiero mi coglie. Ma se nessuna di queste mi volesse più? Se dovessi rimanere solo, stasera? E se dovessi rimanere solo anche domani sera? Per fortuna avrei il tablet….e se non ci fosse linea? Non può ho il 4G, me l’ha assicurato quello della telefonia. Forse mi potrebbe capitare come a quel mio amico che è andato in vacanza nel ponente ligure e non prendeva niente…Oddio mi sento male..
Forse sono io a non volerle vedere. Tutte loro, le loro subpersonalità mi hanno proprio stancato. E c’è la narcisista, la fobica, la maniaco depressiva. Posso farne a meno, posso dire addio a tutte loro. Posso disintossicarmi. Per un po’ mi lasceranno in pace. Sai com’è? Ora scrivo un bel messaggio ad ognuna, tanto non si conoscono.
Una delle più importanti regole dalla quale non sgarro mai è che le mie donne non si conoscano tra di loro. Se si odiano è un guaio, se si amano è un guaio ancora peggiore.
Mi sembra già di stare meglio. Devo scaricarle, tutte. Con un unico messaggio.
Sms: “Cara, sei adorabile. Ma ho bisogno di un momento di riflessione, sulla mia vita e su di noi. Vorrei ritrovare la versione HD di me. E per farlo devo dirti
Da Nobel, bellissimo, raffinato ed elegante. Ora lo scrivo alle quattro ragazze. Anzi perché limitarsi? A tutti i miei contatti femminili, a tutta la rubrica. In questo modo staranno zitte, mi lasceranno in pace. Io non ho bisogno di loro.
Aggiungi 137 contatti.
Invia.
Finalmente respiro, il battito è tornato normale e mi sento bene.
Ora posso fare finalmente una bella teresina.

 

 

Sulla mia via (My Way)

12255768_1238470999502504_1083023145_o“Mi ritorni in mente bella come sei, forse ancor di più…”Non avevo mai pensato che fosse così difficile questa canzone. Soprattutto il momento in cui lui si accorge che lei vuole un altro. “Un sorriso..e ho visto la mia fine sul suo viso” Uno, non tanti. Ne è bastato uno, di sorriso.Questa volta al karaoke me la son cavata veramente male, non saprei quale dei tre pezzi ho cantato peggio. Non mi sono buttata sui miei, anche perché non si possono cantare bene solo quattro pezzi. Il mio repertorio sembra l’armadio di Olivia di Braccio di Ferro. È vero che qui non sanno che faccio la cantante, almeno non tutti. Ma mi è sembrato più giusto osare, per divertirmi di più. Chi vuoi che se ne accorga che non so cantare Ci vorrebbe il mare. Sì, quella di Masini, ma prendo come riferimento la strabiliante versione di Milva. Le tonalità almeno potevo controllarle. Ma qui le uniche regole sono quelle del karaoke.

Più sei cattivo e più canti canzoni d’amore. Nel karaoke c’è il tamarro, uno di quei ragazzoni di provincia che se te li vedi di notte inizi a camminare forte. Uno di quelli che truccano la macchina, il motorino, l’ape e qualsiasi altro aggeggio meccanico si muova. Ma attenzione, questo avanzo metropolitano canta solo canzoni d’amore. E più è tatuato, più è sensibile. Poi c’è il timido che ti stupisce perché prende lezioni di nascosto. Poi ci sono le lesbiche che cantano insieme a squarciagola e tutto il resto del mondo potrebbe sparire. Con rabbia e desiderio. Poi ci sono le sorelle zitelle al tavolino che non si sa perché sono uscite, dato che non si dicono una parola. Poi c’è il capo che è un tenerone astemio e non diresti mai che uno così possa gestire tutta questa folla di fulminati.

Non bere né cocktail, né birra alla spina. Al karaoke si bevono cocktail, ma ho sempre avuto il sospetto che i liquori fossero quelli dei discount messi nelle bottiglie di marca, non per risparmiare, ma al contrario per abbondare. Che poi hanno dei nomi poetici: la vodka Molotov, la crema di caffè Bellys, il Rum Millenario. Il Vodka tonic è quattro quinti di vodka, un quinto di gassosa. Il Gin tonic quattro quinti di gin, un quinto di gassosa. E via dicendo. Da svenire. Più si alza la quantità alcolica, più si abbassa la capacità di riconoscere il gusto. La spina è annacquata, meglio la birra in bottiglia. Al karaoke c’è il calcetto, ad ogni canzone d’amore e interpretazione di livello può capitare l’azione giusta e il grido: gggoooooaaallll. Al karaoke si può mangiare una pizza surgelata. E chi la mangia e sopravvive è un grande.

