Sposano anche le bionde

Chiara vuoi sposarmi?

Over the Rainbow, suonata al pianoforte da Paolo Jannacci, mentre Chiara raggiunge il palco.
Il giorno dopo, la blogger compirà trent’anni.
L’arena di Verona, che sembra aver già capito tutto, con tanto di cuoricino in mano per collaborare.
Sul megaschermo, in vero stile Uomini e donne o C’è posta per te, immagini di loro due: a letto, a Miami, al Golden Globe…
Federico indossa uno smoking che potrebbe essere Armani,
Chiara un vestito di lustrini che sottolinea le sue forme da ragazzina e che, pure, potrebbe essere Armani.
Lui le canta una sua canzone guardandola negli occhi (farei così anche io).
Le stelle filanti cadono dal cielo.
Fino a quando non tira fuori una scatoletta dalla tasca e si inginocchia per chiederle di sposarla.
Lei, quasi brutta mentre cerca di resistere al pianto, dopo un paio di sei matto che leggiamo dal labiale, dice sì con la testa, con gli occhi, col sorriso.
Da una settimana non si parla d’altro, operazione commerciale, gesto di cattivo gusto, tutto finto, tutto già programmato.

All’orizzonte

Atene, 1996

Era la mia prima vacanza all’estero da sola.
Cioè, con le amiche.
In Grecia, il sogno estivo degli adolescenti e di quelli che adolescenti non sono più.
Prima di imbarcarci, tutte insieme avevamo soggiornato nella casa del mio primo amore. All’incirca una settimana.
Un giovane avvocato del sud conosciuto nella vacanza precedente e mantenuto a distanza per via epistolare e sogni.
Furono sette giorni di baci. E niente più.
Avevo 17 anni.
Ma come in tante storie di oggi, lui era più grande e voleva arrivare al dunque.
E per farlo, mi chiese se andavo con lui in vacanza in barca a vela.

Il mio hacker è differente

Billy Budd, marinaio

Locandina di Billy Budd

Il concetto di liberazione è molto profondo.
Ma in giorni come questo, anche una bionda come me, che se dovessero fare un film sulla mia vita “ci vorrebbero molti tacchi e a spillo ed ossigeno decolorante” , ci riflette.
Liberazione è quando una cosa che mi affligge non c’è più.
Finisce.
Ma dato che certe cose non terminano facilmente, spesso ci si libera da una cosa, cambiando il punto di vista, il modo di vederla.
Il pensiero libera.

Pasqua 2017

Coniglietto Pasquale

Sono tranquilla, seduta a rimirar il mare nella cittadina di Varazze.
Mi passa di fronte
un padre che canta Occidentali ‘s Karma ai suoi due bambini,
una milanese che si lamenta con l’amica di quanto i liguri siano cafoni ed antipatici, seguita da un ligure che si lamenta con l’amico di quanto le milanesi siano cafone ed antipatiche.

La boutique

Velina per abiti

L’ultima volta che sono entrata in una boutique, ero con mia mamma a Milano.
Dovevo avere 11 -12 anni e lei era ancora la detentrice del mio look.
Mi faceva tenere i capelli corti e decideva quello che mi sarei messa.
In via Bocconi, dove abitavo, c’era il fruttivendolo, il macellaio, il panettiere e la boutique.
Non c’erano negozi di vestiti.
Non c’era Zara.
Né Promod.
Tanto meno HM.

Fiabe da strada

Walkman da fiaba.

Leggiamo le fiabe ai bambini perché si addormentino,
perché non pensino alle cose dei grandi
e perché sognino.
Per quegli stessi motivi anche a noi adulti, alcune volte, servono le fiabe.
E a me, in particolare, ora.

Una rosa rosa

Per il mio compleanno
in un supermercato
ho comprato 12 rose.
6 bianche, 6 rosa.
Le ho scelte in bocciolo,
perché durassero di più.
E, almeno loro,
lo superassero il mio compleanno,
che io ho sempre grossa crisi.

Arrivata a casa,
ho cercato i vasi,
li ho riempiti d’acqua,
ho tagliato i gambi,
e ho messo la polverina
che c’è nelle buste
per farle durare di più.
Che, oltre ad essere una polverina
per farle durare di più,
è per giunta bianca.

Il giorno dopo il mio compleanno,
perché venivano dai frighi
dice mia mamma,
al posto di sbocciare,
11 rose sono direttamente appassite.

Nella mia vita,
al mio compleanno
di 12 rose in bocciolo
6 bianche e 5 rosa appassiscono.
Ma sempre nella mia vita,
al mio compleanno,
di 12 rose in bocciolo,
ne basta una che sboccia,
rosa e meravigliosa.

Nel mio frigo

Nel mio frigo c’è un limone
di Tropea.
L’ho comprato per condire le fragole.

Nel mio frigo c’è la panna spray.
Anche quella per le fragole.

Ma nel mio frigo non ci sono fragole.
C’è solo una bottiglia di champagne.

Telefonata, sera.
Io. L’ho comprata oggi, così festeggiamo il nuovo anno anche se in anticipo.
Lui. Porterà mica male?
Mai dire una cosa così.
Lacrime e niente da festeggiare.

Interno sera.
Io. Birra o champagne?
Lui. Birra, birra. Lo champagne è troppo.

9 marzo 2017.
Pensiero, sera.  Almeno per il compleanno la aprirò questa bottiglia di champagne?
Notte. Con 3 bicchieri di champagne nel sangue. Ma del bar.

Ci fosse una nave da inaugurare.
Un battesimo da annegare.
Un amore da eternare.
Una vacanza da partire.
Ma non c’è.
Penso che oggi comprerò delle fragole.
Con lo champagne stanno benissimo.