I classici. Una rosa blu del grande Zarrillo fatta solitamente dal tipo/tipa più marcia del bar. Se siete amanti del dettaglio e cercate bene avrà da qualche parte il fiore tatuato col colore dell’inchiostro. Non credo nei miracoli di Laura Bono fatta solitamente da una/uno che è stato appena mollato ed è sotto di brutto. I Modà in ogni loro forma e sostanza. Girasole, E poi, Come saprei di Giorgia in netta discesa per lasciare il posto a La solitudine, Tra te e il mare e Ascolta il tuo cuore in risalita dopo gli ultimi esibizionismi sudamericani di Laura. Ligabue ben classificato con Ho messo via, Ho perso le parole e Certe notti. Vasco Rossi per me è sempre vincente, ma ultimamente sembra aver un po’stancato il pubblico. Il suo pubblico sembra rivalutarlo nelle stranezze,come nel suo essere coverizzato da De Gregori in Voglio una vita spericolata.Risultato: uno che imita De Gregori che canta Vasco Rossi. Misteri del karaoke.

Gli imitatori. Data la mia passione per Mina potrei far parte di questa triste tipologia. I cavalli di battaglia sono Grande grande di Mina, Cercami di Renato Zero. Max Pezzali e Fiorello si imitano tra di loro in Sei fantastica e Finalmente tu, brani che interpretati da questa categoria creano un girone di meta-imitazione. Poi molti altri che annoiano solo ad elencarli.

La magia. Sono molte le magie del karaoke e non vorrei che parlandone svanissero. Una sera mi è capitato che un signore sulla sessantina che beveva una birra in solitudine, prendesse un microfono e stupisse con My way nella versione italiana di Fred Bongusto. Una interpretazione fatta di dinamiche e rispetto per l’originale. Appena finito se ne andò, lasciando del liquore nel bicchiere. Certa di avere immaginato, forse a causa del’alcol, lo guardai allontanarsi come un puntino nero nella notte. Sulla mia via.

 

 

 

La spiaggia della Foce

Spiaggia-della-Foce-adriano-meneghini-600x400-300x200Le spiagge più belle d’Italia le conosciamo tutti. Non si parla d’altro appena arriva maggio.
Non si parla di altro appena arriva maggio.

Per questo io mi domando delle più brutte invece. Ognuno di noi ne ricorda una brutta. Io sono ora nella più brutta. È la spiaggia della Foce di Genova. Dove il fiume si immette nel mare. Non si vede, deve essere una questione sotterranea. La spiaggia della Foce è attrezzata. Due docce dove c’è sempre la fila di gente che non è in spiaggia ma che, per un motivo o per l’altro, non possiede una doccia, una cabina dove qualche scemo fa la pipì e una turca di cui preferirei non parlare..

La spiaggia della Foce è frequentata solo da stranieri. In ordine di apparizione: albanesi, rumeni, arabi, indiani e qualche giapponese. E i cinesi? Non penso che i cinesi vadano in spiaggia.

Gli italiani in questa spiaggia si contano sulle dita delle mani, ma state pur certi che quelli che ci sono si potrebbero definire curiosi. In primis il bagnino. Un sessantenne che ha qualcosa di Vasco Rossi un po’ più in forma, ma con la pancia ed abbronzatissimo. Poi c’è uno coi capelli lunghi e biondi che è un incrocio tra un clown, uno dei Cugini di campagna e il marito di Carmen Russo. Anche lui sulla sessantina, c’è sia d’estate che d’inverno. Penso che sia il capo della spiaggia, il latin lover. La sua mira principale è una signora con capelli corvini lunghi e grandi tette che ha sempre un fiore tra i capelli ed è molto sexy.

Tutti nella spiaggia della Foce sono dotati di una Peroni fresca acquistata alla Boutique del krafen, il baretto che si incontra prima della spiaggia dove si frigge. Quindi il primo odore è quello di olio di arachidi e sabbia sporca, passato quel momento tra nausea e goduria, come direbbe il Liga, si viene colti da un misto di petrolio e fogna devastante. Quello purtroppo non passa più, qualche anno fa mi ci ero abituata, ma ora non lo sopporto. Giungiamo dunque alle condizioni del mare. Se si guarda con attenzione si vedono filamenti d’acqua più chiari, quasi bianchi. Io non ci metto neanche i piedi, ma penso di non cavarmela comunque. Penso che basti l’odore per intossicarsi. Dunque perché vengo qui?
I krafen sono i più buoni della città
È uno dei pochi non luoghi al mondo dove non mi sento straniera
I bambini sono belli, di tutti i colori e si divertono molto insieme
Quello a cui devo stare attenta è che non bevano quell’acqua, succedesse mi alzerei di scatto e come in una di quelle scene delle serie tv al rallenty direi:  “Sono un medico” facendo sputare quell’orrore biancastro al piccolo in questione.
I bambini di tutte le razze giocano nell’acqua felici, non li rivedo mai gli anni dopo, speriamo solo che abbiano cambiato spiaggia.

Tutto in una notte estate

pallonciniStasera vorrei passare una serata tranquilla. Domani stare in spiaggia tutto il giorno: lettino, bibita, libro. Come quelle vere sciure de Milan. Pare che sia bello, speriamo. Ultimamente i metereologi sembrano ubriachi. E sembra di essere in Scozia. Senza i castelli. Almeno bagna il giardino.
In paese c’è un concerto swing all’Osteria prendo la macchina e vado, sarebbe un peccato perderlo. Il gruppo che suona è ingaggiato da due locali quindi invece che girarsi o da uno o dall’altro, suona nel mezzo. Verso una porta di ferro chiusa. Mah. Dall’altro locale, quello che non ha partecipato parte una musica tunz a manetta. Tutti si lamentano, “Incivili”, gridano. Sincera, a me piace di più la musica tunz. Un pensiero mi attraversa. Mi viene da piangere. Decido d far due passi. Il paese di mare è al suo climax, ballerini di tango si esibiscono in ogni dove. Mi viene sempre più da piangere. Non ho mai saputo ballare il tango, sarei più portata per la polka, per la mazurka. Una volta in questo paese c’era la festa dell’Unità sul molo e ballavano quei balli lì. E io guardavo sognante le coppie che avevano atteso per tutto l’inverno che arrivasse la festa dell’Unità. Si erano esercitati ogni giorno con dedizione proprio come nelle loro relazioni fatte di serate a casa, di film in prima visione alla tv, di racconti quotidiani. Ci avevano messo dell’impegno ed erano migliorati.
Mentre i ballerini si lanciano in passi sinuosissimi incontro un ragazzino, vede che piango e mi parla.
E’ simpatico, è di passaggio, non c’è su facebook.”Mi dice so io cosa ti ci vuole” e mi porta da un suo amico pizzaiolo. È egiziano e si chiama Pasquale. Ma non era egiziano? Si, ma il nome vero non se lo ricorda nessuno.  Pasquale ci cucina una cotoletta. Io son di Milano e volevo mangiare una pizza, ma sbagliavo perché la cotoletta è meravigliosa. Al tavolo c’è una psicologa che si diletta di canto, sta facendo un’audizione alla figlia della proprietaria. Dice che la voce non è abbastanza in testa, mi sembra che centri Jung.
La cotoletta piace anche al ragazzino, forse anche la psicologa piace al ragazzino.
È sposato, dimostra vent’anni e gli piacciono i Beatles.
L’amico della figlia della proprietaria ha tredici anni e una pistola giocattolo. Parte un colpo. Forse non è giocattolo. Io grido, la psicologa se ne va. Saluto tutti, ma Pasquale mi dona un etilometro portatile, anche detto “il palloncino”. Mi dice: “Non si sa mai” Andando verso la macchina trovo un tipo sporco di sangue che mi chiede se ho visto una ragazza sporca di sangue, del suo sangue, sottolinea. Scappo, ma vorrei chiedergli cosa c’è che non va. Vicino alla macchina trovo dei palloncini rossi rimasti dall’esibizione di tango. Li prendo, li metto nel retro della macchina, insieme a quello che indaga la gradazione alcolica. Parto. Inizia a piovere fortissimo. È il meno, penso. Una bomba d’acqua.
Domani doveva essere bello, dovevo andare al mare. Doveva essere una serata tranquilla..

Esami ministeriali: istruzioni per l’uso.

5391-58011-300x225Gli esami non finiscono mai. Va bene, ma quelli ministeriali sono veramente impossibili.
Tre lauree non bastano di certo.
Chiedo alle mie amiche musicali con due SMS a che ora è l’esame?Entrambe rispondono che è alle 16.
Due colleghe che con gli orari se la cavano alla grande.
Alle 15 e 30 mi presento, così non mi riconoscono subito penso, e vedo gli sbarramenti. Peggio che al G8. Li scavalco. Sento una voce dietro di me. “Scusi lei chi è?” “Chi è lei” incalzo. Mi dice che è il preside dell’istituto e che la convocazione era alle 14.30. Mi viene in mente che un occhio alle istruzioni l’avevo dato, della convocazione niente nella mia memoria, ricordo solo un dettaglio: portare una penna nera.
E mi son chiesta: perché non blu?
Il preside dopo un po’ di insistenza mi fa entrare, mi dice che farò l’esame senza preparazione. Penso che sarà la solita burocrazia, non è mica il liquido di contrasto della tac, quella si che è una menata.
Entro, tutti mi guardano.
Per fortuna che ho fatto la piega, penso.
Iniziamo. Me lo aspettavo più facile. Una delle prime domande sui Beatles. Quando si sono sciolti i Beatles? a) 1960 b)1970 c)1980 d)1964. Mi dico quei quattro simpatici baronetti sono stati attivi così poco, tre quattro anni mi sembra e poi negli 80 è morto Lennon.
b) 1970.
Faccio il mio compito, armonie di ogni tipo, teatro francese, glockenspiel e quant’altro. Ma i Beatles rimangono lì, nella mente. Si consegna. Quella era una delle prime domande, dai, sbirciamo dalla vicina. Sembra una che sa. E’ barrata la c. Ho sbagliato, lo sapevo e cambio, copro il b e metto c. Sto per consegnare, ma non son convinta. Mi ricordo quando è morto Lennon, mi ricordo tutto. Cambio un’altra volta. Arriva il commissario: “Scusi cosa sta facendo? Non può cambiare due volte. Non ha seguito la preparazione all’esame? Ora dobbiamo sostituirle il compito, ma le domande sono in un ordine diverso, quindi se copia in pochi minuti potrebbe sbagliare altre risposte”
In prigione, ferma un turno, annullamento del compito.La vicina era una secchia, lo sapevo. Copiando da lei, ho cancellato la mia risposta che era giusta.
No, non l’ho seguita la preparazione all’esame.
L’amica falsa tiratrice mi dice: “Lasciala sbagliata. E’ la cosa migliore.”
Così consegno e penso: è tutta colpa dei Beatles

Una giornata al mare

13883748_10154187796431690_516502690_nIn alcune domeniche di luglio il caldo è insopportabile e dunque come resistere? Capita a tutti di sentire un pomeriggio troppo azzurro e lungo e voler prendere un treno. Spostarsi in un luogo di mare. Una giornata soli. Senza fine week end lungo, senza dover confrontare i molti siti di viaggio per trovare l’hotel che costa di meno, senza cercare qualcuno che sia libero con cui passare il fine settimana e magari litigare sul dove andare a mangiare insieme.
Una giornata al mare.
Bisogna partire presto la mattina a quindi la valigia come direbbe una nonna va fatta la sera. Cosa portare? Cosa lasciare a casa?
Intanto il contenitore è una borsa da fine settimana. Non deve essere né troppo grande, né troppo piccola. Io non ce l’ho, ma l’acquisterò per l’occasione.
Secondo me si dovrebbe portare:
– un romanzo leggero. Può essere un Wodehouse, io consiglierei Lampi d’estate se non l’avete mai letto
– un classicone, direi un russo. Io tifo per Fedor Dostoevskij e in particolare Delitto e castigo, ma va benissimo anche Bugakov Cuore di cane per esempio, per non parlare di Tolstoj, il suo Anna Karenina potrebbe essere il romanzo dell’estate.
-una rivista frivola. Se siete donne Marie Claire è la mia preferita. Gli uomini mi parlano di GQ, ma forse fossi dell’altro sesso opterei per Quattro ruote.
-abbigliamento.
Per entrambi i sessi. Partite con qualcosa di leggero ed un costume sotto.
Per gli uomini. Camicia con maniche arrotolate e pantalone leggero, non impazzisco, sincera, per il pantaloncino maschile.
Per le donne. Possono  mettere una gonna e un top.
Nella valigia dunque non deve mancare un abito da cocktail che vi permetterà di fermarvi fino a quell’ora assaporando un bicchiere di Gewurztraminer davanti al mare. E’ veramente più buono. Quindi una giacca di lino per gli uomini e magari un abito per le donne.
Naturalmente dentro al borsone ci dovrebbe essere una clutch o una  pochette per quando cala il sole.
Ora tutto quello da non portare.
Basta una parola che le racchiude tutte quelle cose lì.
No ai dispositivi elettronici.
No Smartphone, no Tablet.
-Ascoltare
Lo so, la musica al mare è bella, ma senza cuffie nelle orecchie per una volta potrete ascoltare i rumori del mare e i racconti delle persone, che a volte sono noiosi, è vero, ma vi potrebbero anche stupire. L’altro giorno in treno una signora anziana raccontava alla vicina passeggera come aveva conquistato il marito. Meraviglioso. No, non lo saprete mai, già io origliavo.
– Guardare
Non avrete la possibilità di far foto. Quando vedrete una cosa bella la dovrete ricordare. E basta. Nella mia giornata al mare sul tetto di una casa nei pressi di Varazze ho visto una famiglia di gabbiani. Mamma e papà uccelli curavano il piccolo volatile e lo trattavano come un bijoux. Non so se avete mai visto un piccolo di gabbiano. Se son brutti grandi, piccoli son peggio, grigi, spelacchiati e sproporzionati. Senza smartphone non avrei potuto fotografarli, ma solo ricordarli.
– Rintracciabilità
Nessuno vi può trovare. Basta questo e il naturale potere antidepressivo dell’acqua di mare e…buona giornata al mare.

 

Tutti i no del matrimonio

IMG10333-300x225Io immagino il mio matrimonio pieno di nani e peonie e diretto da David Lynch. In caso non avvenga entro una certa età, ho deciso di tatuarmi un bouquet di fiori e piante carnivore. Nei miei sogni di novia è proprio il sommo Luigi Serafini l’autore di questo schizzo. Da sempre faccio collezione di sposi da torta nuziale che uso come soprammobili. Che a proposito di architetti, prima o poi, uno mi ruba l’idea e la vedo al Salone del mobile.
Insomma, dato che ci tengo, vi svelerò ciò che non si deve fare ai matrimoni. Quello che io ho fatto o visto fare e si è rivelato disastroso. Tutti i no del matrimonio.
Tempistica
La prima regola, secondo me la più importante, è non arrivare dopo la sposa. E’ molto peggio, ed io lo odio, che entrare al cinema a film iniziato. Non dimenticherò più lo sguardo della mia amica in bianco già piazzata sull’altare. Un consiglio anche ai puntuali:  se c’è una chiesa aspettate la sposa dentro, se no fuori, ma senza far troppo casino, non è la sagra del paese, ma una promessa d’amore.
Look
Le donne
Il secondo no per importanza è di stile e vale soprattutto per il gentil sesso: è vietato vestirsi di bianco. Anche se così bello non l’avete mai visto, mi era successo ad un saldo di Zara di un po’ di anni fa, se è bianco lasciatelo lì. Quella volta l’espressione della madre della sposa, che comunque non mi aveva mai sopportato, mi tramortì. Non inventate scuse sulla tonalità e non fate le furbe con i derivati: non vanno bene neanche i crema, gli avorio, i panna e il bianco sporco.
No anche al total black, per tutte le donne che lo scelgono pensando: “Almeno poi lo sfrutto anche per altre occasioni!”Il nero non si indossa mai ai matrimoni, a meno che non vogliate sembrare un corvo nel giardino dell’Eden tra pappagalli e cocorite.  Il rosso, il viola e in generale tutti quei colori così appariscenti da attirare l’attenzione degli altri invitati sono un po’ pericolosi.
Se vi piace proprio il black and white l’unica scappatoia è un abito che li preveda entrambi. Perciò date il via ai veri o finti Chanel, alle fantasie floreali, ai pois, alle rouches.
Divieto assoluto al raccapricciante cambio di scarpe che di solito si verifica al termine della serata:tenete le car shoes nella borsa finché non sarete al posto di guida. Come minimo siete o siete state innamorate almeno di un uomo che vi ha spezzato il cuore, calpestato e tramortito, dunque trasferite un po’ di sano masochismo ai vostri piedi e mettetevi un bel sorriso sulla faccia. Non vi voglio vedere zoppicare, né sbuffare. Dovete essere belle.
Gli uomini
Se si decide di fare un matrimonio in grande stile e quindi indossare per gli uomini abiti importanti come il tight o il frac, mi raccomando di ricordarsi che il primo va indossato per cerimonie e ricevimenti entro le 18.00,  invece di sera bisogna optare per il secondo.
Io gli uomini li amo seguendo il detto “il vero signore non allenta mai il nodo della cravatta e non toglie mai la giacca”.  Figurarsi poi, se per caso lui dovesse minimamente pensare di non indossare la giacca “perché il matrimonio si svolge ad agosto” o non indossare la cravatta. A meno che non siate tutti in spiaggia, sono assolutamente d’obbligo entrambe. E per favore per la cravatta niente fucsia e blu elettrico, pianoforti, personaggi a fumetti, scritte…
Se qualche invitata ha voglia di sfoggiare il suo nuovo cappello, dovrebbe prima accertarsi che sia la mamma della sposa che quella dello sposo indossino il vistoso accessorio, altrimenti si rischia di stonare.
Psicologia
Non vi gettate per prendere il bouquet come un mediano di mischia nel rugby. Chi ci crede più alla tradizione che la donna che lo prende avrà la fortuna di essere la prossima a sposarsi? Io.  Una volta uno sposo mi ha detto:”Non sapevo ci fosse questa disciplina sportiva, come sei classificata per le prossime olimpiadi?”Un’altra penso di aver rotto la clavicola alla poveretta che avevo accanto.  Mancando comunque il bouquet naturalmente.
Evitate di cantare ai matrimoni se infelici in amore. Una volta proprio alla prima nota ho cominciato a lacrimare senza riuscire a fermarmi, uno di quei pianti che quando vuoi farlo te lo sogni. Lo sposo e la sposa sono accorsi insieme a consolarmi e la cerimonia si è fermata fino a quando non ci sono riusciti.
Anche se prese da sconforto, non raccontate al poveretto o alla poveretta che avete accanto al tavolo per filo e per segno tutti i guai della vostra vita fino a fargli sanguinare le orecchie.
Errori pratici
Un grande sbaglio è non portare il costume se nell’invito è sottolineata la presenza di una piscina. L’ultima volta ho pensato: tanto nessuno farà il bagno dopo tutto quello che si è mangiato, mi rovino la piega, in acqua ci saranno solo bambini, non sono ancora abbastanza abbronzata, ho letto su Meteo.it che pioverà… Dopo aver invidiato, completamente sudata, tutte le ragazze e i loro splendidi bikini, qualche maschio primitivo non ha esitato a gettarmi in piscina restringendo quell’unico e preziosissimo gran pezzo di abito che avevo comprato a Parigi.
Non vi mangiate tutto il buffet dell’aperitivo se non siete certe che non seguirà il pranzo di nozze. In caso contrario potreste trovarvi di fronte all’aragosta e al risotto coi tartufi in grossa difficoltà a causa del gorgonzola, del grana e del crudo. Per carità buoni, però..
I parenti
Anche se vi siete lasciate da poco e vorreste morire, non vi ubriacate mai al matrimonio di qualche parente stretto. La mattina appena sveglie non vi ricorderete nulla e non saprete come rispondere alla domanda di vostra madre: “Di chi era la Porsche che ti ha riportato a casa stamattina?”
Il parentado non deve lisciare, allungare e stendere lo strascico ed il velo della sposa, facendo attenzione che non ci siano grinze e piegoline. Appena la sposa si alza o si siede non deve lanciarsi sull’altare per aggiustarle la gonna. State tranquilli e cercate di vincere l’ansia da prestazione. Oggi non tocca a voi.
A questo punto armatevi di riso, una flute di champagne ed evitate di urlare a squarciagola “Evviva gli sposi!”… siamo tutti molto felici per la nuova coppia, ma non è necessario sbandierarlo ai quattro venti!

Come non litigare prima, durante e dopo la Finale dei Mondiali

th (3)I mondiali 2014 non sono andati come si immaginava. Se siete femmine e non particolarmente amanti del calcio come me, alla dipartita dell’Italia ve ne siete disinteressate completamente. Se siete uomini, più o meno amareggiati dell’uscita, avete invece continuato a seguire le partite e le vostre lei hanno trovato sempre una scusa per non vederle con voi.
Agli ottavi: “Manuela si sposa tra tre mesi dobbiamo parlare delle bomboniere. Io esco.”
Ai quarti: “Manuela si sposa e Flavia stasera ci fa vedere le immagini del viaggio di nozze di sua cugina che così Manuela prende spunto. Io esco.”
Alle semifinali “Manuela si sposa, ma Flavia si è appena lasciata. Non posso farle uscire da sole: se no una si deprime perché tutti si amano tranne lei e l’altra si convince che gli uomini sono tutti uguali. Io esco.”
Ecco. La finale sia Manuela che Flavia sono incastrate a vederla coi futuri mariti o con gli ex fidanzati: tocca anche a voi.
Fa caldo, lui è nervosetto e su un’altra rete, complice il demonio Mediaset, ci sono le repliche di Downton Abbey, proprio le due puntate della terza serie che vi mancavano. Ma non se ne parla proprio di trovare una tv libera nel raggio di un continente. Inoltre avete mangiato di fretta e male perché alle nove doveva essere tutto sparecchiato. E voi siete a dieta che la prova costume è domani. La litigata si avvicina come un condor sulla preda.
Ci sono tre tipidi litigate: prima, durante e dopo la partita
Per evitare la discussione prima della partita dite platealmente: “Io abbandono l’idea di vedere la mia serie tv preferita, ma a questa condizione:
-domani si va all’Ikea che è lunedì e c’è poca gente.
AUT
– questa settimana cucini tu.
Lui, se detto bene, potrebbe anche accettare, ma solo se vedrete la partita insieme a lui.
Ed ecco le regole per non litigare davanti alla partita
Evitare frasi tipo tipo.
1)   “Per quale maglia tifi tu? Cioè quelli bianchi chi sono?”
Lui potrebbe innervosirsi pesantemente.
Dunque ricapitoliamo è FACILE, all’oggi rimangono
-Brasile giallo
-Olanda arancione
-Germania bianca
-Argentina bianca e celeste
2) Non parlate troppo, anzi tacete il più possibile
Quindi evitate tassativamente i racconti di Manuela e Flavia per i prossimi novanta minuti e, ragione di più,  ipotetici supplementari/rigori.
3)Non state al cellulare un’ora davanti alla partita anche se non sentite la Manuela almeno da un giorno e mezzo.
AUT
Non cercate di passargli vostra madre che gli chiede cosa vuole mangiare sabato prossimo”che ieri non mi sembrava soddisfatto”
4)Non toccate mai l’argomento Italia a meno che non lo tocchi lui per primo. Il lutto non è ancora stato elaborato
5)Alla fine bisogna gioire o no? Studiate come una terapista junghiana il suo atteggiamento e imitatelo per filo e per segno: se è felice siate felici se è triste mettete muso
6) Imparatevi i nomi dei maggiori campioni di queste quattro squadre. Io non li so, fate da sole.
E poi concludete facendogli vedere che ne sapete qualcosa di calcio, impazzirà letteralmente e la serata avrà certamente un lieto fine, ovvero come non litigare dopo la partita.
Ed ora un piccolo bignami di frasi rubate al bar del paese:
la Germania arriva sempre (l’ho sentita l’altro giorno ed ha preso il consenso totale di tutti gli avventori maschi, quasi gli offrono da bere in coro)
Con tutti i soldi che prendono…non so come finisca la frase, ma va sempre bene perché tanto la finirà lui
Le scelte dell’arbitro erano discutibili, che è la vecchia l’arbitro è cornuto, ma un po’ meno démodé.
E poi, date retta a me, sparate uno schema a caso, dicendo:
Forse ci voleva  il
3412   AUT   442  AUT   532 AUT
433 AUT   343
Lo so, sembrano prefissi, ma sono fondamentali. L’importante è che la somma faccia sempre 10, dato che il portiere non si conta,  che è anche il voto che vi meritate come compagna di mondiali.
Ci vediamo agli Europei!
P.s con Mina mi piace ripetermi.